La lettera di insulti a Napolitano scritta dal sindaco di Adro, Oscar Lancini, finisce alla Procura di Brescia che dovrà stabilire se nella missiva si configura il reato di vilipendio al Capo dello Stato. Intanto l’imprenditore Silvano Lancini (solo omonimo) scrive: “Non rispondo al sindaco. Non ho risposto prima, non rispondo adesso e spero di non dover rispondere nemmeno in futuro. Del resto già allora scrivevo che molto più dei soldi mi sarebbe costato il lavorio di diffamazione”.
Chiude così l’uomo che due anni fa aveva pagato di tasca sua le quote mensa di alcune famiglie inadempienti. Ma la furia del sindaco Oscar Lancini è tornata quella dei tempi in cui andava orgoglioso per la scuola timbrata con i Soli della Alpi. La rabbia gli è scoppiata in corpo dopo che il presidente Napolitano ha assegnato la nomina di Cavaliere della Repubblica a Silvano Lancini che si era distinto per il suo gesto. Ma oggi le cose non stanno proprio come allora.

Cominciamo a raccontare, ad esempio, che in questi giorni, l’avvocato Matteo Brigandì, a nome della Lega Nord, ha sostenuto l’estraneità del Carroccio nei confronti delle azioni della sezione di Adro. È accaduto in una delle tante udienze che riguardano Oscar Lancini.

Riassumendo: da un lato c’è un personaggio (il sindaco) squalificato anche agli occhi degli stessi leghisti che sta collezionando sentenze di condanna e dall’altro (l’imprenditore) che con i suoi soldi ha dato una mano a persone che neppure conosce. I lettori del Fatto hanno avuto modo di conoscere Silvano Lancini alla festa di Marina di Pietrasanta durante un dibattito al quale ha accettato di partecipare in segno di riconoscenza per come il nostro giornale aveva seguito la vicenda della scuola violentata con quei simboli di partito, cancellati solo dopo ben quattro sentenze di condanna emesse dalla sezione lavoro del Tribunale di Brescia al quale si era rivolta la Cgil che ieri, ha scritto una lettera di ringraziamento al presidente della Repubblica.

Il sindaco intanto ha inanellato oltre 10 batoste giudiziarie (più altre ancora pendenti) spendendo oltre 20 mila euro di soldi pubblici solo per le spese ai ricorrenti (Asgi, Cgil e alcuni cittadini di Adro). Silvano Lancini invece racconta un fatto: “All’epoca della faccenda della mensa, insieme a molte altre, ho ricevuto una bellissima lettera con 50 euro. Era firmata papà in cassa integrazione che fra qualche mese potrebbe avere gli stessi problemi di coloro che oggi non riescono a pagare la mensa. Dedico la mia onorificenza a lui. Ad Adro, come nel resto dell’Italia ci sono tante di queste persone. Purtroppo si sente solo la voce di coloro che sbraitano”.

Il Fatto Quotidiano, 27 Gennaio 2012