Dopo l’esplosione erano rimasti a terra sette operai, ustionati. Quattro di loro sono morti nelle settimane successive. Vittime di un imprenditore spregiudicato, che alla Eureco di Paderno Dugnano (Milano) non faceva osservare alcuna norma di sicurezza, pur di aumentare i propri guadagni. E trattava illegalmente quei rifiuti pericolosi che il 4 novembre 2010 si sono trasformati in una bomba. Combustibile per un incendio micidiale. Quando questa mattina i carabinieri sono arrivati a casa sua per arrestarlo, Giovanni Merlino, 60 anni e origini foggiane, non se l’aspettava.

A più di un anno dalla tragedia pensava ormai di averla fatta franca. E di non passare nemmeno un giorno in prigione. Come del resto era successo dopo la morte di un lavoratore avvenuta nel 2005 in un’altra sua azienda, la Cr di Sannazzarro de’ Burgundi (Pavia). Anche in quel caso erano state fatali le ustioni causate da un incendio sprigionato durante il trattamento di rifiuti speciali. Merlino aveva patteggiato un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa. “Un imprenditore privo di scrupoli”, scrive ora il gip di Milano Giuseppe Vanore nell’ordinanza con cui ha disposto le misure cautelari, su richiesta del pm di Monza Manuela Massenz e del pm della Dda di Milano Pietro Basitone. Merlino era “dedito esclusivamente, e a ogni costo, a moltiplicare i propri profitti, abusando della sua posizione di imprenditore e di datore di lavoro”. Per lui gli inquirenti ipotizzano non solo l’omicidio colposo plurimo e le lesioni colpose, ma anche il traffico illecito di rifiuti, e la violazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro.

L’imprenditore aveva messo a rischio la vita dei suoi operai già altre volte. Un incendio alla Eureco c’era stato nel 2009. Un altro nel 2010. Tenuti nascosti. Poi due nell’agosto 2010, quando erano dovuti intervenire i vigili del fuoco. E dopo tre mesi, ancora le fiamme. Le ultime. Perché questa volta con le fiamme è arrivata la morte. Di due dipendenti italiani, Sergio Scapolan, 63 anni, e Salvatore Catalano, che a 55 anni si sarebbe dovuto sposare due settimane dopo. Vittime come Harun Zequiri e Leonard Shehu, due albanesi di 44 e 38 anni che lavoravano per la Tnl, un’azienda che aveva in appalto alcune attività alla Eureco. Colleghi dei tre feriti gravi che ce l’hanno fatta, anche loro albanesi.

Il 4 novembre i sette operai stanno lavorando intorno ai rifiuti pericolosi. Li trattano, come non potrebbero fare. La Eureco ha le autorizzazioni per ricevere i fusti, stoccarli e poi cederli ad altre imprese per lo smaltimento. Ma Merlino, per guadagnare di più, vuole che i bidoni sigillati vengano aperti e i materiali speciali mescolati a materiali comuni. Dalla Eureco poi escono rifiuti etichettati come normali e, attraverso i camion della Getrame, altra azienda di Merlino, vanno a finire in discariche dove vengono smaltiti a costi inferiori.

Nel cortile dove avvengono le operazioni ad alto rischio c’è un cassone dove nei giorni precedenti sono stati riversati i ‘setacci molecolari’, sostanze usate per filtrare il gpl, che in contatto con l’umidità rilasciano gas infiammabili. E quel pomeriggio l’aria è piena di gas. Basta il tubo di scarico di un muletto diesel difettoso per far partire la scintilla. Il cassone prende fuoco. Esplode. Le fiamme si propagano verso i bidoni dove alcuni operai stanno miscelando vernici, anche queste infiammabili. Secondo Pietro Vincenti, comandante dei carabinieri del Noe di Milano, determinare con precisione le cause dell’innesco è stato decisivo per le indagini, a cui hanno contribuito anche i militari della compagnia di Desio.

Merlino, dice il gip, era consapevole “dei gravissimi rischi” determinati dalla “modalità di organizzazione del lavoro all’interno dello stabilimento” e ne aveva una “diretta percezione” proprio per i precedenti incidenti che avevano caratterizzato la sua attività di imprenditore. Le indagini ora dovranno verificare se alla Eureco ci fossero altre tipologie di sostanze che subivano trattamenti pericolosi, senza il rispetto delle norme di sicurezza. E se nella filiera dello smaltimento dei rifiuti ci siano altre aziende coinvolte nel traffico messo in atto da Merlino.

L’imprenditore dovrà poi difendersi da un’altra accusa: secondo gli inquirenti, infatti, la Tnl fatturava operazioni inesistenti, grazie alle quali la Eureco nel 2010 aveva dichiarato passivi fittizi di 143mila euro, che avevavno consentito a Merlino di mettere a bilancio meno utili e pagare così meno tasse. Per questa frode fiscale tre mesi fa sono stati arrestati Adrian Zequiri, nipote di una delle vittime e titolare della Tnl, e Gianfranco Machinè, amministratore di fatto della società.

Tutto questo a Merlino non è bastato. Fino a ieri ha continuato le sue attività nel settore dei rifiuti con la Cr. Ed è rimasto amministratore “occulto” della Eureco. Nonostante formalmente il suo nome non apparisse più nella gestione dell’azienda, che dallo scorso aprile era amministrata dalla figlia Elena, dalle intercettazioni telefoniche è infatti emerso, scrive il gip, che “Merlino ha continuato, a tutti gli effetti, a svolgere un ruolo direttivo e decisionale sull’attività della Eureco”. Da qui la decisione di arrestarlo. Perché altre vite non fossero messe a rischio.