A un anno e mezzo di distanza, il 9 luglio inizierà l’udienza preliminare per la tragedia dell’Eureco di Paderno Dugnano. Imputato per omicidio colposo plurimo il titolare Giovanni Merlino. Era il pomeriggio del 4 novembre 2010, quando una miscela di gas, sprigionatasi dai rifiuti pericolosi che la società aveva il permesso di stoccare ma non di trattare, esplose a causa di una scintilla provocata da un muletto in avaria. A seguito dell’incendio morirono nei giorni seguenti, dopo sofferenze lunghissime, quattro operai: Sergio Scapolan, Salvatore Catalano, Harun Zequiri e Leonard Sheu. Per il giorno del procedimento, alle 9 del mattino, il “Comitato a sostegno delle famiglie delle vittime e dei lavoratori Eureco” ha indetto un presidio davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, perché non si spengano i riflettori sul processo e sui sopravvissuti, che sono stati lasciati senza lavoro e senza aiuti economici.

“Siamo una tragedia ‘poco mediatica’”, ironizza Mario Petazzini, del comitato nato per portare sostegno alle famiglie e ai superstiti. “O meglio – precisa – lo siamo stati al momento dell’incidente, perché dei corpi bruciati fanno audience, ma poi, passati i primi giorni, siamo stati completamente dimenticati”. Due sono le richieste che il Comitato rivolge a tutta la cittadinanza: partecipare al presidio, seguire il processo, stare fisicamente vicino ai parenti delle vittime, come è avvenuto, per esempio, nel caso dell’Eternit di Casale; e contribuire economicamente (per informazioni: comitatovittime.eureco@gmail.com; IBAN: IT44 E076 0101 6000 00079385746).

Il primo obiettivo economico è facile da raggiungere: occorre raccogliere 150 euro per pagare il volo dall’Albania a Kesem Xhani, uno degli operai che lavoravano all’Eureco. Ha resistito un anno, Kesem. Poi, senza aiuti, è dovuto tornare a casa perché qui, senza più un lavoro, non aveva un posto dove andare a dormire. Per costituirsi parte civile insieme a tutti gli altri, però, è necessario che firmi in tempo le carte dell’avvocato.

Il secondo obiettivo è un po’ più difficile ed è aiutare i parenti delle vittime e i sopravvissuti: otto famiglie in tutto perché otto erano i lavoratori che, per lo più assunti dalla cooperativa Tnl, prestavano servizio nello stabilimento di Paderno. Oggi sono tutti senza lavoro, nonostante l’Eureco continui la sua attività in altri impianti.

Antonella Riunno, compagna di Salvatore Catalano, non fa mistero di ricorrere alla Caritas per dare da mangiare ai suoi figli. Della Eureco lei era la custode. Restò due ore e mezza a guardare l’enorme colonna di fumo nero che si alzava dal retro dell’impianto prima di sapere che il suo compagno aveva riportato ustioni gravissime, che lo portarono alla morte due mesi dopo. Lui era il responsabile per gli incendi e quello del 4 novembre era solo l’ultimo di una lunga serie di roghi.

Lulzim Shuli ha ricevuto lo sfratto esecutivo e nessuna indennità di disoccupazione. Durante l’incidente ha cercato di soccorrere i suoi compagni, ma “le fiamme – racconta – spente su una parte del corpo, ripartivano da un’altra”. Per lo shock è stato ricoverato una settimana nel reparto di psichiatria. Per lungo tempo – ha confidato alla telecamera di Giuliano Bugani, autore del documentario Uomini da bruciare insieme a Salvo Lucchese – non è riuscito a mangiare, perché il cibo lo rimandava a quelle immagini.

L’unico che sembra essere riuscito a far ripartire la sua vita è Erjon Nezha, che ha trovato un nuovo lavoro e, grazie al sindaco di Limbiate, ha avuto un appartamento in concessione con tre mesi di affitto pagato. Non è arrivato invece alcun aiuto dal comune di Paderno Dugnano, accusano le vittime. “Abbiamo provato più volte a chiederlo – spiega Petazzini – ma ci hanno sempre risposto che in tempo di crisi economica sono in tanti ad avere bisogno e che le richieste dei lavoratori Eureco sarebbero state trattate come tutte le altre”.

Lunedì 9 luglio Merlino dovrà comparire davanti al Gup. L’accusa è omicidio colposo plurimo, aggravato dal numero delle vittime e dalla violazione delle normative sulla sicurezza, lesioni colpose gravissime, incendio colposo, frode fiscale, nonché stoccaggio, traffico e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. “Io quel pomeriggio ero sul ragno – racconta Erjon in Uomini da bruciare – e stavo travasando vernici e liquidi che venivano mischiati con stracci, o toner, o altre sostanze, per far asciugare queste vernici”. Lo scopo della procedura era quello di permettere il conferimento dei rifiuti pericolosi, così camuffati, in una discarica normale. Erjon e i suoi colleghi non avevano gli strumenti per capire la pericolosità e la gravità delle azioni che gli venivano chieste.

Il Gip Giuseppe Vanore, nell’ordinanza dello scorso novembre in cui accoglie la richiesta di arresto dei Pm Manuela Massenz e Pietro Basilone, scrive che Merlino è un “imprenditore privo di scrupoli (…) dedito esclusivamente, e a ogni costo, a moltiplicare i propri profitti, abusando della sua posizione di imprenditore e datore di lavoro”. Di più: Merlino – prosegue il Gip – era consapevole dei “gravissimi rischi”, dovuti “all’organizzazione del lavoro all’interno dello stabilimento”, per esperienze precedenti. Il riferimento è alla morte di un altro operaio, avvenuta nel 2005 a San Nazzaro dei Burgundi, in provincia di Pavia, in un’altra azienda di Merlino, la Cr.