Non è tutto qui. Al contrario: le tre inchieste che hanno portato alla luce la gestione della cassa della Lega Nord potrebbero accelerare già dopo la fine delle feste pasquali. Un cambio di passo che potrebbe portare a nuove iscrizioni nel registro degli indagati: d’altronde quelle che potevano sembrare solo parole in libertà, nelle telefonate intercettate nelle ultime settimane, sono state confermate per filo e per segno davanti agli inquirenti dalla dirigente amministrativa Nadia Dagrada e dalla segretaria particolare di Umberto Bossi, Daniela Cantamessa, che hanno pure fornito cifre precise (le lauree, il terrazzo, la scuola e via andando).

Le Procure sono intenzionate a dividersi i compiti: i magistrati di Milano si concentreranno sulle spese pazze con i soldi dei finanziamenti pubblici; quelli di Napoli lavoreranno sulle operazioni all’estero e sugli appalti vaticani; quelli di Reggio Calabria sul filone dei rapporto con le cosche della ‘ndrangheta. Ci sono alcune novità che risaltano oggi, sotto il profilo giudiziario.

“Fallo ora, sennò addio”. Una riguarda senza dubbio il coinvolgimento di Rosi Mauro, la vicepresidente del Senato che l’altroieri si era affrettata subito a chiarire che non si dimette (e invece ne chiedono l’allontanamento sia all’interno della Lega sia a Palazzo Madama), che si era stracciata le vesti definendo “porcherie della stampa” gli elementi che si sono via via moltiplicati – politicamente – a suo carico e che infine due giorni fa non ha trovato altro aggettivo per l’ex tesoriere Francesco Belsito (cacciato invece in quattro e quattr’otto dal partito) se non “superficiale”.

Oggi però emerge che la Mauro (alla quale secondo le amministrative del Carroccio sono state pagate lauree e visite mediche e che avrebbe trovato il modo di allungare un’altra somma anche al fidanzato) non solo era tutt’altro che ignara di cosa stava succedendo in tesoreria, ma parlava con disinvoltura con Belsito arrivando a chiedergli di eseguire “l’operazione perché è urgente”. Lo dice, in un’intercettazione pubblicata da Repubblica, che riguarda una conversazione del 22 gennaio scorso. Sulla stampa in quel periodo sta infatti montando il caso Tanzania per via dello strano investimento da 6 milioni operato dal tesoriere del Carroccio e quindi nel partito sta iniziando una sorta di conto alla rovescia al termine del quale Belsito potrebbe essere costretto a lasciare la guida delle casse della Lega. Per questo c’è da fare presto, secondo i carabinieri.

Mauro: Comunque France’, se adesso puoi, ricordati di fare quella cosa che ti ho detto a voce… Succinta, così da fare in questo momento. Perché dopo non potrai più, perché se no addio.
Belsito: No, no… ma lo faccio diversamente adesso.
M: No ma… purtroppo è urgente.
B: Sì, sì tranquilla.

“Quella cosa lì urgente”, secondo il Noe dei carabinieri che annotano la circostanza nel verbale di intercettazione, è il trasferimento di denaro che Belsito effettua a favore della Mauro attraverso la filiale del Banco di Napoli di Montecitorio. Si riferiscono, verosimilmente, al prelievo bancario di 29.150 franchi svizzeri cui si fa riferimento negli atti dell’inchiesta. L’8 febbraio la vice presidente del Senato chiama di nuovo l’allora tesoriere che l’operazione è avvenuta attraverso il Banco di Napoli “in modo che non se ne accorgano – rilevano i carabinieri – perché ora sono interessati alla Banca Aletti, che è quella utilizzata per l’operazione della Tanzania“.

“La traditrice è la Mauro”. E’ in atto, in quei giorni, una vera e propria guerra sotterranea all’interno della Lega e il perno è la “missione Tanzania”. Ne parlano al telefono il 7 febbraio la Dagrada e Belsito. Sono convinti che se scoppia lo scandalo sui conti leghisti, la Mauro sarà coinvolta: “Eh sì, voglio vedere lei se si dimette, perché non si dimette? È del Sinpa lei, perché non porta i conti del sindacato?”. La Dagrada, come al solito, dispensa la sua dose di consigli: “Facciamo una bella proposta che tu appoggi in consiglio federale dove i bilanci di tutti vengono fuori compreso quello del Sindacato Padano…. eh perché voglio vedere gli estratti conto del sindacato, cosa succede”. A lei “viene un infarto” chiosa Belsito. “Ah beh – concorda la Dagrada – per forza, non sono usati per il sindacato, quindi…”.

Il giorno successivo Belsito informa la dirigente amministrativa di essere stato convocato da Bossi a Roma. E’ iniziata la resa dei conti. “Lei (la Mauro, ndr) è convinta che gli vada evidentemente sempre tutto bene, ma non è per nulla così”, quando invece, interviene Belsito, “La traditrice è lei” . “Eccome – rincara la Dagrada – E’ lei che sta manovrando tutto, la cosa pazzesca è che lei… a questo punto, a questa stregua, morti per morti, la rovini con quello che prende, ribadisco a questo punto che esca fuori quello che viene dato al Sinpa“.

La contabilità fantasma. L’altro elemento che si aggiunge è laconferma che i bilanci della Lega Nord erano avvolti quantomeno da una coltre di nebbia. Tanto che, scrive il Corriere della Sera, a casa di Helga Giordano, contabile della Lega per 7 anni (ed ex assessore a Sedriano), sono state trovate carte relative a una contabilità “occulta”, parallela. Documentazione che nel partito le era stato chiesto di non inserire nei bilanci ufficiali. La Giordano è stata messa alla porta due mesi fa perché accusata di un tentativo di imbroglio ai danni di un’imprenditrice usando il nome della Lega e dei suoi vertici. Un episodio, quest’ultimo, che è finito anche nella “lista della spesa” delineata nelle loro telefonate da Belsito e Dagrada, perché l’imprenditrice di cui si parla sarebbe stata “risarcita” con soldi del partito in modo che non sporgesse denuncia.

“Nadia Dagrada selezionava specie negli ultimi tempi una serie di fatture che, anziché passarmi affinché le contabilizzassi, se le tratteneva lei – ha spiegato la Giordano ai magistrati – Proprio perché mi ero accorta che vi erano delle anomalie in questa attività di contabilizzazione decisi di portarmi a casa copia dei prospetti dei bonifici da me compilati. Si tratta della documentazione che è stata sequestrata in data odierna nel corso della perquisizione. Per ciò che riguarda la cartellina che mi è stata sequestrata, contenente documentazione varia, in particolare fatture e rendiconto di carte di credito, si tratta per quel poco che sono riuscita a fotocopiarmi, di alcune spese che la Dagrada non voleva che annotassi o di spese che mi sembravano anomale». In albergo, per esempio, oltre a dirigenti noti, soggiornavano a spese del partito persone sconosciute, secondo la Giordano. Poi fatture di ristoranti. E altre spese e documenti anomali, che ora le Procure cercheranno di interpretare, ricostruire, definire.

La ‘ndrangheta: “Girardelli? Veniva nella sede della Lega da anni”. La Giordano, nel suo colloquio con i magistrati, approfondisce anche l’aspetto della presenza costante nella vita del partito di Romolo Girardelli, “l’ammiraglio”, l’affarista genovese già indagato nel 2002 per associazione mafiosa perché “ritenuto associato a elementi di primissimo piano della cosca De Stefano”, vale a dire la crema della ‘ndrangheta reggina. Un elemento che brucia, ovviamente, all’interno del partito e che però non appare come un evento eccezionale. Infatti non solo Belsito è amico e socio d’affari di Girardelli. Ma lo era anche Maurizio Balocchi, il predecessore di Belsito, morto nel 2010. “Ho conosciuto Girardelli – racconta Helga Giordano ai pm – perché accompagnava talora in ufficio Maurizio Balocchi. I due sembravano legati da forte amicizia, pur essendo Girardelli del tutto estraneo al partito». L’ipotesi dei magistrati è che “l’ammiraglio” in realtà riciclasse denaro sporco tramite le casse della Lega, il che giustificherebbe anche gli strani slalom di denaro a Cipro e in Tanzania. “Si tratta di complesse operazioni bancarie di “esterovestizione” e “filtrazione” in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa – scrive il gip nel decreto di perquisizione – Condotta posta in essere da Girardelli per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa e in particolare della “cosca De Stefano”».