C’è aria di opposizione. La grande manifestazione della Fiom ha gettato il seme dello sciopero generale che prima o poi, più prima che poi,  la Cgil, la più grande, seria e radicata organizzazione sindacale italiana cui mi onoro di appartenere, dovrà convocare per far fronte alle politiche antipopolari di questo governo di ricchi e dei ricchi. La partecipazione dei no-Tav dimostra la possibilità di estendere il movimento a vasti settori di cittadinanza direttamente colpita dalle scelte dissennate di grandi e piccole opere funzionali solo a nuove tangenti.

I partiti sono alla frutta. Luigi Lusi afferma che il suo caso farà saltare il centrosinistra e non c’è motivo di non credergli, se è vero che mancano all’appello 181 milioni di euro. Dove sono finiti? La Lega è sommersa dalle tangenti del Pirellone.  E con lei i sodali del Pdl. Di questo parlavano del resto i commenti più autorevoli e informati in occasione della celebrazione del ventennale di Tangentopoli. Di un sistema di corruzione diffuso che ha la sua base nelle cosiddette cricche:  un connubio affari-politica che si salda con l’economia sommersa italian style in buona misura targata mafia/camorra/’ndrangheta con proprie precise propaggini istituzionali. E intanto il buon Dell’Utri viene assolto dalla Cassazione: un altro effetto collaterale del nuovo positivo clima di larghe intese… fra i partiti contro i cittadini. Il tentativo è palesemente quello di smantellare il “concorso esterno in associazione mafiosa” per legittimare pienamente la convergenza fra la politica e le varie mafie.

Andrea Riccardi, che è uno dei più stimabili componenti del governo Monti ha espresso chiaramente il proprio schifo per un modo di far politica, quello del Pdl che, ancora su giustizia e sulle frequenze radiotelevisive, ricatta in nome degli interessi del suo padrone. Poi ha chiesto scusa e me ne rincresce, perché ora lo stimo un po’ meno. Ma sono i costi, anche personali, delle ammucchiate bipartisan, con strateghi consumati e lungimiranti come Violante pronti a svendere a prezzi di saldo interi pezzi di storia e di futuro.

La crisi incalza e non servono i pannicelli caldi e le operazioni di immagine alla Monti. Da questa crisi,che è globale, strutturale e di lungo periodo, si esce a destra o a sinistra.

La sinistra, appunto. Quello che serve in Italia è uno schieramento unitario con le seguenti parole d’ordine:

1. ritiro delle truppe dai teatri di guerra;

2. imposta patrimoniale seria;

3. piano di investimenti pubblici per il riassetto del territorio, la riconversione ecologica dell’economia, il rilancio di scuola, cultura e sanità;

4. fine del precariato, contratto a tempo indeterminato come ipotesi normale ed estensione a tutti dell’art. 18;

5. reddito di cittadinanza per studenti e disoccupati;

6. accesso  alla cittadinanza per gli stranieri residenti;

7. raddoppio dei salari minimi e forte riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali.

Altre se ne potrebbero aggiungere…. Ma perché i giornali indipendenti, con “Il Fatto quotidiano” in testa, non cominciano a lanciare una grande inchiesta su quello che il popolo italiano vorrebbe realizzato da un governo di alternativa?

Perché di sinistra? Perché sono convinto, a differenza di altri, che il discrimine destra/sinistra abbia ancora un forte senso, anche a livello sociale, per distinguere il grano dall’oglio, le misure volte a promuovere l’eguaglianza sostanziale e il progresso vero, da quelle che hanno come unico obiettivo di salvaguardare i privilegi e ingrassare le cricche. Nonostante si siano adoperati in molti, da Craxi a Napolitano, passando per D’Alema, Veltroni e Violante, per annullare ogni significato anche solo semantico alla parola “sinistra”.

Oggi più che mai, però, questa parola deve avere senso. E vivere anche contro le piccole cricche che si sono costruite al suo interno e ai suoi margini. Per questo oggi è necessario azzerare ogni discorso partitico e ripartire dall’unità di una sinistra presente sul territorio, su parole d’ordine come quelle che ho scritto ed altre. A partire dai no-Tav e dalla Fiom. Basta con le grandi e piccoli botteghe della politica attente più che altro al tornaconto delle piccole élites dei trombati, emergenti e riciclati. Il ceto politico, anche di sinistra, vada a lavorare. Vogliamo un unico schieramento alternativo!

Vogliamo elezioni subito e che in queste elezioni si esprimano i contenuti dell’alternativa alle cricche e alle banche. Tanto si è capito che la casta appollaiata in Parlamento se cambierà la legge elettorale sarà solo per peggiorarla ulteriormente…

Ci vuole un Blocco unico della sinistra (BUS) per cambiare e salvare il nostro Paese. Popolo italiano, attento, stavolta non perdere il BUS!