Paolo Berlusconi e Paolo Romani sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Monza per istigazione alla corruzione per la vicenda della Cascinazza, il terreno di Monza acquistato dal fratello dell’ex premier che è stato reso edificabile per 420mila metri cubi nella variante al Pgt del centrodestra. Secondo i sostituti procuratori Donata Costa e Manuela Massenz, Paolo Berlusconi e Romani avrebbero cercato di «convincere» i consiglieri comunali di minoranza di Monza a votare in Consiglio comunale quella variante che avrebbe dato il via a un progetto edificatorio da svariati milioni di euro.

Secondo indiscrezioni pubblicate da L’Espresso, l’accusa contesterebbe tangenti da 300mila euro offerte ad almeno tre consiglieri comunali di centrodestra ancora incerti sul voto da esprimere sul Pgt. Alla base dell’inchiesta ci sarebbero “intercettazioni telefoniche molto esplicite”.

Ma dai primi accertamenti emergerebbe che oltre al denaro, ai consiglieri sarebbe stato chiesto direttamente che cosa preferissero avere in cambio del voto. Alcuni di loro sono stati sentiti in Procura come persone informate dei fatti. L’indagine iniziale ipotizzava il reato di corruzione, che si è poi trasformato in istigazione alla corruzione poiché la variante al Pgt non è stata definitivamente approvata.

Per l’ex ministro ed ex assessore monzese Paolo Romani è il secondo avviso di garanzia in pochi mesi dopo che era stato indagato per peculato per via dell’uso del telefono cellulare in dotazione del Comune da parte della figlia. L’indagine della Procura di Monza stava cercando da tempo di vedere chiaro nella procedura di approvazione del Pgt da quando alcuni esponenti della minoranza avevano presentato un esposto per chiedere di far luce sui rapporti dei costruttori che vedevano i loro terreni rivalutati per decine di milioni di euro nel piano.

Romani, che era stato mandato da Silvio Berlusconi a Monza proprio per chiudere l’affare Cascinazza, è accusato adesso di aver fatto pressioni assieme a Paolo Berlusconi su alcuni consiglieri perché votassero il piano. Ma le indagini si stanno sviluppando anche sugli altri ambiti e poli dove costruiscono società in qualche modo collegate ai proprietari della Cascinazza. Rapporti e collegamenti che il Fatto quotidiano aveva svelato già l’autunno scorso.

Aggiornato dalla redazione web alle 17,27