La Regione Lombardia ha attuato da qualche anno uno screening del tumore della mammella.

Mi scrive una paziente che si sottopone alla prima mammografia il 10 aprile 2006 e periodicamente alle altre come indicato dalla Fondazione Maugeri, che partecipa insieme ad altre strutture al protocollo regionale. Al controllo del 9 aprile 2010, invece di ricevere la solita lettera che le conferma il buon esito del test, la chiamano telefonicamente per invitarla ad una nuova visita, ecografia e mammografia per “approfondimenti” con appuntamento il 28 aprile 2010.

Riporto testualmente:

“…dopo 15 gg. dalla mammografia del 9/4/10 mi hanno telefonato per dirmi che la mia situazione necessitava approfondimenti … alla mia domanda “scusi, ma il mio è un caso isolato o capita di frequente?” mi hanno risposto “no no guardi, ho qui una lista di 40 persone da richiamare” … sono stati 3 giorni di attesa da incubo … io terrorizzata, ma con le antenne tutte alzate, ho osservato nei dettagli il medico che aveva sullo schermo la mia mammografia appena fatta e che con l’eco esplorava il seno sinistro (ho pensato, vediamo se va in un punto preciso, no no, ha fatto un rapido giretto e mi ha subito detto “signora, tutto a posto. tranquilla”) … “scusi, mi può dire per favore che evidenza c’era, no sa perché ho un marito medico e molti amici medici, che mi chiederanno dettagli” …  “no no, niente, non c’era niente, tranquilla.” …  “guardi, adesso sono tranquillissima. Solo vorrei capire meglio perché ho dovuto fare un’altra mammografia, una visita e un’eco” … “ma così, per sicurezza”.”

La paziente si chiede che “…se l’esame è dubbio mi fai il santo piacere di telefonare alla paziente e dirle “signora il suo esame non si legge bene” e mi spiace non è un formalità, ma un’esigenza di protocollo, perché ci sono di mezzo 3 giorni in cui il pensiero unico è: cancro-non cancro (questo sì, molto dannoso per la salute!)”.

Ed ancora:  “…mi è capitato di parlare di quest’esperienza con varie amiche, e a molte è capitata la stessa cosa (anche in altre strutture), solo che loro, non avendo la stessa mia consapevolezza riguardo ai costi biologici e sociali, l’hanno interpretata come una forma di scrupolosità tutto sommato anche utile. Si fa presto a far su la gente…”

Credo che occorra rivedere il protocollo di una iniziativa molto utile per il cittadino ma che potrebbe portare a costi psicologici rilevanti per le pazienti, a cui si insinuano dubbi senza spiegazioni immediate, e costi sulla sanità pubblica nella misura in cui questi “approfondimenti” non siano necessariamente clinici.