E’ stato sufficiente che il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia dicesse di “non condividere” le parole del presidente del Consiglio Mario Monti sulle intercettazioni delle conversazioni del presidente della Repubblica. E di nuovo si è scatenata la polemica. Sulla trattativa Stato-mafia, certo. Ma anche e soprattutto sulla riforma delle intercettazioni e della giustizia. La miccia per dire il vero è stata l’uscita di ieri di Monti che aveva definito “grave” l’ascolto delle conversazioni di Napolitano con l’ex ministro Nicola Mancino da parte dei pm palermitani. Se infatti da una parte Antonio Di Pietro e Beppe Grillo sentono “puzza di bruciato” dopo l’uscita di Monti sulle annunciate “novità” per la giustizia e per le intercettazioni (“Vuole arrivare dove Berlusconi non è riuscito” denuncia il leader dell’Italia dei Valori) dall’altra il Pdl – alle parole del capo del governo – è partito lancia in resta: “La Severino segua quanto ha detto Monti” ha preso la palla al balzo il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto ancora “scottato” dalla resistenza del ministro della Giustizia alle proposte del centrodestra. 

Ma dopo un lungo silenzio – al quale ha fatto riferimento anche lo stesso Ingroia (“E’ una crisi di rappresentanza”) – oggi Monti ha ricevuto anche la replica dell’Associazione nazionale magistrati che ha precisato quanto sia “improprio” parlare di “abusi”, specialmente nel caso particolare (quello su Napolitano) che sarà oggetto di un conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale. L’Anm “rileva che la questione relativa alle procedure cui assoggettare le intercettazioni indirette dei colloqui del presidente della Repubblica è oggetto di un conflitto di attribuzione, in merito al quale è doveroso attendere la decisione della Corte Costituzionale. Pertanto, allo stato appare improprio ogni possibile riferimento a presunti abusi che sarebbero, comunque, oggetto di altre procedure di controllo, secondo gli strumenti previsti dalle normative vigenti”. 

Infine l’associazione magistrati fissa bene i paletti per un’eventuale riforma della giustizia e delle intercettazioni e auspica che ogni eventuale modifica della legge “pur diretta a tutelare il diritto alla riservatezza dei soggetti estranei al procedimento, salvaguardi il pieno utilizzo di tale indispensabile strumento d’indagine, senza peraltro comprimere il legittimo diritto di cronaca”. Una dichiarazione attesa tanto che il segretario di Magistratura Indipendente Cosimo Ferri tira quasi un sospiro di sollievo: “Meglio tardi che mai, ma occorrono piu attenzione e dinamismo su temi così delicati”.

Ingroia: “Non condivido Monti”. E sì che Ingroia pareva aver scelto accuratamente le parole. “Ho apprezzato molto le parole che il presidente del consiglio Mario Monti ha pronunciato il 23 maggio, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, quando ha detto che l’unica ragion di Stato è la ricerca della verità – ha risposto a Klaus Davi durante Klauscondicio, su Youtube – Non condivido invece le ultime rilasciate dal nostro presidente del Consiglio sull’operato della Procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni”. Il magistrato siciliano, uno dei titolari dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e in procinto di lasciare la Procura palermitana per ricoprire un incarico per l’Onu in Guatemala, si è invece detto sollevato nel “leggere le parole di un profondo conoscitore della Costituzione come Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della corte costituzionale, che ci ha assicurato che la procura di Palermo non ha commesso alcuna violazione ed ha solo applicato la legge”.

“Se c’è un’invasione di campo è della politica”. Ingroia segue il ragionamento dell’alto magistrato e aggiunge che “i conflitti d’attribuzione possono costituire una insidia per il clima generale”. Ma non tanto per il fatto stesso di essere sollevati, ma piuttosto per le polemiche che provocano. “Questo certamente inasprisce il clima – spiega Ingroia – e crea una situazione di maggiore isolamento della magistratura”. “Più in generale – sottolinea Ingroia – non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale”.

E intanto la trattativa sta continuando? “Non abbiamo dati certi” risponde Ingroia. “La seconda Repubblica è nata sui pilastri eretti sul sangue” delle vittime della mafia, aggiunge Ingroia. “Non potrà mai diventare una democrazia matura – spiega – fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione. Ci si può vaccinare da un peccato di origine, però confessandolo. Se non ci si confessa, non ci si monda da questo peccato originale”.

“Con la legge Alfano limitazione degli strumenti antimafia”. E poi quel sibillino “Ci saranno novità” di Monti sulla questione della riforma della giustizia. Una voglia di “riformare” che viene di tanto in tanto alla politica, specie quando viene toccata da vicino. “Sullo specifico tema delle intercettazioni – ha chiarito Ingroia – ribadisco forte preoccupazione qualora si dovesse rimettere in moto il progetto di legge dell’ex ministro Alfano, in parte approvato dal parlamento, perché comporterebbe una grave limitazione agli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata”. 

Il pm Teresi: “Ci sentiamo soli davanti alla mafia”. Oggi aveva parlato anche un altro procuratore aggiunto di Palermo e segretario distrettuale dell’Anm, Vittorio Teresi. Intervistato da Repubblica aveva detto che i magistrati si sentono soli davanti alla mafia: “Io non so se esiste una strategia politico-istituzionale per fermare la nostra azione ma noi ci sentiamo completamente soli davanti alla mafia. E dico la mafia, perchè qui non ci occupiamo solo della ‘trattativa’. Monti deve aver equivocato i fatti – spiega Teresi -. Noi non abbiamo commesso alcun abuso e non vedo alcun profilo di gravità sulle intercettazioni indirette. Nessuno di noi ha parlato di accerchiamento, ma certo viviamo un forte isolamento da quando all’attivazione di procedure istituzionali certamente legittime, su tutta la vicenda è calato un silenzio inquietante da parte delle istituzioni, della politica, della stampa nazionale”.

Cicchitto: “La Severino ascolti Monti”. Ma al centrodestra le parole di Monti sono piaciute, eccome. Viste le difficoltà di comunicazione con il ministro della Giustizia Paola Severino (l’ultima riunione di un paio di settimane fa era finita con le porte sbattute e dichiarazioni di fuoco) il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto è lesto a raccogliere l’uscita del presidente del Consiglio come una palla al balzo: “Se il ministro Severino vuole seguire le indicazioni di Monti ha tutte le possibilità per comporre in modo equilibrato il trittico: cioè una legge effettiva e non mistificata sulle intercettazioni, come ha affermato oggi Monti stesso, e poi da un lato apportare qualche modifica nel senso da noi richiesto sull’anticorruzione e dall’altro lato altre modifiche sulla responsabilità civile dei giudici”. “In questo modo – aggiunge – il trittico sarebbe composto in forma equilibrata; in modo diverso verrebbe squilibrato. Per fare tutto questo ci vuole una effettiva capacità di mediazione, senza mai ricorrere a voti di fiducia e di sfiducia. Questo esercizio di equilibrio dovrebbe essere la quintessenza di un ministro tecnico che voglia davvero dare un contributo di mediazione per una riforma della giustizia in presenza di posizioni differenti dei partiti che sostengono il governo”.

Gasparri: “Il ministro lavora sotto dettatura di Ingroia”. E infatti il collega di Cicchitto al Senato, Maurizio Gasparri, aggiunge subito che il Pdl non accetterà di partecipare a voti di fiducia sulla giustizia a Palazzo Madama. La legge sulle intercettazioni? “Ce lo auguriamo ma quando abbiamo incontrato la Severino ci è sembrata una che lavora sotto dettatura di Ingroia. Molti di questi tecnici un giorno torneranno alle professioni normali e la Severino, quando tornerà a fare l’avvocato, dovrà incontrare tanti Ingroia sul suo cammino e preferisce non scontentarli”. 

Lo stesso Gasparri ha ingaggiato un duello a distanza con lo stesso Ingroia sostenendo che parla da politico e poi come Lenin. Il magistrato aveva replicato assicurando di sentirsi “militante politico, ma militante della verità, della giustizia e della Costituzione”. “Quando uno che fa il pm e il politico e dice di essere militante della verità bisogna preoccuparsi per la condizione di chi fa affermazioni così apodittiche – ha ribattuto il senatore Pdl – Nella storia ci sono precedenti illustri nella gara all’esaltazione di se stessi. Tra i tanti ricordo la verità di Trockij che così titolò il giornale ‘Pravda’ che in russo vuol dire appunto verità, divenuto poi l’organo apologetico delle imprese di Lenin e Stalin. Se ne potrebbe stampare una nuova edizione mettendo accanto alla testata l’icona di Ingroia al posto di quella di Lenin che campeggiava sul noto giornale fino ai tempi moderni”.

Pd: “No agli abusi”, Fini: “Fare presto”. Dal Pd silenzio quasi perfetto. L’unica voce è quella di Giorgio Merlo: “Le intercettazioni sono uno strumento investigativo indispensabile per il lavoro della magistratura – afferma – Ma, al contempo, va riaffermato il postulato che delle intercettazioni se ne deve fare un uso corretto e non devono mai diventare un abuso”.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini non entra nel merito, ma auspica un’accelerazione. “Manca poco alla fine della legislatura – osserva – e sarebbe positivo se si riuscisse a giungere all’approvazione del disegno di legge in tema di intercettazioni, da tempo all’esame del Parlamento”. 

Di Pietro: “Monti vuole arrivare dove neanche B. è riuscito”. Chi salta sulla sedia, invece, sono dall’interno del Parlamento l’Italia dei Valori e da fuori il Movimento Cinque Stelle. “Questo governo, che sta in piedi solo perchè Berlusconi glielo permette, si prepara a fare quel che Berlusconi non era mai riuscito a fare una legge contro le intercettazioni – scrive sul blog Antonio Di Pietro – Imbavaglierà la stampa, toglierà alla magistratura l’arma principale per combattere la corruzione, terrà i cittadini all’oscuro delle malefatte dei politici. Così saranno tutti contenti: occhio non vede, cuore non duole. Più felici e grati di tutti saranno i corrotti e i mafiosi. Non avranno più niente da temere. Questo scempio si potrà compiere grazie a una pressoché totale complicità da parte della politica e dei mezzi d’informazione”. 

Grillo: “E’ un governo tecnico, le intercettazioni non sono affari suoi”. Infine Grillo. “La seconda preoccupazione di Rigor Montis” dopo la lotta all’evasione “sono le intercettazioni. Prima obiezione – scrive sul suo sito la guida del Movimento 5 Stelle – non sono affari suoi in quanto rappresenta un governo tecnico. Seconda obiezione: le intercettazioni servono alla magistratura per ascoltare Mancino in dolce colloquio con il Quirinale per il processo di Palermo sulle relazioni Stato mafia (ed è questo forse a turbare Monti), ma anche per combattere la corruzione (e quindi l’evasione fiscale)”.