E’ stata una cardiomiopatia aritmiogena a stroncare la vita di Piermario Morosini: lo sfortunato giocatore del Livorno accasciatosi a terra in campo lo scorso 14 aprile, durante Pescara-Livorno di Serie B, e poi deceduto in ospedale. Lo rivela un faldone di oltre 250 pagine con la relazione del medico legale D’Ovidio depositato oggi alla Procura della Repubblica di Pescara come da richiesta del pm D’Agostino, che ha coordinato le indagini. La cardiomiopatia aritmiogena è una malattia di probabile origine genetica, che produce aritmie ventricolari.

Giovane centrocampista di proprietà dell’Udinese e in prestito al Livorno, a soli 25 anni Piermario la scorsa primavera si accasciò improvvisamente in campo alla mezz’ora del primo tempo, vittima di un attacco cardiaco. La vicenda scosse il mondo del calcio, anche perché seguiva solo di un mese l’arresto cardiaco occorso a Muamba, sempre in campo, durante una partita tra Bolton e Tottenham. Molte le polemiche per il ritardo dei soccorsi, per il mancato utilizzo del defibrillatore e anche per l’auto di un vigile parcheggiata dentro lo stadio che avrebbe rallentato l’ingresso dell’ambulanza.

L’autopsia eseguita nei giorni successivi alla tragedia aveva individuato una “area cicatriziale” nella zona ventricolare sinistra, cosa che fece pensare proprio a un’aritmia. Si era però ipotizzato che alla base di questo problema ci fosse una miocardite, cioè un’infezione. Oggi invece si viene a sapere che fu per colpa di una malattia di probabile origine genetica. Nel caso, a dover essere messi in questione, sarebbero i molteplici esami medici cui gli sportivi, soprattutto i calciatori, sono sottoposti, colpevoli di non aver individuato la cardiomiopatia che ha stroncato la vita del ragazzo.