Le cose stanno così: o i governi dell’Eurozona ammettono di avere piani per un crack della Grecia e una sua uscita dalla moneta unica – e, allora, suscitano allarme -; oppure, negano che vi siano piani del genere – e, allora, passano per fessi, oltre che per bugiardi -. Perché sai che figura farebbero se, dopo tanto che se ne parla, non fossero pronti al momento topico.

Così, all’ennesimo putiferio suscitato dal ministro degli esteri finlandese Tuomioja, il ministro delle finanze tedesco Schaeuble decide di uscire allo scoperto: i governi dell’Eurozona – dice alla Bloomberg – “sarebbero stupidi” se non pensassero a un piano d’emergenza, nel caso in cui le iniziative per risolvere la crisi fallissero. Per la serie “un colpo al cerchio e uno alla botte”, Schaeuble avverte che la prospettiva d’un collasso dell’euro “è una speculazione senza senso”, ma che “ci vorrà del tempo prima che ritorni la fiducia dei mercati”.

Con i cittadini che visitano il ministero nella giornata “porte aperte” del governo tedesco, il ministro sceglie di essere didascalico e rassicurante: l’euro è “una moneta stabile” e non c’è segnale che induca a pensare a un’impennata dell’inflazione, che i tedeschi temono come gli italiani le tasse. “La stabilità non è a rischio – dice Schaeuble – e il tasso di inflazione era più alto con il marco”.

E poi aggiunge che non ci sarà un nuovo piano per la Grecia. Sulla stessa linea di trasparenza controllata, si colloca l’intervista del presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker a un giornale del Tirolo – è lì in vacanza -: l’uscita della Grecia dall’euro, cioè la “Grexit”, non avverrà, anche se è “tecnicamente” possibile, perché i rischi che ne deriverebbero sono “imprevedibili”: politicamente, “è inconcepibile” e, quindi, non ha senso specularci sopra. Juncker ammette che “i problemi sono complessi” e l’ansia suscitata da certe dichiarazioni “è molto forte”, mentre la Grecia e i mercati, che sono “ingiusti” con Italia e Spagna, che hanno adottate misure di risanamento “significative”, hanno bisogno di serenità.

A Bruxelles, la Commissione si trincera dietro la sua Maginot: “l’euro è forte e irreversibile”, l’Eurozona “è integra”, lo scenario non è quello dell’uscita della Grecia dalla moneta unica. L’Esecutivo comunitario “non prende sul serio” l’ipotesi di rottura dell’Eurozona, anche se riconosce che “diversi scenari vengono discussi nei vari Stati”. E in Germania i toni della politica sono vivaci: l’ex ministro degli esteri Fischer critica la cancelliera Merkel perché non mostra visione europea, mentre un sondaggio indica che l’euro sopravvivrebbe, ma di misura, a un referendum in Germania sul ritorno del marco.

Schermaglie dopo due settimane di borse in costante risalita e si spread in lenta discesa, in vista d’una settimana calda: il premier greco Samaras sarà a Parigi e a Berlino e la Merkel vedrà separatamente il presidente francese Hollande e il premier italiano Monti. Secondo la Welt am Sontag, Francia e Germania sono in disaccordo sulla risposta da dare alla Grecia, che chiede più tempo per risanare i conti: Berlino non vuole fare né sconti né dilazioni, Parigi è disponibile, nonostante lo Spiegel riveli che il buco greco è ancora più grosso di quanto finora calcolato.

da Il Fatto Quotidiano del 19 agosto 2012