Sette anni dopo l’ultimo ingresso trionfale in maglia gialla sugli Champs-Elysées di Parigi, che certificò la vittoria nel suo settimo Tour de France consecutivo, la mannaia del doping è pronta ad abbattersi di nuovo sul ciclista statunitense Lance Armstrong. L’Usada (agenzia antidoping statunitense) ha infatti formalizzato ieri un’accusa di violazione delle regole antidoping contro Lance Armstrong e altri cinque tesserati – tra medici (tra cui il famigerato dottor Michele Ferrari) e dirigenti (tra cui il team manager Johan Bruyneel) riconducibili alla squadra nordamericana della US Postal – che avrebbero organizzato un vero e proprio sistema basato sull’assunzione consapevole di sostanze dopanti dal 1998 al 2011.

Le accuse sono pesantissime. L’Usada in una lettera ufficiale sostiene di essere in possesso di campioni di sangue, prelevati al corridore texano tra il 2009 e il 2010, che sarebbero “perfettamente compatibili con manipolazioni sanguigne, incluso l’uso di Epo, testosterone e corticosteroidi (di cui sarebbero state trovate tracce ndr.) e di auo-emo trasfusioni”. Nella sua lettera di 15 pagine, l’Usada scrive poi che “diversi corridori e altre persone testimonieranno sulla base delle loro conoscenza personali – assicurando che l’accusa è stata formalizzata solo in quanto sostenuta da evidenti prove – (…) Sarà un collegio indipendente di arbitri e non l’Usada a stabilire in un’eventuale udienza se una o più di queste persone abbiano o meno commesso violazioni alle norme antidoping”.

Nel frattempo l’Usada ha anche chiesto che Armstrong sia sospeso a titolo precauzionale dalle gare di triathlon cui l’ex campione si dedica da quando si è ritirato dal ciclismo su strada. E adesso Lance rischia anche, nel caso di condanna, che gli siano ritirate tutte e sette le vittorie consecutive ottenute nella Grande Boucle: il Giro di Francia che ha dominato ininterrottamente dal 1999 al 2005. Pronta la risposta del corridore, arrivata tramite una nota: “Non mi sono mai dopato e, a differenza dei miei accusatori, ho gareggiato per 25 anni senza cali di prestazione e superando oltre 500 test. L’Usada ignora questa fondamentale distinzione e accusa me anziché coloro che hanno ammesso di aver fatto uso di doping, e questo la dice lunga sulla sua mancanza di correttezza e su questa vendetta”.

Perché Armstrong, già in passato ciclista accusato e ‘chiacchierato’ come pochi altri, è finora passato indenne attraverso diversi procedimenti, risultando sempre innocente. L’ultimo – un’inchiesta federale americana sul doping nello sport – si è concluso lo scorso 3 febbraio senza che fosse avanzata che alcuna imputazione nei suoi confronti. Vincitore di un oro Olimpico nel ’93, nel ’98 Armstrong sconfigge un tumore ai testicoli e l’anno seguente torna alle gare forte come non mai. Anzi, forte come nessuno mai. Da lì cominciano le vittorie, infinite come le accuse. Nel ’99 un residuo di corticosteroidi nel sangue è attribuito ad una crema anti irritante per la pelle. Nel 2004 il libro L.A Confidential: Les secrets de Lance Armstrong lo accusa di fare uso di Epo. L’anno dopo l’Equipe gli chiede di permettere che i campioni di sangue del ’99 ancora disponibili siano nuovamente controllati. Lance si rifiuta, è suo diritto.

Colpevole o no, dopato o no – ricordiamo che se il ciclismo è lo sport più controllato in assoluto, ai limiti dell’abuso della libertà personale, è anche vero che sono considerati normali e quindi non punibili livelli sanguigni che farebbero impallidire una persona normale – il lato oscuro di Lance Armstrong è un altro. Diversamente dal ‘cannibale’ Merckx, che vinceva per necessità e spazzolava anche le briciole a fine pasto ma sempre rispettando lo sconfitto, il dominio di Armstrong è stato caratterizzato da una gestione dittatoriale della sua bravura e del conseguente potere che ne è derivato.

Due gli episodi. Il primo la spocchia con cui dichiarò di avere regalato la terribile tappa del Mount Ventoux a Pantani – appena rientrato dalla squalifica – al Tour del 2000. Per fortuna Pantani si vendicò pochi giorni dopo a Courchevel, rifilandogli quasi un minuto di distacco. Il secondo l’ordine dato ai suoi, e all’intero gruppo, di andare a riprendere sei fuggitivi in una tappa del Tour 2004, perché tra questi c’era il ‘nemico’ Simeoni. Solo una volta che Simeoni si rialzò sui pedali e tornò in gruppo, alla fuga fu permesso di continuare. La colpa di Simeoni? Aver accusato l’anno prima Michele Ferrari, il dottore di fiducia di Armstrong, di essere tra i maggiori fornitori di Epo e testosterone ai corridori. Al tempo Armstrong difese pubblicamente Ferrari, che fu poi prescritto dall’accusa di frode sportiva e assolto dall’accusa di somministrare doping. Oggi l’Usada li accusa nuovamente entrambi di violazione del regolamento antidoping. Comunque andrà a finire, Armstrong ha già violato la regola fondamentale dello sport: quella di sapere vincere con eleganza.