La tempesta dopo la quiete. Tra gli Europei, i primi botti del calciomercato e l’inizio delle Olimpiadi c’eravamo quasi dimenticati di “Scommessopoli”. Alla fine, però, questa mattina sono arrivate le prime conclusioni del procuratore federale Stefano Palazzi dopo mesi di indagine. E i tanto temuti deferimenti. Non un fulmine a ciel sereno, perché gran parte di queste decisioni era nell’aria. Ma certo un terribile scossone per il nostro campionato: in totale nelle carte che Palazzi ha inoltrato alla Commissione disciplinare ci sono i nomi di 44 tra giocatori, allenatori e dirigenti e 13 squadre di Serie A e B.

E la notizia è che fra i deferiti c’è anche Antonio Conte, allenatore della Juventus indagato per fatti risalenti alla stagione 2010/2011, in cui era alla guida del Siena. Era la decisione più attesa, non solo dai tifosi bianconeri, perché è evidente che una squalifica dell’allenatore campione d’Italia potrebbe avere un’incidenza significativa sugli equilibri del prossimo campionato. Ma tutto sommato Conte può tirare un sospiro di sollievo: nelle carte del procuratore si parla solo di omessa denuncia, mentre è caduta l’accusa di illecito sportivo. Infatti il suo legale ha saluto con un sorriso questa comunicazione: “Siamo contenti che il quadro accusatorio sia stato ridimensionato”, ha detto l’avvocato Antonio De Renzis. Un deferimento non è mai una bella cosa, specie a livello di immagine; ma almeno il rischio di un lungo stop sembra scongiurato. L’omessa denuncia prevede in teoria una squalifica da sei mesi a un anno. Concretamente, però, considerata la mano leggera fin qui adottata dalla Procura e l’entità della sua posizione, potrebbe essere molto meno. Specie se Conte decidesse di patteggiare: a quel punto la squalifica dovrebbe ridursi a soli 2-3 mesi, permettendogli di restare saldamente in sella sulla panchina della Juventus. Anche se fino ad oggi Conte ha sempre scartato quest’ipotesi, proclamandosi innocente. Adesso bisognerà vedere quale sarà la sua scelta: andare fino in fondo, rischiando uno stop che gli costerebbe la panchina della Juve, o sacrificare un piccolo pezzo della sua verginità sportiva in cambio di un generoso sconto sull’eventuale pena.

Molto peggio che all’allenatore bianconero, invece, è andata a Leonardo Bonucci. Per lui l’accusa è pesante: insieme ad Andrea e Salvatore Masiello, Nicola Belmonte e Alessandro Parisi, il difensore della Juventus e della Nazionale avrebbe “posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della gara” (Udinese-Bari del 9 maggio 2010). Rischia tanto, fino anche a 3 anni di squalifica. Roba da stroncare una carriera. E sarebbe un duro colpo anche per il club bianconero, che in Bonucci vede una delle colonne portanti della sua difesa. Non a caso, a stretto giro di posta dalla notizia del deferimento sono arrivate le indiscrezioni di Marotta alla ricerca di un nuovo difensore. Quest’anno il calciomercato lo fanno anche le carte giudiziarie.

Restando in casa Juventus, altro nome finito nell’elenco di Palazzi è quello di Simone Pepe (per fatti all’epoca in cui militava nell’Udinese). Ma qui, come per la maggior parte dei deferiti (tra cui ci sono anche Marco Di Vaio, Stefano Guberti, Claudio Terzi e Roberto Vitiello), si tratta di semplice omessa denuncia. L’unico altro giocatore oltre a quelli citati che dovrà fronteggiare un’accusa di illecito sportivo è Daniele Portanova, per Bologna-Bari del 22 maggio 2010.

Tra le squadre, invece, il nome preponderante è quello del Bari, che ritorna nelle carte per ben sei volte. L’accusa, però, è solo quella di responsabilità oggettiva (per l’operato dei suoi tesserati); dunque i “Galletti”, già alle prese con i problemi societari e le penalizzazioni dovute al mancato pagamento degli stipendi, dovrebbero cavarsela. Si sta invece materializzando l’incubo retrocessione per il Lecce: l’accusa di fatto è di aver comprato il derby del 15 maggio 2011 (quello del famoso autogol di Andrea Masiello) che valse ai salentini la permanenza in serie A. Trattasi di responsabilità diretta, e i giallorossi – allora di proprietà della famiglia Semeraro, oggi passati ai Tesoro – rischiano seriamente di fare un doppio salto indietro, e ritrovarsi dalla serie A a disputare il prossimo campionato in Lega Pro. Stessa imputazione (e stesso rischio di retrocessione) anche per il Grosseto. Mentre in Serie A per Udinese, Sampdoria, Siena, Bologna e Torino si parla solo di responsabilità oggettiva; per il Siena c’è l’aggravante della “effettiva alterazione dello svolgimento del risultato della gara”.

Ma ovviamente queste sono ancora semplici accuse. Tutti i deferiti dovranno comparire nelle prossime settimane davanti alla Commissione Disciplinare. Poi ci saranno le sentenze e le eventuali squalifiche. In attesa dell’ulteriore filone delle indagini (in cui sono coinvolte Genoa, Lazio e Napoli, fra le altre), di cui sapremo solo a settembre. Non è ancora finita.