Enzo Bianco

“Chi è stato parte del problema non può rappresentare anche la soluzione”. Nella Margherita parte la rivolta sulla gestione del caso Lusi e dei fondi di bilancio del partito. E’ la risposta a una comunicazione interna firmata da Enzo Bianco, presidente dell’Assemblea federale del partito “estinto” nel 2007. A guidarla, l’ex responsabile della circoscrizione estero Luciano Neri, che da ben prima dell’esplosione dello scandalo aveva chiesto di poter vedere i conti, senza successo.

“D’intesa con il presidente Rutelli e con il residente del Comitato di tesoreria Gian Piero Bocci, abbiamo prontamente affidato a una primaria società di revisione, affiancata da illustri professionisti, una due diligence per fare piena luce sulla gestione della Tesoreria dal 2007 al 2011″, scrive Bianco ai componenti dell’Assemblea federale, in una e-mail datata 31 gennaio (leggi il documento integrale). Quando l’analisi sarà completata, “in tempi strettissimi” promette l’ex ministro dell’Interno, “e non appena sarà pronto il bilancio consuntivo del 2011 convocherò l’Assemblea Federale della Margherita. In quella sede procederemo anche alla nomina del nuovo tesoriere e assumeremo ogni conseguente decisione”. Bianco precisa anche che “il presidente federale della Margherita Sen. Francesco Rutelli si è costituito parte offesa nel procedimento”, mentre il tesoriere Luigi Lusi, che di fronte ai pm romani ha ammesso di essersi appropriato di fondi per 13 milioni di euro, “ha rassegnato le sue dimissioni”.

Una soluzione che non soddisfa affatto Neri e altri esponenti del partito confluito nel Pd. Secondo i quali, chi in questi anni ha mostrato quanto meno di non accorgersi di nulla mentre un fiume di denaro spariva in operazioni immobiliari e finanziarie deve passare immediatamente la mano. “Stampa e opinione pubblica dimostrano di non credere allo scenario di un tesoriere che in solitaria si appropria di 13 milioni di euro ‘all’insaputa’ di tutti gli altri”, scrive Neri in un comunicato. “Ci si chiede dove fossero i revisori dei conti, l’ufficio di tesoreria e tutti gli altri che cogestivano la struttura. Ma al di là di questi aspetti che dovranno essere chiariti in altre sedi, è evidente che c’è stato, quantomeno, un mancato esercizio di controllo da parte di chi avrebbe dovuto. Chi è stato parte del problema non può rappresentare anche la soluzione”.

Bocciata dunque la road map di Bianco, che prevedeva di convocare l’assemblea entro febbraio, “compatibilmente” con gli adempimenti previsti. “Deve essere convocata immediatamente l’Assemblea federale, alla quale Rutelli e Bianco devono arrivare dimissionari”, continua Neri. Che propone l’immediata costituzione di un comitato di gestione diviso in due gruppi. Uno “finalizzato a una ricognizione puntuale delle voci di bilancio da consegnare alla discussione di tutti i componenti dell’Assemblea”.  Un altro “per la individuazione dei soggetti associativi e istituzionali ai quali devolvere il residuo attivo”. Una proposta, quest’ultima, che Luciano Neri – oggi responsabile della Consulta per gli Italiani nel Mondo del Pd – aveva già avanzato senza successo nella contestata Assemblea federale del 20 giugno 2011. Perché i fondi rimasti a disposizione della Margherita anche dopo il suo scioglimento, e gestiti dal tesoriere Luigi Lusi, sono integralmente pubblici, originati dal “rimborso elettorale” previsto dalla legge. Da qui l’idea di devolverli ai terremotati dell’Aquila e a organizzazioni umanitarie come Emergency e Medici senza frontiere, invece di vederli spartire tra le correnti e le fondazioni dei vari leader politici.

Tra i possibili nomi di garanzia da inserire nel comitato di gestione, presi dai 398 membri dell’Assemblea federale, Neri cita Enrico Letta, Rosy Bindi, Pierluigi Castagnetti, Arturo Parisi, Leoluca Orlando, Dario Franceschini, Nando Dalla Chiesa, Tiziano Treu, Luigi Zanda e Massimo Cacciari.