La Corte di Cassazione ha confermato la pena a tre anni e mezzo per i quattro poliziotti già condannati nei primi due gradi di giudizio per la morte di Federico Aldrovandi. Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri poco prima delle 6 di mattina del 25 settembre 2005 ingaggiarono una violenta colluttazione con il ragazzo di 18 anni, che stava rincasando a piedi dopo una serata in discoteca con amici.

Dopo le sentenze di primo grado del tribunale di Ferrara, il 6 luglio 2009, e quella della Corte d’Appello di Bologna che il 10 giugno 2011 confermò quel verdetto (pena ridotta a sei mesi con l’indulto), ora la condanna è definitiva.

L’udienza davanti alla IV sezione della Corte Suprema era iniziata questa mattina alle 10.30 con la requisitoria del procuratore generale Gabriele Mazzotta. “Schegge impazzite” l’espressione utilizzata per definire gli imputati, che avrebbero agito con un uso eccessivo della forza “nei confronti di una persona inerme”, anziché comportarsi come “responsabili rappresentanti delle forze dell’ordine”’.

“I poliziotti non avevano davanti un mostro – ha insistito la pubblica accusa di piazza Cavour -, eppure si sono avventati in quattro contro un ragazzo solo. Le condotte assunte dimostrano un grave deficit di diligenza e di regole precauzionali. L’agire dei poliziotti ha trasceso i limiti consentiti”. In quei limiti rientrano il “tentativo di depistare le indagini” denunciato dal pg, i due manganelli rotti nel pestaggio e le 54 lesioni che il medico legale constaterà sul corpo di Federico, “ognuna meritevole di un processo a parte”, come le descrisse il giudice di primo grado Francesco Caruso nelle motivazioni della sua sentenza.

Dopo l’intervento di Mazzotta è stato il turno delle arringhe dei difensori (tra i quali è comparso anche Niccolò Ghedini, il legale di Silvio Berlusconi che difende Segatto) che si sono protratte fino alle 15. Dopo ore di attesa la Corte è ricomparsa in aula alle 19.20 e ha emesso la sentenza di rigetto.