“Ci battiamo ogni giorno per continuare a evitare il drammatico destino come quello della Grecia”. Il governo ha oggi presentato il Documento economico e finanziario approvato dal consiglio dei ministri e il presidente del Consiglio Mario Monti ha usato queste parole. Prima ha parlato di vite drammaticamente interrotte e poi ha evocato direttamente il termine “suicidi”, aggiornandone il numero di quelli avvenuti nel Paese ellenico. Monti non si nasconde che “le conseguenze drammatiche della crisi” e disegna il drammatico quadro che “in Italia stiamo cercando di invertire, in condizioni molto difficili”. La crisi “sta imponendo un prezzo altissimo alle famiglie, ai giovani, ai lavoratori, alle imprese, e qualche volta porta ad esperienze che “si chiudono nella disperazione – ha aggiunto Monti – ma pensiamo a quale disperazione ci sarebbe stata con il default del debito sovrano”.

“E’ stato evitato uno shock distruttivo”, si legge nella relazione di Monti che accompagna il Def, ma “non possiamo aspettare che la tempesta passi”, perché la crisi potrebbe avere “un impatto duraturo sulla crescita” del Paese.

Secondo Monti l’Italia “ha subito un impatto più forte della crisi e ne esce ma con fatica”. Un periodo di grande difficoltà che “nasce da fattori esterni all’economia italiana e legati al quadro europeo internazionale, ma anche dal fatto che per lungo tempo non sono state affrontate debolezze strutturali di fondo della nostra economia”. “Il cuore del problema italiano – chiarisce il premier – è come tornare a crescere. Non c’è ragione per accettare che l’Italia sia condannata ad avere una crescita sotto la media dell’Eurozona da oltre dieci anni. In questo momento, la crescita non può venire da stimoli espansivi della spesa pubblica”. Crescita, secondo le previsioni del capo del governo, che non tornerà almeno fino al 2013. Quanto al prodotto interno lordo il Def indica da dicembre “un ulteriore deterioramento delle condizioni economiche: il Governo stima che il Pil nel 2012 si contrarrà di 1,2% per tornare positivo nel 2013 (+ 0,5%) e accelerare ulteriormente nel biennio successivo (1,0 e 1,2 rispettivamente)”.

Passera: “Fare di tutto perché la bolletta scenda”. Alle difficoltà dei cittadini pensa anche il ministro dello Sviluppo Corrado Passera: “Dobbiamo fare di tutto perché la bolletta smetta di crescere e vada a scendere: quello del gas, è un mercato da rendere molto più competitivo, dobbiamo lavorare su rigassificatori e gli stoccaggi. Abbiamo già separato Eni da Snam. C’è anche il grande tema delle rinnovabili: è un’area dove sono già impegnati 170 miliardi nei prossimi 20 anni. C’era da spostare l’enfasi verso filiere più interessanti per creare occupazione: abbiamo messo 60 mld per favorire crescita di questi settori. C’è inoltre molto di più da fare nel campo dell’efficienza energetica”.

Passera ha indicato anche le iniziative del governo per dare ossigeno alle imprese: “Sono al lavoro due bellissime taskforce: una è sulle start up. Nascere è difficile. Non c’è solo la società con 1 euro. Entro l’estate arriveranno misure che permettano di facilitare la nascita di nuove aziende di tipo innovativo. L’altra task force è sugli investimenti esteri per attrarre capitali. Ci saranno interventi in pochi mesi”.

Infine il prezzo della benzina. “Se ci sarà un calo del prezzo del petrolio dovrà riflettersi sul costo: valutiamo il meccanismo tra i prezzi di mercato e i prezzi alla pompa”. “Siccome sulle accise c’è stato unintervento molto forte – ha aggiunto – è possibile che quando parleremo di sgravi con la lotta all’evasione se ne discuta. Si valuterà se tornare parzialmente indietro”.

Def: “Debito verso la riduzione”. “L’Italia ha messo in sicurezza i conti pubblici – si legge nella relazione – e avrà nel 2013 un avanzo primario pari al 3,9%. Il debito è stato posto su un sentiero di riduzione progressiva e durevole. E’ uno sprint realizzato con un sforzo collettivo del Parlamento, delle parti sociali e di tutta la parte produttiva del Paese oltreché del governo. Ma molto resta da fare per risolvere ritardi accumulati negli anni e debolezze radicate”. Tra queste, promette, anche la revisione della spesa pubblica.

E’ necessario, quindi, “un graduale ma duraturo percorso di rientro”: una scelta obbligata per evitare al Paese di mettere a repentaglio la sua sicurezza economica anche se a costo di sacrifici pesanti per i cittadini, le famiglie e le imprese”. Sacrifici che passano anche dalle riforme sulle quali, precisa Monti, “occorre sgombrare il campo da qualche scetticismo: nel breve periodo comportano costi aggiuntivi, mentre i benefici si producono solo nel lungo e medio-lungo termine. Le riforme hanno sì bisogno di pazienza, ma poi pagano”.

Monti nella relazione traccia di nuovo il sentiero che il governo deve percorrere: “L’esperienza di questo governo nasce sotto il segno dell’urgenza di agire ma si fonda sulla consapevolezza che per superare la fase critica non è sufficiente guardare al breve termine. La fiammata dei premi al rischio sovrano che ha portato il Paese sull’orlo di una crisi drammatica non è una causa ma il sintomo di un malessere più profondo”.

“Il mercato del lavoro ha ingiustizie e disfunzioni”. Da qui l’urgenza di una riforma del lavoro, spiega Monti, per tamponare “la preoccupante crescita della disoccupazione e il basso livello di occupazione, in particolare di giovani e donne” e per modificare un mercato del lavoro “segnato da ingiustizie e disfunzioni”. Cambiare è necessario “per aiutare lavoratori e imprese ad affrontare una fase duratura di riorganizzazione di mutamento della specializzazione produttiva e per aggredire il problema drammatico dell’alta disoccupazione giovanile. E’ un mercato duale in cui alcuni, titolari di un contratto tempo indeterminato, godono di tutele elevate, altri con contratti precari hanno modeste prospettive di miglioramento, poca formazione, tutele scarse”. La tutela dei giovani è anche il rafforzamento del Paese, che “investe ancora troppo poco in ricerca, ha un numero insufficiente di brevetti e perde troppi talenti per l’alto numero di giovani che emigrano all’estero”.

“Occupazione disagio per metà delle famiglie”. Un problema, quello occupazionale, che provoca, dice Monti, un “disagio direttamente o indirettamente a quasi la metà delle famiglie italiane”. “La crisi – continua – ha colpito con particolare durezza i lavoratori meno istruiti, i più giovani, quelli con contratti a termine, le donne”. Monti ha anche riservato passaggi sulle difficoltà delle imprese (“Risolvere il problema dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione”) e sul Meridione (”Valorizzare il potenziale di crescita inutilizzato del Mezzogiorno”).

“Evasione a livelli inaccettabili”. Sotto il profilo della pressione fiscale, nei giorni successivi alla mancata introduzione di sgravi fiscali attraverso il recupero dell’evasione, il presidente del Consiglio garantisce che “in futuro i proventi della lotta all’evasione fiscale dovranno essere utilizzati anche per ridurre le aliquote fiscali”. “A ragioni di equità risponde l’impegno per contrastare l’evasione che in Italia ha raggiunto livelli inaccettabili”. L’evasione è “concorrenza sleale tra imprese e un modo in cui alcuni cittadini disonesti provocano un danno ad altri cittadini, causando per tutti una pressione più elevata”. “La fiscalità – prosegue Monti – è un altro tassello fondamentale della strategia per uscire dalla crisi e tornare alla crescita. Il sistema fiscale deve essere più flessibile, innovativo e capace di dare incentivi agli investimenti nei nuovi settori portatori di crescita. Le regole fiscali devono essere semplificate per rendere più facile la vita al cittadino-contribuente onesto”.

“La classi dirigente deve fare di più”. Monti proprio stamani aveva parlato durante la cerimonia, al Coni, di assegnazione dei collari d’oro al merito sportivo e dei diplomi d’onore: “Sono profondamente grato a tutti gli italiani per la consapevolezza con cui stanno affrontando questo momento difficile” ha detto. Un Monti in versione “motivatore”, dopo il lungo vertice di ieri sera con i leader dei partiti di maggioranza, Alfano (Pdl), Casini (Udc) e Bersani (Pd). Per restituire speranza al Paese, ha aggiunto il presidente del Consiglio, “è la classe dirigente a dovere fare di più: è l’impegno che condivido con tutti ed è un messaggio di speranza anche quello che voi donate agli italiani con le vostre imprese”. Monti ha poi ricordato l’anno appena trascorso, all’insegna dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia: “Durante tutto l’anno milioni di bandiere hanno sventolato dalle finestre delle case degli italiani e più volte ha risuonato l’inno di Mameli. La speranza è che anche nel 2012 il tricolore e l’inno di Mameli continuino a sventolare e risuonare nelle case degli italiani”.

Agli atleti dei Giochi: “Il Paese deve essere competitivo come voi”. Il capo del Governo, poi, è tornato sul passo indietro dell’esecutivo per quanto riguarda la candidatura olimpica di Roma. Stupefatto dall’accoglienza ricevuta nel salone d’onore del Coni dalle massime autorità sportive, Monti si è chiesto: “Quale sarebbe stata la vostra accoglienza se avessi accordato l’apporto finanziario a quella che, sicuramente, sarebbe stata la candidatura vincente” alle Olimpiadi 2016. Sempre per restare in tema ‘olimpico’, il professore ha sottolineato che “il Paese sta cercando di vivere la sua competizione per non essere guardato con disattenzione dal resto d’Europa, per non essere gradualmente emarginato dalla produzione e dagli scambi economici internazionali e per essere un paese che sempre di più si inserisce in una posizione centrale in Europa capace di creare lavoro per i giovani e di essere competitivo come siete stati competitivi voi”.