È arrivata la sanatoria occulta? Non siamo (solo) noi perfidi cattivacci del Fatto, a parlarne, ma l’icastico Roberto D’Agostino, che ieri ci regalava una mirabile sintesi politica: “Essì, il salvacondotto giudiziario per l’uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi esiste davvero, e lotta insieme a noi”. Dopotutto ci sono giorni in cui basta una sentenza dell’immancabile Claudio Scajola per capire che aria tira: “Credo che si incominci a capire – ha dichiarato festante l’ex ministro asuainsaputezza – che questo paese ha bisogno di pacificazione”. E la pacificazione, ovviamente, sarebbe l’annullamento della sentenza per Marcello Dell’Utri, l’ennesimo giro di valzer, l’ennesimo gioco dell’oca nell’Italia in cui mentre i poveracci vanno in galera, chi si può permettere una buona difesa è già mezzo assolto. La sanatoria occulta è una costellazione di fatti giudiziari e non, tutti apparentemente casuali, che – guardacaso – hanno iniziato miracolosamente a manifestarsi in parallelo con l’avvento dell’era Monti. Nel tempo dei professori sembra che le istituzioni si siano sincronizzate magicamente sulla prima legge della tecnocrazia all’italiana. Ovvero: se c’è in gioco un verdetto, o si parla di un provvedimento sgradito alla sinistra, entrambi vengono approvati prima ancora di mettersi al tavolo. Se invece c’è in gioco un verdetto, o si parla di un provvedimento sgradito alla destra, potete star certi che la palla non andrà in buca.

Solo dietrologia? Prendete la sentenza della Corte Costituzionale sul referendum anti-Porcellum. Due settimane prima del giudizio i due più importanti quotidiani italiani scrivono che la Corte è intenzionata a raccogliere una tesi che da tempo circola negli ambienti berlusconiani. Se il referendum dovesse andare in porto ad entrare in crisi sarebbe il governo. Nulla di strano: il Porcellum, come questo giornale scrive da tempo è l’architrave strutturale del governissimo, l’unica possibile ciambella di salvataggio del Pdl, la legge che qualsiasi segretario di partito si sogna la notte: gli permette di mettere i suoi brocchi in lista senza che debba rendere conto a nessuno. E così ecco un’altra coincidenza provvidenziale sulla via della pacificazione: la Corte boccia il quesito sostenendo che non sarebbe auto applicativo (a giugno, in un altro clima, per difendere la volontà dei proponenti aveva addirittura riscritto il testo di uno dei referendum). Ma poi si passa al processo Mills. Se Berlusconi dovesse essere condannato, il leader del centrodestra finirebbe nei guai, la fedina penale resterebbe macchiata, il Cavaliere potrebbe essere costretto, anche solo per difendere la sua immagine, a scuotere le fondamenta della maggioranza. Però come si fa a non condannarlo in un processo in cui il principale testimone ha ammesso (ed è stato anche condannato) il suo illecito? Ecco che, proprio quando persino il granitico Ghedini rinuncia ad ogni speranza arriva la provvidenza. Una nuova coincidenza che stavolta si manifesta sotto forma di prescrizione. Vabbè, d’accordo, sono solo due coincidenze. Ma la prima legge di Conan Doyle ci spiega anche che tre coincidenze fanno un indizio. Nessuna paura. Arriva anche la terza.

C’è una condanna a Marcello Dell’Utri, quello che abbracciato al Cavaliere gridava alla curva sud azzurrina che “Mangano è un eroe”. Quello che ci ha raccontato – mitico – che si è ritrovato (a Londra!) invitato al matrimonio del boss Jimmie Fauci solo perché era andato a una mostra sui vichinghi. Lì ha incontrato un amico (causalmente mafioso), Tanino Cinà, e quello lo ha invitato a una festa. E dispiace che uno si ritrovi in un processo per mafia solo perché ama le mostre e ha una passione per il popolo di Odino. Dopodiché si potrebbe paragonare l’attenzione che Monti e la Fornero hanno avuto per una questione che era vitale per i suoi elettori (il destino dei senza pensione “esodati”), pari a zero. E la ridicola manfrina del beauty contest. Il ministro Passera è andato da Fazio a dire che Mediaset doveva pagare. Cosa annunciata, nulla di fatto. Fedele Confalonieri viene ricevuto con gli onori di un capo di Stato. La legge Gasparri non si tocca. E le coincidenze continuano. Pacificazione sia, Ale-oo.

Il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2012