Nuove perdite in vista per il Monte dei Paschi di Siena. Almeno un miliardo di euro nei conti al 30 giugno, che saranno pubblicati il 28 agosto. Ancora guai, quindi, per la banca presieduta da Alessandro Profumo, ma niente paura: è in arrivo un paracadute gentilmente fornito da Mario Monti. Giusto due settimane fa la Camera ha dato il via libera definitivo al decreto legge, varato dal governo a fine giugno, che assicura 2 miliardi all’istituto di credito senese sotto forma di obbligazioni sottoscritte dal Tesoro. Ancora non basta, però, perché entro l’anno prossimo lo Stato potrebbe diventare socio della banca di Siena. Insomma, mentre Monti e il ministro dell’Economia Vittorio Grilli annunciano la vendita di beni pubblici per miliardi con l’obiettivo di risanare il bilancio, l’esecutivo si prepara a muoversi nella direzione opposta. E cioè ad entrare come azionista di rilievo nella terza banca del Paese, da tempo in grave difficoltà. Una semplice ipotesi? Voci senza riscontro? Qualcosa di più, a dire il vero.

Sta tutto scritto nero su bianco nel decreto appena approvato. Se il Monte chiuderà il 2012 in perdita e non sarà in grado di distribuire dividendi né di pagare gli interessi sulle obbligazioni sottoscritte dallo Stato, allora il Tesoro potrà ricevere, recita il decreto, “azioni di nuova emissione per una quota del patrimonio netto (di Mps, ndr) corrispondente all’importo della cedola non corrisposta”. Lo scenario appena descritto potrebbe diventare realtà nel giro di pochi mesi, come spiegano alcuni analisti finanziari citati dall’agenzia di stampa Bloomberg. Con un miliardo di perdite al giro di boa di metà anno, pare difficile che la banca guidata da Profumo (in rosso per oltre 4 miliardi nel 2011) riesca a chiudere in utile il bilancio 2012. Quindi niente dividendi. Ed ecco, allora, che lo Stato potrebbe davvero diventare azionista del Monte. Nel frattempo, in Borsa, c’è grande agitazione attorno ai titoli dell’istituto senese. Dopo il balzo del 17 per cento nella seduta di venerdì, ieri la quotazione ha fatto segnare ancora un progresso del 5 per cento. Tra scambi vorticosi (è passato di mano oltre il 5 per cento del capitale), il titolo è stato più volte sospeso per eccesso di rialzo e anche oggi viaggia a spron battuto con un rialzo che a mezzogiorno supera il 6 per cento. A dare il via al balletto della speculazione sono state le dichiarazioni di Profumo in un’intervista di giovedì scorso a una tv toscana. L’ex numero uno di Unicredit, approdato in aprile al vertice di Mps, ha semplicemente evocato la possibilità che la Fondazione Monte dei Paschi, primo azionista della banca con una quota del 37,5 per cento del capitale possa vendere azioni nei prossimi mesi. Questo è bastato a eccitare la fantasia degli investitori che hanno fatto man bassa di azioni dell’istituto.

La scommessa dei mercati, in realtà, è che la politica molli una volta per tutte la presa sulla banca per far posto a nuovi azionisti internazionali. Nella rossa Siena la Fondazione Mps è da sempre sotto stretto controllo Pci, poi Pds, quindi Ds e ora Pd. Solo che i conti non tornano più. Negli anni scorsi l’ente guidato da Gabriello Mancini si è svenato per tenersi stretta la quota di maggioranza del Monte. Intanto, la banca all’epoca diretta da Giuseppe Mussari (attuale presidente dell’Abi) investiva miliardi in una strategia di espansione rivelatasi fallimentare. Risultato: per evitare il peggio la Fondazione ha dovuto alla fine rassegnarsi a scendere fino all’attuale 37,5 per cento. E con ogni probabilità sarà costretta a vendere altre azioni nel breve termine. Questo è quanto ha ricordato Profumo nell’intervista di giovedì scorso e la speculazione ne ha approfittato per montare una panna rialzista. Restano i problemi, quelli veri, di una banca che ha appena varato un piano industriale lacrime e sangue con l’obiettivo di risalire la china. Il piano prevede oltre 4 mila esuberi tra i 31 mila dipendenti a libro paga. I sindacati preparano le barricate. La trattativa con i vertici dell’istituto è appena partita. Proprio ieri c’è stato un incontro definito “interlocutorio”. Come dire che i fatti stanno a zero, mentre in Borsa proseguono le grandi manovre.

Da Il Fatto Quotidiano del 21 agosto 2012 – Aggiornato da redazione web alle ore 12