David Cameron in imbarazzo, i giornali di Murdoch – ma non solo – in stato di guerra, il Labour che sa bene di non potersi lasciare sfuggire questa occasione. Con una battuta che circola su Twitter: “Finalmente abbiamo un primo ministro pay-per-view”. Dopo che The Sunday Times, domenica scorsa, aveva pubblicato un’inchiesta che per due giorni ha fatto traballare Cameron e i suoi sodali, il premier conservatore cerca di mettere una pezza e pubblica tutti i nomi di tutti i donatori degli ultimi anni. Poco conta se per arrivare a questo punto i Tories hanno “sacrificato” la figura del tesoriere Peter Cruddas, registrato dai giornalisti del domenicale mentre prometteva cene con Cameron in cambio di favori, attenzione e “accesso” al potere. Per un prezzo che oscillava fra le 50mila e le 250mila sterline si sarebbe ottenuta – ma tutto è ancora da accertare – una via privilegiata per entrare nelle attenzioni della coalizione di governo fra conservatori e liberaldemocratici. Ma dietro potrebbe esserci qualcosa di più.

Molti commentatori, infatti, vedono in tutta questa mossa un motivo in più da parte dei Tories per attaccare il Labour. Solo dallo Unison – ancora potente sigla, nonostante la Thatcher abbia smantellato i sindacati – i laburisti ricevono ogni anno qualche milione di euro. Poi ci sono i contributi dei singoli lavoratori che, al di là delle tessere di partito, versano quello che possono. Ora in molti lo vedono come un alibi nelle mani della destra per attaccare la sinistra. Scrivono i giornali più vicini a Cameron e all’esecutivo: è vero, il partito al governo in Gran Bretagna avrebbe accettato a man bassa finanziamenti da privati promettendo una “via preferenziale” per influenzare la politica dell’esecutivo. Ma che cosa dire allora di tutti quei milioni di sterline che ogni anno i laburisti ricevono dai sindacati? Non è forse il caso di fare luce anche su quel flusso di denaro? Così commentano gli editorialisti più spregiudicati.

Inoltre – altra ipotesi che serpeggia a Londra – ad attaccare David Cameron è proprio il cavallo da battaglia della scuderia di Rupert Murdoch, quello stesso magnate dei media che era recentemente stato “rinnegato” da Cameron nella vicenda tuttora in corso delle intercettazioni illegali portate avanti per anni di sicuro da almeno un giornale di Murdoch, il tabloid domenicale News of The World, costretto a chiudere i battenti la scorsa estate dopo che il caso era scoppiato con tutta la sua virulenza. È vero, nel Regno Unito i giornalisti delle testate sono molto più indipendenti dai loro editori rispetto ai colleghi di altre parti del mondo. E spesso i giornali battono duro sia a destra che a sinistra, che al centro. Però, qualcuno commenta a Londra, questa volta pare essere proprio una bella coincidenza. Molto improbabile, tuttavia, che si tratti di una “vendetta” di Murdoch. Però di sicuro i rapporti fra News International e il governo sono cambiati, dopo le corse a cavallo di Cameron con la “rossa” Rebekah Brooks e le cene con lo stesso Murdoch.

Dubbi anche sui metodi dei giornalisti del Sunday Times, che sono arrivati allo scoop con un vero e proprio trabocchetto. A novembre si sono finti come ricchi intermediari del Liechtenstein, desiderosi di entrare nel processo di privatizzazione della Royal Mail, le poste del regno. Ma la deontologia giornalistica anglosassone nulla dice riguardo alle “imboscate”. Ed ecco, dopo vari passaggi di vari personaggi interni ai conservatori, quel nastro che dimostrerebbe come le cene con Cameron venissero vendute al miglior offerente. “Se sei a corto di soldi e non riesci ad arrivare a un conservatore, ti posso far incontrare con qualche liberaldemocratico”, ironizzava ieri il Times con una vignetta. E ora si indaga per capire se veramente funzionasse così. Soldi in cambio di favori, o, almeno, di ascolto assicurato? Cameron ha preso le distanze. “Così non si fa” ha detto. Ma i giornali britannici calcano la mano e dicono che comunque le cene venivano tenute spesso a Downing Street, la residenza personale del primo ministro e di sua moglie. Il tutto a spese dei contribuenti, e sta forse qui il nodo dello scandalo.

Il leader del Labour intanto attacca Cameron, che due giorni fa si è detto troppo impegnato per andare alla Camera dei Comuni a farsi porre delle domande dai tanti parlamentari che in questi giorni stanno affilando le armi. E Cameron, per tutta risposta, avvia “l’operazione trasparenza”. Così, si viene a scoprire, dal 2005 (quando Cameron fu eletto leader dei conservatori) a oggi, ben 29 persone hanno donato più di 250mila sterline. Fra i donatori – che poi abbiano ricevuto favori o meno questo è ancora tutto da accertare – ci sono costruttori, uomini della finanza, imprenditori stranieri – e questo è vietato dalla legge inglese, nessun contributo può arrivare dall’estero -, immobiliaristi, proprietari di vaste catene di supermercati, ma anche quelli che qui vengono chiamati ancora, con un gusto un po’ vittoriano, “filantropi”.