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Esenzione annuale dal bollo auto: tolti toni e opportunità politiche, c’è ben altro da considerare

Impegnare 3 miliardi di soldi pubblici (di mancato gettito) per uno sconto generalizzato di 150 euro in un anno (nel 2027), per lasciare quei cittadini nella stessa identica condizione è un pannicello caldo
Esenzione annuale dal bollo auto: tolti toni e opportunità politiche, c’è ben altro da considerare
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di Andrea Boraschi*

Quella che è stata annunciata con enfasi epocale come “abolizione del bollo” – una delle imposte più odiate dagli italiani, secondo la premier Meloni – è al momento una misura temporanea, congiunturale, della durata di un anno. Nulla viene “abolito”, si parla semmai di esenzione per alcuni veicoli – non pochi: oltre 14 milioni è la stima – intestati a persone fisiche (dunque la misura non riguarda le imprese).

Si tratta, secondo la maggioranza, di un modo per contrastare il costo crescente della mobilità su strada, che – esposti come siamo alle fluttuazioni del prezzo del petrolio – certamente grava sull’economia degli italiani.

A molti quella del governo pare una misura elettorale. Ancor più elettorale, mi sembra, è il modo a dir poco impreciso con cui molta informazione ha presentato la misura. Appunto: nessuna “abolizione”, non scherziamo. Ma tolti toni e opportunità politiche, c’è ben altro da considerare.

Per prima cosa, la misura approvata dal Consiglio dei Ministri non ha alcun ancoraggio alla capacità contributiva degli italiani. Che si abbia un reddito da diecimila euro l’anno, o di centomila, gli effetti sono gli stessi. Non un grande esempio di fiscalità equa.

Il secondo aspetto riguarda invece gli effetti del provvedimento e il modo in cui si gestiscono i soldi pubblici. Seguitemi.

Immaginate di avere una perdita nell’impianto idrico di casa vostra. Chiamate un idraulico e quello che fa? Ripara la perdita, sostituisce un tubo o un giunto? Macché. Quello porta dei secchi, tanti secchi per raccogliere l’acqua che fuoriesce, non altro. E, chiaramente, alla fine vi chiede il conto. Per lasciare il problema irrisolto. La situazione dei costi della mobilità in Italia, e il senso della manovra del governo, sono inscritti in questo esempio. Per l’ennesima volta non si risolvono i problemi, non ci si prova neppure, neppure si avvia soluzione. Solo misure tampone, costose (il governo parla di 2,9 miliardi, ma saranno prevedibilmente di più) e inefficienti. Solo secchi.

In Italia, secondo le stime di Legambiente, dal 2009 al 2023, in termini reali, i fondi pubblici disponibili per il trasporto pubblico locale e il servizio ferroviario sono diminuiti del 36%. Secondo Clean Cities Campaign, l’ammanco di risorse negli ultimi cinque anni, considerando l’inflazione, è pari a 4 miliardi di euro. Insomma: sul trasporto pubblico, sulle alternative all’auto, nel Paese col più alto tasso di motorizzazione in Europa, investiamo sempre meno.

Sul fronte della mobilità privata, l’Italia, tra i grandi mercati europei, è quello con la più bassa penetrazione di auto elettriche. Le auto elettriche, per inciso, hanno consumi energetici che sono un terzo di quelli delle auto endotermiche. Molti italiani (tra cui molti italiani in condizioni di vulnerabilità economica) non sono automobilisti per vocazione, molto spesso dipendono dal mezzo privato per mancanza di alternative di mobilità. Rispondere ai bisogni di queste persone significa mettere in campo politiche che li sottraggano ai continui rialzi del Brent, agli umori bellici di Trump o di Putin.

Impegnare 3 miliardi di soldi pubblici (di mancato gettito) per uno sconto generalizzato di 150 euro in un anno (nel 2027), per lasciare infine quei cittadini nella stessa identica condizione è un pannicello caldo. Con circa 500 milioni di fondi Pnrr, che rischiavamo di restituire all’Europa perché non si riusciva a spenderli, negli scorsi mesi è stato fatto un piano spot di incentivi per le auto elettriche, tarato sull’Isee, che ha quasi raddoppiato le vendite sul mercato nazionale.

Giudicate voi: 500 milioni hanno avuto, come effetto, quello di dotare oltre 55mila famiglie a basso reddito di un’auto elettrica e di risparmiare, in un anno, circa 60 milioni di litri di carburante (e relative emissioni di CO2 e inquinanti locali); 3 miliardi (come minimo) varranno invece uno sconto una tantum di 150 euro, che lascerà i cittadini esposti alle montagne russe dei mercati petroliferi.
Ne vale la pena?

*Transport & Environment Italia, direttore

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