All’udienza preliminare di oggi contro Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, la procura di Palermo ha depositato nuovi atti. Uno è un verbale di dichiarazioni dell’imprenditore di Bagheria Michele Aiello.

Secondo il suo racconto, il genero di un esponente di spicco della mafia di Belmonte Mezzagno, paese della provincia di Palermo in cui è nato l’ex ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, fu assunto in un’azienda su richiesta dello stesso politico del Pid. Aiello sta scontando una pesante condanna per mafia, rimediata nel processo Talpe in Procura, in cui è stato condannato anche l’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro. Il manager, che non è un pentito, ha detto che nel 2002 gli fu raccomandato Giuseppe Valentino, genero di Pietro Calvo, poi condannato per mafia.

La segnalazione sarebbe stata fatta dal segretario di Romano. L’ex esponente del Cdu era stato compagno di scuola di Valentino e, ad assunzione avvenuta, ringraziò personalmente Michele Aiello a Bagheria. In un altro verbale il pentito Giacomo Greco, genero dell’altro boss che comandava a Belmonte, Francesco Pastoia, detto Ciccio, aveva detto che l’assunzione stava a cuore pure al suocero.

Sentito dai pm Ignazio De Francisci e Nino Di Matteo, Aiello ha ammesso di avere fatto delle confidenze in carcere al pentito Stefano Lo Verso, ma ha negato di conoscere le questioni politiche legate alle candidature, alle elezioni regionali del 2001, nella lista del Biancofiore, satellite del Cdu, da parte di Antonio Borzacchelli e Giuseppe Acanto. Il primo fu eletto: si tratta del maresciallo dei carabinieri poi condannato per concussione e rivelazione di segreti delle indagini in favore proprio di Aiello; il secondo, che prese il posto del sottufficiale-deputato dopo l’arresto, e’ considerato appoggiato dalla famiglia mafiosa di Villabate ed e’ ritenuto vicino a Saverio Romano, che ne avrebbe sponsorizzato la candidatura.

“Apprendo che l’ing. Aiello avrebbe riferito ai magistrati di avere ricevuto una raccomandazione per assumere il genero di un boss”. Lo scrive, in una nota, il coordinatore nazionale del Pid, Saverio Romano. “Invero, già oltre un anno fa – prosegue – il mio segretario, dottor Di Carlo, chiamato come teste nel processo d’appello all’ing. Aiello, aveva riferito spontaneamente di avere segnalato all’azienda dell’ing. il nome di Giuseppe Valentino, invalido perchè gravemente mutilato da un incidente, e la possibilità che questi potesse essere assunto come categoria protetta. Il dottor Di Carlo precisò che si era occupato personalmente della vicenda senza alcun mio incarico, sapendo però che Giuseppe Valentino – persona incensurata e integerrima – era stato sin dall’infanzia mio compagno di scuola”. “Per quello che leggo – conclude – invece, sul riscontro del collaborante Lo Verso, le dichiarazioni di Aiello sono di tutt’altro segno. L’utilizzo mediatico e strumentale di un verbale che in fatto e in diritto non può militare a difesa della posizione del sottoscritto non merita alcun commento”.