A una settimana dalla morte del cardinale Carlo Maria Martini, proprio nella sua Milano parte l’iter per istituire il registro dei testamenti biologici. Giovedì la giunta Pisapia ha approvato il Piano di zona, un documento corposo in cui, tra le altre cose, l’amministrazione si impegna a riconoscere ai cittadini la possibilità di esprimere le loro ultime volontà.

Un sì unanime, quello degli assessori, che lascia spazio a una doppia lettura. Perché se da un lato è stato messo nero su bianco che “vi è il diritto alla manifestazione di dichiarazioni anticipate di trattamento sul fine vita”, dall’altro il testo è uscito ‘annacquato’ rispetto alla bozza originaria. Nella prima versione infatti si leggeva che la questione del fine vita “è quanto mai attuale e i casi Welby ed Englaro sono stati le punte di un iceberg”. Frase eliminata per assecondare le richieste del vicesindaco Maria Grazia Guida e dell’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, entrambi dell’ala cattolica del Pd, per nulla indeboliti nella loro posizione dal dibattito sui diritti civili suscitato dalla morte di Martini, che nelle suo ultime ore ha rifiutato di essere alimentato artificialmente. Né indeboliti dalle accuse di arretratezza della Chiesa mosse dall’ex arcivescovo di Milano nella sua ultima intervista, pubblicata postuma dal Corriere della sera.

Nel documento votato dalla giunta è poi saltato il riferimento alle “condizioni di coma irreversibile o di disagio estremo”. Al suo posto si è specificato che “accanimento terapeutico e prolungamento forzato della vita” sono intesi “come l’utilizzo di procedure sanitarie sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo”. Una modifica finalizzata a eliminare qualsiasi possibilità di confusione tra i concetti di biotestamento ed eutanasia. L’assessore alle politiche sociali Pierfranceso Majorino non ci sta a parlare di passo indietro della giunta. Anzi, ha dichiarato, “è stato un passo avanti di tutti. Abbiamo solo tolto un po’ di enfasi iniziale”. Nel Piano di zona è stato aggiunto un riferimento all’articolo 32 della Costituzione, in cui si afferma che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. E si citano esplicitamente i casi di Modena e Torino, due degli oltre 90 comuni che già si sono dotati di un registro dei testamenti biologici.

Che la frattura in giunta sia stata ricomposta è stato confermato da Granelli. L’assessore cattolico ha partecipato alla presentazione del provvedimento in conferenza stampa insieme a Majorino: “È giusto – ha sottolineato – aprire un dibattito sulla necessità di impedire l’accanimento terapeutico e di sancire il diritto per i cittadini di indicare le proprie volontà”. Affermato il principio, ora il dibattito si sposta nelle commissioni consiliari e in consiglio comunale, seguendo due strade parallele. Da una parte andrà approvata la ‘Carta dei diritti del malato’, che all’inizio Majorino sembrava voler allegare alla delibera di ieri ma alla fine è stata stralciata. Dall’altra si preparerà una delibera consiliare sull’istituzione del registro dei testamenti biologici, a partire da quella di iniziativa popolare promossa dalla raccolta di firme dei Radicali.

Di certo non mancheranno nuove divisioni nella maggioranza e altri attacchi dell’opposizione, che per voce del consigliere del Pdl Matteo Forte ha già definito quella sul testamento biologico “un’altra sceneggiata in stile arancione, con cui si pensa di salvare le capre laiciste e i cavoli cattolici”. Intanto un altro registro sta per essere inaugurato, quello delle unioni civili. Dopo il voto favorevole dell’Aula a fine luglio, da lunedì le coppie eterosessuali e omosessuali potranno prenotarsi negli uffici dell’anagrafe di via Larga. E formalizzare la registrazione a partire dal 18 settembre.