Vladimir Putin è presidente di Russia per la terza volta, al primo turno e con il 63,5 per cento delle preferenze. A Mosca la sfida elettorale si è giocata in pochi metri di strada, nel cuore della città. Nella piazza del Maneggio è stato allestito un palco, da dove si festeggia già la vittoria dello ‘zar’ Vladimir. Centinaia di poliziotti sorvegliano i 25mila Nashi, i giovani sostenitori del primo ministro uscente. Sono quasi tutti uomini, marciano compatti, i capifila portano la bandiera russa. Poche le donne, giovani e non. La piazza è completamente blindata. A pochi metri c’è il quartier generale di Alexander Navalny, il blogger dissidente che ha guidato l’opposizione degli ultimi mesi.

Nata, non a caso, dopo i brogli delle elezioni legislative di dicembre. Ha scelto un locale bohémiene, il Bar Masterskaya, per commentare la giornata elettorale. Con lui ci sono molti giornalisti della stampa anti governativa e l’ereditiera Ksenia Sobchak, altra icona della protesta. Mentre parlano in conferenza stampa arrivano le proiezioni. Vladimir Putin ha vinto ancora. Alle sue spalle il candidato comunista Zyuganov con il 17,7 per cento, l’oligarca Mikhail Prokorov con il 9,2 per cento e, a seguire, il nazionalista Zhirinovskij con l’8,5 per cento e Sergej Mironov con il 4,8 per cento.

I dati arrivano dall’agenzia vicina al Cremlino Vtisom. Le schede di Mosca e San Pietroburgo non sono ancora state scrutinate. Il risultato era atteso, ma, nonostante tutto, Navalny continua a invocare le proteste, non violente, di piazza. Le prime dovrebbero cominciare proprio domani. L’opposizione e alcuni degli sfidanti di Putin denunciano brogli e irregolarità nel voto. Nel Daghestan, grazie alle webcam, volute proprio dall’ormai ex primo ministro, è stato annullato il voto di un intero seggio. Gli osservatori sono riusciti a scoprire con internet l’inserimento di schede irregolari da parte di alcuni membri della commissione elettorale. Secondo Golos, la Ong che monitora le elezioni russe, Putin avrebbe vinto con il 54 per cento, mentre Prokhorov, vera rivelazione, avrebbe ottenuto il 14 per cento delle preferenze.

Intanto le forze dell’ordine stanno già presidiando le piazze principali e le uscite della metropolitana di Mosca, per fermare eventuali manifestanti. Ma le urla dei sostenitori del nuovo-vecchio presidente si fanno sempre più forti. Aspettano in piazza il loro leader, il nuovo zar di Russia. Quando arriva sul palco con l’eterno delfino Medvedev la piazza esplode. E’ il nuovo zar di Russia, anche se con quasi nove punti in meno, rispetto al 71,3 per cento con cui aveva trionfato nel 2004. Parla ai sostenitori con la voce rotta dal pianto: “Abbiamo vinto una battaglia onesta. Non daremo a nessuno questa vittoria”. Tanti sventolano bandiere con la sua effige, ma qualcuno ammette anche di averlo votato “perché non c’era altra scelta”...

Nel frattempo, non accenna a spegnersi la polemica. L’ex presidente dell’Urss, Mikhail Gorbaciov, ha espresso “grandi dubbi che il risultato del voto rifletta gli umori reali della società. Tuttavia – ha aggiunto – se non ci sono prove documentali delle falsificazioni di massa è difficile parlarne”.  Decisamente più diretto Zyuganov: “Io non posso riconoscere queste elezioni come oneste, libere e dignitose”, ha dichiarato in diretta tv, aggiungendo di non voler fare gli auguri a nessuno.