L'inceneritore di Acerra

“I rifiuti di Napoli? Meglio in Olanda che nell’inceneritore di Acerra“. Lo scrive in un documento il direttivo napoletano dell’associazione indipendente Medici per l’Ambiente, che da anni studia (e critica) le politiche di smaltimento dei rifiuti campani e denuncia lo scempio ambientale in atto, con il conseguente, drammatico, picco delle patologie tumorali sui territori del napoletano e del casertano. “Quello di Acerra – sostiene il sodalizio – è uno smaltimento altamente tossico e costosissimo, che in venti anni costerà circa 262 milioni di euro per circa 5239 anni di vita persi dai cittadini acerrani e napoletani: cioè circa 35mila euro al giorno e circa 7 mesi di vita persi ogni giorno dai cittadini di Acerra e Napoli. Le navi della spazzatura verso l’Olanda sono un’iniziativa incongrua, ma ci auguriamo che servano a far trionfare la verità sulle bugie”. La presa di posizione degli esperti di un’associazione schierata al fianco dei comitati antidiscariche e ‘rifiuti zero’ arriva a poche ore dall’attracco a Napoli della Nordstern, la prima nave dei rifiuti, voluta fortissimamente dal sindaco Luigi de Magistris e dall’assessore all’Ambiente Tommaso Sodano. Nei prossimi giorni la Nordstern verrà caricata con circa 3000 tonnellate di ‘secco’ e prenderà il largo verso i Paesi Bassi. L’obiettivo è quello di far parte una nave ogni fine settimana.

L’analisi dei dottori Comella, Marfella, Esposito e Ciannella prende spunto da alcuni studi indipendenti, e in particolare da quello ‘Externe’ della Comunità Europea. Secondo i quali l’inceneritore di Acerra è da considerarsi “impianto insalubre di classe I”, cioè il massimo della tossicità industriale. Da qui deriverebbero i dati sopracitati. Danni che secondo i Medici per l’Ambiente colpiscono solo i cittadini della provincia napoletana. L’associazione, infatti, ricorda come nel maxi inceneritore di Acerra “che pone da solo la Campania al terzo posto in Italia come potenza di incenerimento, si smaltiva e si smaltiscono i rifiuti solidi urbani (rsu) della intera Regione Campania e non della sola Napoli. Quindi era ed è una bugia che Napoli con la sua inciviltà pretendeva di smaltire i propri rifiuti presso le altre Province campane laddove, in modo ordinario, oltre i due terzi delle 1650 tonnellate al giorno incenerite ad Acerra/Napoli provengono da tutte le altre Province della Regione Campania”.

Il gruppo di medici allarga le sue riflessioni anche al versante dei costi, promuovendo l’operazione olandese. “Per smaltire una tonnellata di rsu in Olanda il costo massimo è di circa 80 euro a tonnellata (ma secondo altri addetti ai lavori è di circa 140 euro a tonnellata, ndr) che è invece, in Campania, soltanto l’incentivo minimo con il quale lo Stato finanzia la ditta lombarda A2A e cioè i Comuni proprietari della A2A, (al 60 per cento) Milano, Brescia, Bergamo e Varese”. Città “che da sempre hanno negato solidarietà a Napoli e alla Campania per smaltire tale tipologia di rifiuti, preferendo, per i propri impianti in Lombardia, smaltire oltre 500mila tonnellate l’anno di rifiuti speciali e industriali, ma non rsu campani”.

La conclusione è condita da una polemica. “Smaltire i rsu in Olanda, a nostro parere, è una iniziativa incongrua, ma sollevando per circa un anno le amministrazioni del Comune e della Provincia di Napoli dalle necessità quotidiane di fronteggiare con efficacia il pluridecennale scorretto sistema di smaltimento dei rsu a Napoli e in Campania” può servire a tutti, in particolare al Comune di Napoli e alla Regione Campania “per intervenire in modo rapido sulla volontà di perpetuare sistemi di smaltimento tossici e costosissimi come i maxi inceneritori, finanziati con il sistema dei CIP6 per favorire ben individuati gruppi di potere lobbistico del nord. E indirizzare non solo il Comune di Napoli ma la intera Regione Campania verso la realizzazione dei necessari impianti, che non sono i maxi inceneritori (contro i quali si sono schierati anche de Magistris e Sodano, che hanno fatto stralciare l’inceneritore di Napoli est dal piano del governo Monti, ndr), ma ad esempio gli impianti di compostaggio”.