Ai lettori che chiedono conto delle nostre frequenti critiche al Pd (troppo frequenti secondo alcuni), rispondiamo mettendoci dalla parte dei tanti elettori democratici che quelle critiche, ormai, possono esprimere nel solo modo loro consentito: non votare più Pd. La separazione di proposte e valori tra vertice e base fotografa la crisi di tutti i partiti, ma nel caso delle forze di sinistra o che dalla sinistra hanno origine, si esprime con un di più di coinvolgimento emotivo.

Cinque anni fa, nel suo stato nascente, il Partito democratico aveva suscitato grandi speranze tra i tanti fiduciosi che la fusione del ceppo progressista e di sinistra con quello cattolico democratico avrebbe prodotto cose buone per l’intero paese. Purtroppo, la fusione è risultata fredda sommando più i difetti che i pregi dell’una e dell’altra componente, perché non sempre (o forse quasi mai) in politica uno più uno fa due. Lo vediamo nelle questioni di schieramento dove una parte spinge per l’alleanza con Casini e Vendola che escluda Di Pietro, mentre altri chiedono esattamente il contrario.

D’accordo, meglio un partito litigioso e incasinato dove però si discute a viso aperto del partito caserma, incapace perfino di respirare in assenza del caporalmaggiore. Ha ragione Bersani quando definisce il ritorno di Berlusconi “agghiacciante”. Ma pure gli ultimi messaggi che arrivano dal Pd qualche brivido lo mettono. Quando Enrico Letta preferisce che i voti in libera uscita “vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo”, rende pubblica una pulsione del gruppo dirigente per nulla o quasi per nulla condivisa dagli (ex?) elettori.

Per non parlare del contrasto esploso ieri in piena assemblea nazionale sul tema sensibile delle unioni gay . È troppo chiedere che il gruppo dirigente di una forza politica che si dice aperta al nuovo non ragioni come una casta asserragliata nel bunker? È troppo sperare che, chiamato a pronunciarsi su alcuni fondamentali diritti civili e della persona, il partito che si richiama a Obama non si faccia intimorire dai rimproveri del cardinal Bagnasco? Questo è il Pd che non ci piace. Il Pd che ci piace esiste ma, al momento, non riusciamo a trovarlo nelle stanze di via del Nazareno.

Il Fatto Quotidiano, 15 Luglio 2012