Con la vittoria dei conservatori pro euro la Grecia ha dimostrato di avere scelto l’Europa e la moneta unica. Eppure i mercati, come dimostrano gli andamenti contrastati delle Borse nel Vecchio Continente, “non sono convinti che basti solo” il risultato elettorale e serve “una maggiore integrazione: tutti dobbiamo andare avanti in questa direzione per superare i ‘vizi di origine’ della formazione europea”. Il premier Mario Monti, atterrato a Los Cabos per il G20, è convinto che serva unione politica in Europa e ha aggiunto che  “i problemi dei mercati finanziari sono derivati anche dagli squilibri di grandi paesi macroeconomici”. L’obiettivo adesso è di definire ” una chiara road map con interventi concreti per rendere l’euro più credibile”. Una moneta unica che è comunque molto solida “perché è durata tanti anni” e di cui i mercati conoscono “alcuni vizi d’origine”.  

“Sentiamo il dovere, diritto e responsabilità di risolvere i problemi dell’Ue negli organi europei”, ha aggiunto il presidente del Consiglio. “Noi europei siamo consapevoli, anche per antica tradizione culturale, della interdipendenza – ha rimarcato Monti – non abbiamo problemi anche a parlare di crisi Ue in un quadro più  ampio come il G20 ma è importante avere una attenta attenzione anche sugli altri compiti a casa che nelle altre case del mondo devono essere fatti”. Inoltre, dinanzi ai segnali di contagio della crisi, non bastano le misure nazionali, serve “un intervento coordinato a livello europeo” e il vertice Ue di fine mese “potrebbe segnare un’inversione di tendenza riportando la fiducia sui mercati”.

L’Ocse vede la luce in fondo al tunnel per la crisi europea, e il vice-segretario generale e capo economista dell’organizzazione parigina Padoan commenta positivamente l’esito delle elezioni greche che aprono a una coalizione pro-euro: “E’ una notizia molto positiva – spiega in un’intervista all’Ansa – ora bisogna formare il nuovo governo al più presto possibile e pensare al programma con la troika”. Per la Grecia, l’invito del numero due dell’Osce è a “dare una speranza” ai cittadini, che con il voto “hanno dato prova di grande maturità”. Senza commentare le aperture tedesche alla possibilità di concedere più tempo al risanamento di Atene concordato con Ue-Fmi-Bce, Padoan chiede “un programma realistico, di medio-lungo termine”.

Senza tirarsi indietro sui ‘fronti caldì della crisi europea, come la Spagna (dove la situazione deve auspicabilmente “chiarirsi”), Padoan mette l’accento sulla crescita accanto al rigore, e avverte: “Ritrovarla è fra le cose più difficili, è un problema strutturale che richiede molteplici interventi su lavoro, mercati dei prodotti, istruzione, innovazione”. E dunque serve tempo per arrivarci. Anche in Italia, dove – spiega – l’Osce si aspetta ancora “alcuni mesi di crescita negativa, poi un miglioramento graduale” l’anno prossimo. Anche per Roma “il livello degli spread ha una componente di contagio importante”. Ma “non bisogna dimenticare le misure messe sul tavolo dal governo Monti, che richiedono un capitale politico importante”. Ci vuole tempo, spiega Padoan intervistato a margine del G20 in Baja California – “non c’è la bacchetta magica”, e se “la via maestra per l’Italia è il taglio della spesa pubblica”, allo stesso tempo “bisogna capire dove e come tagliare: non si può procedere con l’accetta”.

Per complimentarsi del risultato elettorale, la cancelliera Merkel ha chiamato Antonis Samaras, il leader di Nea Dimokratia, il partito conservatore greco che ha vinto le elezioni e sarà verosimilmente il prossimo premier di Atene, per fargli gli auguri e chiedergli di rispettare gli impegni presi in passato. Dal canto suo Hollande, un socialista, probabilmente sempre dal suo aereo presidenziale, ha telefonato a Evangelos Venizelos, il leader del Pasok greco, per convincerlo – si dice – ad accettare di fare un governo di coalizione con Samaras, lasciando perdere l’ipotesi di coinvolgere in una compagine ad ampio raggio gli altri partiti di sinistra, tra cui gli anti-europeisti di Alexis Tsipras, il cui partito Syriza è giunto secondo, con quasi il 27% dei suffragi.