“Comunicato politico numero quarantanove”. Dopo il polverone sollevato dall’allontanamento del consigliere Valentino Tavolazzi, Beppe Grillo cerca di scrivere la parola fine alle polemiche e alle discussioni, pubblicando un post dai toni duri, che ha l’aria di un ennesimo rimprovero: “Nel Movimento 5 stelle la democrazia diretta è realtà quotidiana, non c’è bisogno che qualcuno la interpreti per noi”. In cui non si salvano nemmeno i giornali: “I media, in particolare quelli liberal e di sinistra, vogliono dividere il Movimento da Grillo, il despota. Poveri coglioni”.

L’intervento arriva dopo una settimana di passione per il Movimento 5 stelle. Prima la scomunica degli organizzatori dell’incontro nazionale di Rimini, del 3 e 4 marzo, poi l’espulsione del consigliere comunale di Ferrara Valentino Tavolazzi hanno generato non poche perplessità, alimentando malumori e tensioni tra attivisti ed eletti. In tanti, appena appreso la notizia di Tavolazzi, non avevano esitato a esprimere solidarietà al ferrarese messo alla porta, mentre la pagina online del leader e fondatore del Movimento si era allungata in poche ore di oltre 600 commenti, divisi tra pro e contro.

Una discussione andata avanti per giorni su Facebook e sui giornali, e alla quale oggi Grillo sembra voler mettere un freno. E per questo dalla sua pagina lancia un attacco alla stampa, colpevole di aver dipinto il Movimento come una realtà politica sempre più distante dal suo ispiratore. “I media vogliono dividere il Movimento da Beppe Grillo, il despota. Non hanno capito nulla di quello che aspetta loro e questo disgraziato Paese”. Senza risparmiare tutti coloro che nelle ultime settimane hanno voluto affrontare la questione della democrazia nel Movimento. “La democrazia diretta è realtà quotidiana, non c’è bisogno che qualcuno la interpreti per noi o ci tenga concioni agitando un libretto”.

E a chi nei giorni scorsi si era interrogato sul ruolo del leader, e sull’opportunità o meno di epurazioni calate dall’alto, il blogger genovese risponde specificando che il suo compito è quello di vigilare sul rispetto delle regole scritte nel Non statuto. “Un documento di sette semplici punti che ha come obiettivo dichiarato di non voler trasformare il Movimento in un partito. Chi non è d’accordo può chiedere ospitalità a Casini, a Vendola, a Bersani, a Bossi. C’è un’ampia scelta. Il mio ruolo è quello di garante di queste (poche) regole e di amplificatore”.

Insomma, allontanati per ora gli spettri di spaccature e di derive autoritarie, Grillo si prepara alle elezioni comunali di questa primavera. Il Movimento “sarà presente il circa 70 città e in quasi tutti i capoluoghi di provincia”, da Verona a Taranto. Un banco di prova, in attesa della candidatura per le politiche del 2013.

e.l.