Dopo le unioni civili è il momento del testamento biologico. Al rientro dalle ferie la maggioranza arancione alla guida di Milano riparte dai diritti civili, tema su cui a fine luglio ha incassato il sì del consiglio comunale all’istituzione del registro delle coppie di fatto. Ora il sindaco Giuliano Pisapia muove lo sguardo su un nuovo obiettivo, mentre si ripropongono le stesse divisioni già viste un mese fa. Tra centrosinistra e centrodestra. E soprattutto tra componenti laiche e cattoliche del Pd, fino a una vera e propria spaccatura in seno alla giunta.

Oggetto del contendere è un articolo della ‘Carta dei diritti del malato’ preparata dall’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. “Ogni individuo – si legge nel documento – ha il diritto di esprimere le proprie volontà rispetto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e del prolungamento forzato della vita in condizioni di coma irreversibile o di disagio estremo”. Parole che potrebbero portare nei prossimi mesi alla creazione di un registro in cui i milanesi possano indicare su base volontaria le loro scelte in ambito di cure in fin di vita. L’iniziativa è analoga a quella già presa in più di 90 città, come Torino, Firenze, Palermo e Reggio Emilia.

La strada, però, è ancora lunga, perché sulla questione dovrà esprimersi il consiglio comunale. E ancora prima il testo dovrà passare al vaglio della giunta. Che sull’argomento mostra già più di un contrasto, visto che agli assessori cattolici quella di Majorino è sembrata un’inspiegabile e prematura corsa in avanti. Critico il responsabile della Sicurezza Marco Granelli, così come il vicesindaco Maria Grazia Guida, secondo cui “su un tema etico con una valenza così rilevante come quello del biotestamento è necessaria una maggiore prudenza, perché porre delle affermazioni di principio non è utile alla vita dei cittadini”.

Divisa la giunta, divisi i consiglieri del Pd. Perché Andrea Fanzago, dopo avere accettato di astenersi sulla delibera per le unioni civili rinunciando a un voto contrario, suona ora la carica del fronte cattolico del centrosinistra: “Non vale la pena fare la gara a chi arriva per primo – sostiene – ma serve piuttosto un confronto aperto anche all’interno del Pd”, partito che secondo Fanzago rischia di perdere il consenso del suo elettorato cattolico. “Colmare una carenza legislativa del Parlamento con una delibera del consiglio di comunale – conclude – mi sembra una forzatura”.

Ma proprio al vuoto legislativo a livello nazionale fanno riferimento, questa volta per sostenere l’iniziativa, sia Majorino che l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, secondo cui “si deve riconoscere che il nostro Stato è laico e deve permette ai cittadini di scegliere. Il testamento non obbliga nessuno ma permette di scegliere della propria vita a chi vuole farlo”.

Sono d’accordo con lui il consigliere di Sel Luca Gibillini, che parla di una “battaglia di civiltà”, e il radicale Marco Cappato, che sul biotestamento si è già mosso nei mesi scorsi con una delibera di iniziativa popolare, ora in attesa di arrivare in Aula dopo essere stata sottoscritta da oltre 11mila milanesi.

Da settimana prossima, al ritorno delle vacanze, Pisapia dovrà dedicarsi a un nuovo lavoro di mediazione e cucitura tra le diverse anime della maggioranza. Uno sforzo già visto per il registro delle coppie di fatto, in modo che Milano possa dire la sua anche sul tema del fine vita, tutt’altro che chiuso dopo le vicende di Piergiorgio Welby e Luana Englaro.

Da superare non ci sono solo le spaccature tutte interne alla maggioranza, ma anche l’ostacolo di un’opposizione che, per il momento, di testamento biologico non vuole sapere nulla. Iniziativa “inaudita”, la bolla il consigliere leghista Luca Lepore. Mentre dal Pdl Riccardo De Corato parla di “battaglia-farsa” e il capogruppo Carlo Masseroli afferma: “Non è opportuno che il comune si arroghi questa volontà normativa che non gli compete”.