Intrecci calcistici da stato comatoso. Storie di stadio, cadute libere, colluttazioni, pubblica sicurezza e versioni contrastanti. Con reparti di neuro rianimazione sullo sfondo, al posto di tackle e centravanti di sfondamento. E’ successo giovedì sera prima di Inter-Genoa, Coppa Italia 2012. Come in un Bologna-Roma, Serie A 2001. Oggi un’ambulanza a sirene spiegate fuori il Meazza in San Siro. Ieri barellieri del pronto soccorso sulle gradinate felsinee del Dall’Ara.

Massimiliano Moro (38 anni, tifoso genoano) e Alessandro Spoletini (all’epoca 31 anni, tifoso romanista) li accomuna il destino: a undici anni di distanza, entrambi in sonno profondo. Tutti e due intubati su un letto d’ospedale. Trasferta da codice rosso, a sirene spiegate. Amici e famiglie assetate di verità, per l’accertamento di eventuali responsabilità. Si, ma di chi? Non di ultrà di opposta fazione. Ma di agenti della Polizia di Stato.

E’ giusto capire se è successo qualcosa di anomalo”, dice sua sorella, Veronica Moro, mentre il cognato: “Per noi quello che è successo è inspiegabile. Siamo arrivati a Milano per assistere alla partita e a una serata di festa. Non ci saremmo mai aspettati che finisse così”. Continua l’avvocato di famiglia Riccardo Lamonaca, che vuole “capire come mai Massimo si trova in queste condizioni”. Qualcuno ipotizza un pestaggio, un uso scorretto di farmaci, sedativi (prescritti e somministrati da chi? Come e quando?) causa di shock, vomito e conseguente allergia.

La versione della Digos milanese è però netta. Non concede coni d’ombra. Racconta che all’ingresso dello stadio uno steward becca alticcio Moro, positivo al test degli oppiacei e con tasso alcolemico elevato. Accompagnato al posto di Polizia, “ha perso il controllo: ha tentato di scappare spiega il dirigente Bruno Megaleed è caduto assieme a un agente che lo stava bloccando da dietro, picchiando la testa contro lo stipite della porta e provocandosi un taglio sulla fronte”. Al Policlinico di Milano il tifoso del grifone è in prognosi riservata, con importanti complicazioni polmonari causate dal fatto che “ha probabilmente ingerito del vomito. La Tac ha escluso lesioni o emorragie interne infracervicali”. Al poliziotto con cui s’è avvinghiato, refertano 4 giorni di prognosi.

Era il 2011, Alessandro Spoletini restò invece più di un mese in coma all’Ospedale Maggiore. Si risvegliò lentamente dall’incubo, seguendo una dura riabilitazione motoria. La sua vicenda portò la Procura emiliana a rinviare a giudizio un agente di Polizia, accusato di lesioni per un goffo sgambetto al tifoso giallorosso, precipitato rovinosamente sulle gradinate, su cui impattò violentemente la testa. Ma ieri per Spoletini, come oggi per Moro, montò l’accusa di ubriachezza, quasi a concorso di colpa. “Stavo con lui – smentì il cugino Mauro – non è vero che eravamo ubriachi.” “Noi non abbiamo picchiato proprio nessuno. Certe accuse sono assurde. Il ragazzo stava scendendo le scale zigzagando – disse Sergio Bracco, allora Capo gabinetto della Questura bolognese – schivando altra gente, è inciampato da solo ed ha battuto il cranio contro un gradino”. Contrapposta fu però la tesi di testi oculari, che per giorni tempestarono radio romane e redazioni di giornale con telefonate e ricostruzioni circostanziate: “Ho visto uno dei poliziotti che colpiva con una manganellata questo ragazzo, il quale cercava di scappare. Quattro o cinque poliziotti l’hanno rincorso e uno di loro gli ha fatto lo sgambetto per farlo cadere: in quel momento ha battuto la testa”.

A due anni dai fatti, il caso giudiziario del romanista Spoletini finì con l’assoluzione dell’agente rinviato a giudizio. Nulla di anomalo, tutto regolare. Massimiliano Moro è ancora alle prime 48 ore di terapia intensiva, ma clinicamente fuori pericolo di vita. La Procura meneghina ha aperto un fascicolo, senza iscrivere alcun agente tra gli indagati. Anzi, il supporter genoano è in stato di fermo, in attesa di convalida. Piantonato in corsia, dovrà rispondere di resistenza a pubblico ufficiale. A quel punto, come minimo, gli scatterà pure il DASPO, divieto di accedere alle manifestazioni sportive. Ma chissà se ne avrà ancora voglia.