Una riunione dei gruppi parlamentari per serrare le file in vista delle votazioni della fiducia sul ddl lavoro, e un pranzo con il presidente del Consiglio per tranquillizzare palazzo Chigi sul sostegno del centrodestra all’esecutivo. Così, i vertici del Pdl, nella tempesta che vorrebbe il partito sotto il 10%, corrono ai ripari cercando di evitare un’implosione che danneggerebbe anche i progetti di Silvio Berlusconi, di liste civiche e affini che con il Pdl poco hanno a che vedere. Tanto da rendere il partito ingovernabile e il sostegno al governo di Mario Monti seriamente a rischio. “E’ l’ultima volta che ci adeguiamo – ha detto Angelino Alfano nel corso dell’assemblea della riunione dei gruppi del Pdl -. L’aspettativa nostra è che Monti torni a casa con dei risultati”. Il segretario del Pdl avrebbe messo in luce come lo spread dei titoli pubblici non sia migliorato e così le Borse che andrebbero peggio di quando a palazzo Chigi c’era Berlusconi. A questo punto, avrebbe detto il segretario, pur non mettendo in mora l’esecutivo tecnico, è chiaro che dopo il Consiglio europeo sarà “necessario un chiaro confronto con il presidente del Consiglio”. Un rischio di instabilità reale, la cui cartina di tornasole è stata l’apertura di ieri del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini al Pd Pier Luigi Bersani, che in realtà era un messaggio chiarissimo al centrodestra. Un altolà: se accelerate in direzione delle elezioni e pensate di far cadere Monti, i moderati saranno schierati al fianco del centrosinistra che, al momento, sarebbe favorito nei sondaggi.

L’obiettivo di Casini, in realtà, è quello di guadagnare tempo. Da tempo sta lavorando alla candidatura di Emma Marcegaglia alla presidenza del Consiglio, sparigliando così le aspirazioni di Luca Cordero di Montezemolo che ha preferito far da solo snobbando il movimento centrista, e al contempo archiviando l’ipotesi di una riedizione di Berlusconi, unico vero scoglio tra l’Udc e il Pdl. Oltre al sostegno a Monti. Che però i vertici del Pdl non hanno finora mai messo in discussione, non il segretario Angelino Alfano, né lo stesso Berlusconi, in barba alle dichiarazioni antieuropeiste o al rifiuto si qui opposto a sottoscrivere una mozione unitaria in supporto alla missione che il presidente del Consiglio si appresta a svolgere giovedì a Bruxelles. Assicurazioni che saranno sul piatto della colazione di lavoro in programma oggi tra Monti e Berlusconi e Alfano, con l’ausilio di Gianni Letta, il negoziatore di sempre tra il cavaliere e le istituzioni. A lui toccherà convincere Monti che le recenti dichiarazioni di Berlusconi, dalla possibilità dell’uscita dell’Italia dall’euro agli strali contro la Germania, non intaccano in alcun modo l’appoggio del Pdl alle scelte dell’esecutivo, ma vanno bensì lette in chiave preelettorale.

Insomma, visto il calo di consensi, Berlusconi avrebbe cominciato in anticipo la campagna per il 2013, candidandosi a cavalcare l’onda del malcontento, più in competizione con i 5 Stelle che con i democratici. Un’operazione considerata fallimentare, però, da una parte del suo partito che sa quanto l’europeismo possa infastidire l’elettorato settentrionale, proprio quello che il cavaliere ha perso, fatto di piccoli imprenditori che rabbrividiscono al solo pensiero del ritorno alla lira, con la benzina a settemila lire al litro. Ma, soprattutto, c’è un’altra parte del partito, che al contrario di Berlusconi e Alfano, alle elezioni vorrebbe sì andarci presto, anche a ottobre. Con la certezza di perdere e di poter riorganizzare progetti politici e partitici dai comodi scranni dell’opposizione. E’ l’area degli ex An, alle prese con l’eterna tentazione di andare via dal Pdl salvo poi ripensarci sondaggi alla mano, ma anche di quelli come Maurizio Sacconi e Renato Brunetta.

E proprio per evitare incidenti d’aula, visto che oggi alla Camera si votano le fiducie poste dal Governo sul ddl lavoro, oggi si è riunita la direzione (che ha votato il bilancio del partito) allargata ai gruppi parlamentari. Obiettivo serrare i ranghi in vista del voto. A latere, il dibattito sulle primarie che i giovani della base vorrebbero non soltanto per il candidato presidente del Consiglio, e che Silvio Berlusconi eviterebbe del tutto. In mezzo, Alfano attestato sull’ipotesi di primarie per il presidente del Consiglio. Che, di fatto, scontentano tutti.