E’ rimasto ucciso in seguito all’irruzione delle teste di cuoio francesi Mohammed Merah, il giovane accusato del massacro nella scuola ebraica di Tolosa Ozar Hatorah, costato quattro vittime, tra le quali tre bambini. Merah, dopo oltre trenta ore di assedio della sua abitazione nella città francese, si sarebbe barricato in bagno per resistere agli uomini del Raid, le forze d’elite della polizia.

La fine dell’incubo per la Francia è avvenuta in modo altrettanto drammatico, dopo la scia di sangue degli ultimi giorni. Merah avrebbe infatti tentato la fuga scappando dalla finestra del bagno di casa, dove si era barricato dopo l’irruzione delle forze speciali. Il giovane franco-algerino si è lanciato dalla finestra (la casa è al pian terreno) sparando a raffica: è morto colpito dal fuoco di risposta degli uomini delle forze speciali che lo hanno raggiunto con un proiettile alla testa, come ha spiegato il procuratore di Parigi Francois Molins. Secondo il racconto del ministro dell’Interno Claude Guéant gli agenti hanno ispezionato di corsa le stanze al primo piano del palazzo e quando si sono avvicinati al bagno il killer di Tolosa si è scaraventato fuori, sparando all’impazzata, per poi raggiungere una finestra dalla quale si è lanciato per tentare la fuga, sempre continuando a fare fuoco. E’ stato trovato morto a terra, fuori dall’edificio. Il ministro ha citato un anonimo funzionario del Raid, il quale ha commentato di non aver mai assistito a un’esplosione di violenza cosi’ esasperata. Un agente del Raid è rimasto ferito a un piede durante l’assalto, e altri due sono “sotto shock”. Durante il blitz sono risuonate esplosioni e raffiche di armi automatiche. Sarebbero stati sparati circa 300 colpi.

Molins ha anche confermato che il killer, quello che a Tolosa è stato chiamato “Terminator”, ha filmato le sue stragi e che le indagini continuano per individuare eventuali complici. Il procuratore ha anche aggiunto un dettaglio che corrobora il profilo violento di Merah che era emerso in questi giorni: “Quando è stato in carcere, ha avuto comportamenti violenti nei confronti dei compagni di cella e anche contro se stesso”.

Dopo l’esito positivo del blitz, Nicolas Sarkozy ha parlato alla nazione in diretta tv, lanciando un appello al fine di evitare rappresaglie contro la comunità musulmana dopo l’epilogo dell’assedio al killer. “I francesi devono superare la loro indignazione” ha detto il presidente francese, secondo cui “i nostri connazionali musulmani non hanno nulla a che fare con questa storia, non bisogna fare confusione”. Il titolare dell’Eliseo ha poi spiegato che “l’autore delle stragi ignobili è stato messo in condizioni di non nuocere”. Poi ha espresso le condoglianze alle vittime e ha ringraziato le forze dell’ordine e il ministero dell’Interno. “La Francia ha mostrato determinazione e sangue freddo ed è restata unita” ha sottolineato Sarkò, il quale poi ha spiegato che “è stato fatto il possibile per consegnarlo vivo alla giustizia, ma non era concepibile esporre a rischi altre vite. C’erano stati troppi morti”.

La reale sorte del giovane, francese di origine algerina, era rimasta ignota per tutta la notte. “Non sappiamo se sia vivo o morto”, aveva affermato in mattinata il ministro Guéant, parlando con Le Figaro di Merah. “Non ci sono segni di vita da ieri sera. Speriamo che sia vivo”. Il ministro aggiunge che Merah, accusato anche dell’uccisione di tre militari francesi a Montauban l’11 marzo, avrebbe affermato di voler morire con le armi in pugno.

Dopo il blitz, il ministro dell’Interno ha aggiunto nuovi particolari sulla trattativa condotta nella notte: “Fino alle 22,45 di ieri, Merah ci ha lasciato pensare che si sarebbe arreso”, ha detto ai giornalisti. “Ma all’ultimo contatto con gli uomini del Raid ha fatto sapere che cambiava atteggiamento e che non si sarebbe arreso. Ci ha detto che ci avrebbe fatto pagare caro il suo arresto e che la morte non gli faceva paura”.

Già diciassette minuti dopo mezzanotte le teste di cuoio francesi avevano fatto esplodere tre cariche davanti alla porta dell’appartamento, al numero 17 di rue Sergent Vigné nel quartiere Cote Pavee, che sembravano segnare l’avvio del blitz. Ma successivamente fonti della polizia hanno parlato di un’azione decisa per “intimidire” il killer. E l’assedio è proseguito fino alla tarda mattinata di oggi.

VIDEO: LE IMMAGINI DI MOHAMMED MERAH

Mohamed Merah ha affermato di essere l’autore della telefonata di rivendicazione degli attacchi di Tolosa e Montauban fatta nella notte di ieri alla redazione di France 24. A dichiararlo il procuratore della Repubblica, Francois Molins: “Rivendica una chiamata fatta da una cabina telefonica nella quale, durante una conversazione durata dieci minuti con una giornalista, ha rivendicato gli attacchi commessi”, ha spiegato. Il procuratore ha quindi annunciato il ritrovamento di una telecamera in una borsa affidata dal sospetto a una persona di sua conoscenza. Da fonti vicine all’inchiesta citate da ‘Le Parisien’ di parla di una “certezza al 98 per cento” del fatto che Mohammed Merah sia l’uomo che ha parlato circa 11 minuti alla giornalista Ebba Kalondo di France 24.

Il giovane, cittadino francese originario dell’Algeria, aveva dichiarato di essere un membro di al Qaeda e di essersi addestrato nel Waziristan dove ha ricevuto l’incarico per una “missione” di attacco in Francia. Il giovane aveva rivendicato sia l’uccisione dei tre parà che quella delle quattro persone nella scuola ebraica, affermando di non aver alcun rimpianto, se non quello di non aver ucciso più persone. Aveva spiegato di aver agito sia per “vendicare i bambini palestinesi” vittime della repressione israeliana sia per “punire” l’Esercito di Parigi “per i suoi interventi all’estero”.

Alla notizia della morte di Merah, alcuni siti Internet jihadisti vicini ad al-Qaeda hanno annunciato “il martirio del fratello Mohammed Merah”, definito “il terrorizzatore di Francia”. In particolare, il forum ‘al-Shumukh’, considerato il più importante tra quelli legati all’organizzazione fondata da Osama bin Laden, ha dato ufficialmente l’annuncio con un testo scritto dall’amministratore del sito, lo stesso che diffonde i video di Ayman al-Zawahiri e degli altri leader della rete terroristica.