Ho due figli, entrambi in età scolare e al loro futuro tengo; non solo da quando Monti ci spiega un giorno si e l’altro pure che tutte le leggi da lui introdotte sono varate per i nostri figli e per “quelli che non sono ancora nati”; ci ho tenuto da sempre, da quando sono nati e mi sono accorto che la vita mi chiedeva di pensare, oltre che ai miei “antenati” anche alla mia “genitura”. In questo contemplo da sempre il fare delle rinunce per i figli, purché siano sostenibili nell’immediato e abbiano un senso e una motivazione vera, che realizzi un valore per loro.

Penso da anni a che cosa dovrei lasciare ai miei figli e, più in generale, alla loro generazione; quale sia il lascito che possa dare un significato alla mia esistenza, poiché queste ossa e questa carne non lasceranno traccia mentre invece il ricordo degli atti, qualche idea tramandata, qualche opera compiuta, qualche impercettibile cambiamento in meglio del mondo, forse qualche insegnamento, potrebbero continuare a esistere nel tempo.

Ho sempre creduto fermamente che le diverse generazioni che si susseguono debbano avere una forte continuità di azioni; gli anziani nel preparare le fondamenta del mondo che sarà, i giovani nel costruire su quelle fondamenta, per realizzare un mondo migliore. Invece un conflitto che contrapponga le generazioni, implica una discontinuità nel processo di evoluzione che, invece, non dovrebbe mai arrestarsi. Avrei voluto perciò lasciare i miei figli in un progetto avviato dalla mia generazione nella direzione di una società più armonica e che loro si ricordassero di me come io mi ricordo dei miei genitori e dei miei nonni dei quali nessuno mi ha mai fatto pensare che fossero dei parassiti che pregiudicavano il mio futuro mentre io contribuivo alle loro pensioni con il mio lavoro.

Quindi mi riempie di grande tristezza vedere agitati presunti conflitti generazionali mettendo contro artificialmente anziani e giovani e lasciando intendere che l’interesse degli uni vada contro quello degli altri e viceversa. In realtà, ci sono probabilmente altri interessi che si avvantaggeranno da questo eventuale conflitto, dividendo e indebolendo chi dovrebbe solidalmente respingere la dissoluzione dei valori che dovrebbero continuare a essere fondanti della società, quali la stabilità del lavoro, il diritto a un’esistenza che contempli anche un’adeguata fase di ritiro e, soprattutto, pari opportunità trasversali alle varie categorie, ai ceti e ai generi.

Questi valori sono comuni a uomini e donne, ad anziani e giovani; il suggerire che sia nell’interesse dei giovani lavoratori di oggi il mettere mano alla struttura dello stato sociale è un inganno; ciò consegnerà a loro una società peggiore, nella quale le regole del lavoro saranno peggiorate per gli anziani di oggi e per quelli di domani, per i lavoratori di oggi e per quelli di domani. O qualcuno crede che ritardare il pensionamento degli anziani di oggi, in un sistema previdenziale già stabile, possa servire a migliorare la previdenza dei futuri anziani? Qualcuno si illude che le risorse trattenute ai pensionandi di oggi verranno accantonate per migliorare le pensioni future anziché essere utilizzate a pagare nell’immediato debiti che lo stato ha contratto in tutt’altre aree? Chi crede che la stabilità dei posti di lavoro dei giovani possa essere agevolata dal rendere instabili quelli dei meno giovani? Forse che lo sviluppo si può perseguire per sostituzioni anziché per incrementi?

Qualsiasi possa essere l’esito di un conflitto intergenerazionale, potrebbe solo essere devastante e non ci farebbe uscire uscire dal tunnel nel quale sembriamo esserci cacciati nel mondo occidentale; si combatterebbe una “guerra” tra poveri sempre più poveri invece di mettere mano, possibilmente senza farlo in modo conflittuale, a una redistribuzione della ricchezza secondo i meriti e secondo necessità, distogliendola dalle speculazioni, dall’accumulo inoperoso e dall’occultamento, per destinarla a sostenere i consumi e gli imprenditori, giovani o anziani, che sviluppano tecnologie e processi produttivi moderni con l’obiettivo di creare ricchezza per sé e indirettamente anche per gli altri; in questo ambito tutti sarebebro disponibili a rinunce purché sostenibili, con ragioni ed effetti chiaramente esposti.

Sventolare futuri improbabili benefici per i pronipoti lasciando intendere che chi contesta oggi la natura e gli scopi dei sacrifici richiesti non ha a cuore il futuro dei giovani, propri figli o meno, non solo non ci farà progredire ma potrà solo scavare un solco tra padri, figli e nipoti; a vantaggio di chi?