Da un lato la stragrande maggioranza dei cittadini (l’80%) favorevoli alla permanenza del paese nell’eurozona, dall’altro la disoccupazione al 21%, il più alto tasso di bambini sottopeso dei paesi Osce, il record di suicidi da crisi (ben 250), la benzina che ha sfondato quota due euro al litro. Numeri che con il memorandum della troika non si sa se e quanto potranno solo migliorare.

La distonìa ellenica si gioca sul filo di una tragedia dalle proporzioni ingenti, a metà strada tra le decisioni dei palazzi (berlinesi e greci) e la strada dove (soprav)vive la gente comune, vero termometro del paese: le ragioni dell’immobilismo sociale e politico, e le prospettive finanziarie sul filo di lana del default, nella consapevolezza che da Berlino “gli ormeggi” sono stati mollati, come lasciato intendere dal presidente della Bundesbank tedesca Jens Weidmann che annuncia: se Atene non manterrà la parola a quel punto “non ci saranno più le basi per ulteriori aiuti”.

I cittadini greci, dunque, immaginano il loro futuro ancora a bordo della nave Europa. Mentre il presidente della Repubblica Papoulias gioca la sua ultima carta per formare un governo di unità nazionale, secondo un sondaggio condotto dalla società KapaResearch per conto del settimanale To Vima il 72% si dice contrario a nuove elezioni, in quanto il nuovo esecutivo dovrà mettere in campo tutte le energie possibili per la permanenza nell’euro (il 78%). Mentre secondo il 12,9% sarebbe meglio a questo punto un passo indietro in direzione della vecchia moneta, la dracma.

Ma il sondaggio dice anche altro: esprime una volontà maggioritaria dei cittadini (il 55%), intenzionati ad avere due coalizioni bipolari stabili “ristrutturando” il centro-sinistra e del centro-destra. Proprio su questo due giorni fa il leader del Pasok Venizelos ha azzerato (“alla Casini”) le cariche interne del suo partito, mossa che prelude ad una rigenerazione proprio nel senso indicato dal sondaggio. Il popolo spinge per la stabilità: il 72% degli intervistati ritiene che tutti i partiti dovrebbero fare i compromessi necessari per formare un governo, mentre il 61% considera le proposte della Coalizione delle Sinistre (Syriza, che vorrebbe l’abolizione del Memorandum) “non realistiche”. E in prospettiva elettorale il sondaggio fa registrare un aumento di gradimento proprio del partito guidato dal giovane Tsipras del 4% (al 20,5% dal 16,78%) mentre Nea Dimocratia e Pasok subiscono un ulteriore calo, rispettivamente al 18,87 e al 12,2%. Perdono consensi i Greci Indipendenti all’8,4% (dal 10,60), il Partito Comunista dell’intransigente Papariga (Kke) al 6,5% (dall’8,47%), gli estremisti di Chrysi Avghì al 5,8% (dal 6,97%) e Sinistra Democratica al 5,0% (dal 6,10%).

Il nodo, al di là di numeri e umori, è sempre il piano della troika, perché direttamente proporzionale al denaro che attualmente scarseggia, non solo negli istituti bancari ellenici, ma anche nell’erario ateniese. Un allarme che è stato lanciato dal vicepremier del governo uscente, Theodoros Pangalos, in un’intervista al Sunday Telegraph. In cui ha osservato che se il Paese non rispetterà il memorandum concordato con la troika, entro sei settimane rimarrà senza liquidi. E si dice molto spaventato da ciò che potrebbe accadere dopo che i cittadini hanno di fatto espresso una preferenza di massa proprio contro quegli accordi con Ue, Bce e Fmi. La maggioranza degli elettori greci, aggiunge, ha evidenziato una bizzarra costruzione mentale: stare nell’Unione europea e nell’euro, ma senza corrispondere nessun dazio per il passato, senza pensare al rischio da “bancarotta fuoricontrollo” che è in agguato.

Filoellenico si è mostrato in verità il presidente dell’Eurogruppo (dimissionario) Jean Claude Juncker. Proponendo di concedere alla Grecia più tempo per consentirle di rispettare gli impegni presi con Ue ed Fmi, scongiurando il rischio di una sua uscita dall’euro, un’opzione definita «non ragionevole» e dicendosi pronto anche a concederle altri dodici mesi di tempo.

Twitter@FDepalo