Un caos senza fine. Scuole con un minimo di 1000 iscritti? Lo aveva imposto l’ex ministro Tremonti allo scopo di ottenere un risparmio di 63 milioni di euro, l’attuale governo lo sta attuando, ma la consulta accogliendo il ricorso di sette Regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Puglia, Basilicata e Regione Sicilia) ha dichiarato il provvedimento incostituzionale. I giudici hanno censurato il fatto che lo Stato abbia stabilito “soglie rigide” che “escludono le Regioni da qualsiasi possibilità di decisione”.

Che succederà ora che per attuare il provvedimento, oggi dichiarato illegittimo, le Regioni avevano già predisposto (o stanno per predisporre) i relativi piani di dimensionamento? Coinvolte in queste operazioni soprattutto gli istituti di base che secondo le disposizioni emanate avrebbero dovuto costituire ovunque “istituti comprensivi” comprendenti plessi dalla materna alle medie inferiori. Al ministero hanno accusato il colpo: “Un bel guaio”, è stato il primo commento alla sentenza della Consulta. Un bel guaio innanzitutto per quelle regioni (ovviamente soprattutto di centro destra) che si erano affrettate a predisporre i piani di dimensionamento da applicare sin dal prossimo settembre.

Fa eccezione in questo quadro la Lombardia che è ancora in attesa dei piani predisposti dai comuni e dalle province e che di fatto ha rinviato al 2013 gli interventi richiesti soprattutto per la presa di posizione di Milano che ancora aspetta il parere delle scuole su un piano di dimensionamento che tuttavia ottiene solo bocciature. Il piano, insomma, è tuttora sotto contestazione, e per ragioni comprensibili. Basti leggere la denuncia del presidente del consiglio di istituto della scuola Morosini Roberto Falessi: “Il piano non conteggia gli alunni dei CTP (Centri territoriali permanenti, ovvero corsi per adulti), “per mancanza di un regolamento che lo consenta”, e le scuole che li prevedono sono accorpate ugualmente. Il CTP Mugello ha 1.400 alunni che si sommerebbero agli alunni degli istituti comprensivi Cinque giornate e Morosini che il piano vorrebbe accorpare per un totale di 2.760 utenti per un unico dirigente scolastico che dovrebbe occuparsi di tutti questi utenti”.

Al di là dell’assurdità di certi numeri, i piani di dimensionamento comporterebbero di conseguenza un intollerabile carosello di dirigenti scolastici, di direttori amministrativi, di apparati organizzativi e di insegnanti costretti a chiedere il trasferimento ad altre istituzioni scolastiche abbandonando le proprie classi. E’ questa la scuola del merito a cui aspira il ministro Francesco Profumo?