È stata la prima protesta partita dalla base del Movimento 5 stelle. Un’iniziativa voluta da una dozzina di militanti della prima ora e durata meno di un giorno, visto che hanno parlato e sono stati di fatto espulsi. Ma potrebbe dare il via a una serie di defezioni in tutt’Italia. I protagonisti sono gli attivisti di Cento, in provincia di Ferrara, che sabato hanno deciso di sostituire il simbolo ufficiale con il logo “uno vale uno”, in attesa di avere altri chiarimenti in merito all’allontanamento del consigliere Tavolazzi. Un gesto simbolico, che gli è costato l’uscita dal Movimento. A poche ore dalla diffusione della notizia, infatti, Beppe Grillo ha pubblicamente scomunicato gli attivisti “ribelli”, e attraverso un post sul suo blog ha vietato loro l’utilizzo del simbolo per sempre: “Hanno cambiato quello del Movimento con un altro. Liberi di farlo. Non potranno però più usarlo in futuro”.

Grillo non ci ha pensato due volte e senza giri di parole ha messo alla porta il gruppo, preferendo ancora una volta la linea dura al dialogo. Nello stesso intervento il blogger ha poi voluto fare delle precisazioni sulla vicenda di Tavolazzi. “In merito alla cosiddetta espulsione della lista di Tavolazzi, non è stata espulsa. Gli è stato invece ritirato l’uso del simbolo del Movimento accanto al suo simbolo Progetto per Ferrara, una lista nata prima del Movimento, che ha anche un suo statuto, diverso dal nostro”.

Si conclude così la prima defezione, la prima protesta partita dalla base dopo la bufera scatenata dall’esclusione del consigliere del comune di Ferrara. Fin da subito una parte dei supporters di Grillo ha dimostrato di non gradire la scelta del blogger genovese. In particolare in Emilia Romagna, dove molti conoscono personalmente Tavolazzi. Qui l’episodio ha disorientato diversi militanti a 5 stelle, dando inizio a una dibattito interno che, tempo dieci giorni, a Cento si è tradotto in azione. “Il caso ora esiste e va assolutamente risolto senza che questa imbarazzante questione finisca nel dimenticatoio – si legge sulla pagina online del gruppo centese- Pertanto noi, in forma provvisoria, senza alcuna parvenza di azione scissionista e con voto espresso in assemblea, abbiamo deciso di usare nelle nostre note stampa il non-simbolo Uno vale uno”.

Gli stessi attivisti hanno detto di essere rimasti “stupiti, delusi e demoralizzati” di fronte alla decisione di estromettere un eletto, senza aver prima consultato la base. Lanciando poi un appello a tutti i simpatizzanti: “Invitiamo a sostituire provvisoriamente l’immagine del profilo Facebook con quella del non-simbolo, così che ciascuno di noi possa manifestare il rigetto di ogni tipo di diktat all’interno del Movimento”.

Sebbene Cento sia una piccola realtà, composta da una quindicina di attivisti, il loro gesto potrebbe rappresentare un esempio in altre città d’Italia. Il terreno sembra fertile. E non solo in Emilia Romagna. In Trentino ad esempio, prima ancora della protesta del non-simbolo la lista che si trovava in attesa di diventare ufficialmente parte del Movimento 5 stelle aveva già deciso di mettersi in stand by, chiedendo pubblicamente a Grillo di sospendere la richiesta di certificazione. E ieri, sul loro sito, gli attivisti di Trento hanno sostituito il logo con quello ideato dai colleghi di Cento “uno vale uno”.

Dall’altra parte d’Italia, a Matera, la lista civica a 5 stelle ha pubblicato una lettera aperta, in cu chiede a Grillo di spiegare meglio cosa l’abbia spinto a espellere Tavolazzi. “Pur non entrando nel merito della discussione sull’incontro di Rimini – si legge sul loro sito – ci piacerebbe che si approfondisse la questione, evitando di liquidarla come se si trattasse di un episodio di normale amministrazione e di cui i gruppi radicati sul territorio non debbano occuparsi”.