“Avremmo saputo fare tutto. Se ci avessero permesso di farlo”. Parla Rossella, sex worker. E’ lei insieme ad altre undici persone, prostitute e transgender, a posare per i dodici mesi del nuovo calendario ‘Princesa Transgender sex – worker 2012‘ nei panni di chi svolge lavori ‘normali’, dalla cameriera alla giornalista.

Un’iniziativa realizzata dalla Comunità di San Benedetto al Porto di Don Gallo (dove a breve saranno disponibili le informazioni su come acquistarlo), dall’Associazione ‘Princesa‘ e dalla Casa di Quartiere Ghettup di Genova che offre uno squarcio tra i caruggi contro la discriminazione e l’indifferenza, per abbattere il muro di ipocrisia contro chi rappresenta l’offerta del sesso a pagamento. Che, a differenza della domanda, viene ancora stigmatizzata ed emarginata.

Verrà presentato oggi a Genova alle 15 presso il Palazzo Ducale e a parlare saranno le immagini di Anna, Sara, Regina e tutte le altre che si sono chieste cosa avrebbero potuto fare in un contesto sociale diverso, che le identificasse come persone aldilà delle luci rosse del Ghetto, quartiere storico della prostituzione. A presentare il calendario ci sarà anche don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto e presidente onorario dell’associazione ‘Princesa’, nata due anni fa per promuovere i diritti, l’identità sociale e personale dei transgender. “Le persone che da tanti anni svolgono questo lavoro sono ancora discriminate – spiega don Gallo – Chi lo ha scelto liberamente deve poterlo esercitare e chi invece vorrebbe cambiare vita, dovrebbe avere la possibilità di farlo”.

L’obiettivo del calendario, quindi, è anche quello di dare voce “a chi non ce l’ha” e permettere ai cittadini di accorciare le distanze con le sex workers che vivono e lavorano nel Ghetto. Da quelle foto, mentre posano dietro il bancone di un bar o in un negozio, prosegue il sacerdote, “affiora tutta l’ipocrisia di una città che denota ancora mancanza di attenzione nei loro confronti. L’unico tema che ci sta a cuore è la persona umana: che sia disoccupato, trans o detenuto non importa nulla”.

Per le giovani sex workers in cerca di un lavoro diverso, la crisi economica e i pregiudizi spesso impediscono di trovare valide alternative e chi invece vive da decenni di sesso a pagamento dovrebbe “essere rispettata nella sua scelta di autodeterminazione” perché – conclude don Gallo – “la prostituzione è reato quando c’è sfruttamento. Perché colpire sempre le lavoratrici e non i clienti? Noi vogliamo difendere i loro diritti con la Costituzione in mano”.

Il calendario ha coinvolto le protagoniste in un lavoro di squadra all’interno della cornice cittadina. “Sara, che abita nel Ghetto, mi ha aiutato con la scenografia – racconta Maddalena Bartolini, autrice degli scatti – Abbiamo ragionato insieme alle ‘princese’ su come procedere insieme, volevamo comunicare un’immagine diversa”. Il mestiere che le 12 ‘modelle’ hanno scelto per le foto non rappresentava però la professione dei sogni, ma l’attività che più sentivano vicina alla loro personalità. “Le protagoniste sono tutte over 40 e la maggior parte non vorrebbe cambiare lavoro mentre le più giovani vorrebbero emanciparsi e cambiare. Devono avere la possibilità di farlo”, spiega. E ricorda che si verificano ancora episodi di discriminazione nei loro confronti. “Una volta procurai un posto di inserimento dati per una di loro – prosegue Maddalena che collabora con la Casa di quartiere ghettup – ma il datore di lavoro mi fece chiaramente capire che la candidata non era adatta”. Dodici fotografie per mediare con la società civile e per ricordare ai cittadini genovesi – e non- che i diritti e la possibilità di scegliere appartengono a tutti. Trans e sex workers inclusi.