Caro Direttore, in riferimento agli articoli riguardanti la Farnesina recentemente apparsi sul Fatto Quotidiano e, in particolare, all’articolo “Casta da esportazione: i diplomatici italiani guadagnano più di Merkel e Sarkozy” e ad altri articoli correlati pubblicati dal suo giornale nella versione online vorrei fornire qualche precisazione su alcuni punti in esso sollevati.

Sulla remunerazione degli ambasciatori all’estero vorrei chiarire che, rispetto ai sistemi remunerativi vigenti in altri paesi, essa include il funzionamento delle Residenze (anche le spese per il personale di servizio gravano ovviamente sull’assegno del Capo missione), nonché lo svolgimento presso le nostre sedi diplomatiche dell’ insieme di quelle attività nel settore della promozione economica, culturale, dei contatti politici che sono connaturate all’esercizio delle funzioni diplomatico-consolari e che attengono alla proiezione del nostro Sistema- Paese, alla difesa degli interessi all’estero della comunità dei nostri cittadini. Le remunerazioni dei colleghi stranieri non hanno questa natura onnicomprensiva: agli stipendi vanno sommati i fringe benefits aggiuntivi pagati a parte dai loro Stati, per la manutenzione delle sedi, la scuola per i figli, le spese sanitarie, la rappresentanza, e così via. Per Ambasciate e Residenze di particolare pregio storico-architettonico, quale quella di Berlino, l’ISE percepita dal Capo Missione è poi soggetta ad impieghi ancora più articolati alla luce delle caratteristiche di tali edifici e nel più generale quadro della valorizzazione del patrimonio storico nazionale all’estero.

Va inoltre ricordato che il bilancio della Farnesina ha subito, negli ultimi anni, pesanti riduzioni passando da 2,3 miliardi di euro nel 2007 a 1,8 miliardi nel 2011, fino a 1,6 miliardi previsti per il 2012, con un’inevitabile compressione di ogni genere di attività, finanziamenti e indennità. Aggiungo che nel quadro del pacchetto-tagli elaborato dal ministero degli Esteri a seguito dei risparmi previsti dalla manovra finanziaria per il 2012, pari a 206 milioni di Euro, le misure di riduzione concernenti il trattamento economico all’estero ammontano a più di 46 milioni di euro. Tale sacrificio è stato richiesto ai dipendenti del Ministero al fine di contenere le riduzioni indirizzate ai capitoli di bilancio del Ministero, tra i quali anche quelli della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza e tutela dei connazionali all’estero. In questo contesto, proprio per migliorare la qualità della spesa e per dare massima trasparenza sull’uso delle risorse, va la ‘spending review’ quantitativa e qualitativa annunciata dal Ministro degli Esteri, Terzi, nel corso della sua audizione presso le Camere e promossa dal Ministero. Tale review include tutte le componenti di spesa, relative alle strutture e agli organici, alle funzioni esercitate, nonché ai costi di gestione e di investimento. Tra i parametri di riferimento di tale revisione vi é l’allineamento agli standard dei partner europei, tutti impegnati peraltro in analoghi esercizi connessi con la difficile situazione di bilancio che ci troviamo ad affrontare. Trasparenza ed allineamento agli standards europei: questi sono i principi guida con cui il MAE ha sempre proceduto e intende procedere in materia di amministrazione del proprio bilancio.

Riteniamo un diritto del contribuente conoscere le modalità con cui le risorse pubbliche vengono utilizzate; riteniamo sia altresì nel nostro stesso diritto ed interesse poter dimostrare ai nostri cittadini-contribuenti , cifre alla mano, che il rapporto costi/benefici per il nostro Paese del mantenimento della rete diplomatico-consolare , pende, già oggi, evidentemente dalla parte dei benefici. E ciò pur nella piena consapevolezza che ulteriori misure di razionalizzazione della rete e contenimento dei costi, rispetto a quelle, numerose, già realizzate, saranno necessarie alla luce dei mutamenti globali in corso e dell’austerity dei bilanci nazionali. Mi consenta tra l’altro di sottolineare che i dati comparati riportati nell’articolo sulla differente estensione delle reti diplomatico-consolari dell’Italia e di altri Paesi partner – ricavati (secondo quanto specificato nell’articolo stesso) dall’Annuario Statistico di questo Ministero – non sono omogenei e risultano dunque scarsamente idonei per esercizi di raffronto. Per alcuni Paesi, ad esempio, non vengono considerati gli istituti di cultura, non essendo il relativo dato disponibile in tale Annuario, mentre per altri essi sono esclusi dal totale delle tipologie di sedi all’estero.

In tale quadro, ad esempio, il confronto proposto nell’articolo tra la rete degli Stati Uniti (271 esclusi gli istituti) e quella dell’Italia (325 con gli istituti di cultura) è evidentemente carente di equilibrio: al netto degli istituti di cultura l’Italia avrebbe infatti 233 sedi. Similmente il confronto con la rete tedesca è basato su dati non uniformi, il dato tedesco (213) non comprendendo gli istituti di cultura. Il dato della rete inglese non è analizzabile, perché nell’Annuario è riportato solo il totale degli Uffici, 261, e non la singola tipologia degli stessi. Per quanto riguarda più specificamente il confronto proposto tra il costo della rete spagnola e quello della rete italiana, utilizzando le statistiche dell’Annuario concernenti i dati sui bilanci di previsione 2011 dei Ministeri degli Affari Esteri, si evidenzia che la differenza – indicata peraltro erroneamente in 2 milioni di euro aggiuntivi per l’Italia, in realtà pari a 200 milioni – non desta sorpresa proprio in considerazione delle 21 sedi in più della rete estera italiana. Peraltro, si osserva che il bilancio del Ministero degli Esteri spagnolo, come riportato nell’Annuario, incide sul PIL di quel Paese per lo 0,14%, mentre quello del MAE italiano in misura inferiore, pari allo 0,11%. Quest’ultimo garantisce pertanto una più sviluppata rete di rappresentanza diplomatico-consolare con costi proporzionalmente inferiori sul prodotto nazionale. Un corretto raffronto tra Italia e Spagna non può dunque prescindere dalle puntualizzazioni di cui sopra.

Nella stessa prospettiva di ottimizzazione delle risorse si inquadra la ricerca delle migliori sinergie con il Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE) – all’interno del quale l’Italia ha conquistato una posizione di assoluto rilievo, con ben 10 funzionari nelle posizioni di vertice che consentano di abbattere ulteriormente i costi di esercizio degli Uffici all’estero. Quanto alla questione del rapporto complessivo tra personale di ruolo e a contratto tengo a precisare che il personale a contratto impiegato all’estero, il cui contingente è fissato per legge (e si è finora rivelato immodificabile per via normativa), è totalmente utilizzato. Attualmente il rapporto fra personale di ruolo e personale a contratto all’estero è quasi pari a 1 ad 1(rispettivamente 2580 e 2758 unità). Il blocco del turnover e il ritmo dei pensionamenti fanno ritenere che nel futuro tale rapporto sarà comunque modificato a favore degli impiegati a contratto, ma a fronte dunque di un calo complessivo della presenza di personale sulla rete diplomatico-consolare. Anche queste tematiche saranno in ogni caso oggetto di discussione in Parlamento nel quadro della ‘spending review’.

Vengo infine al punto relativo alle istituzioni scolastiche all’estero. Queste ultime sono oggi 293 ripartite su vari livelli di insegnamento: 22 scuole statali, 133 paritarie, 27 non paritarie, 77 sezioni italiane presso scuole straniere, 34 sezioni italiane presso scuole europee. Va osservato che esse non sono uffici del Ministero degli Esteri, a differenza degli 89 Istituti Italiani di Cultura ove opera nostro personale di ruolo. Nella rete delle istituzioni scolastiche ed accademiche all’estero operano 1053 docenti di ruolo, provenienti dall’Italia, dipendenti dal MIUR. In tale numero sono ricompresi anche i 247 lettori di ruolo operanti presso Università straniere. Tale personale non è accreditato presso lo Stato ospitante a differenza del personale diplomatico-consolare e di ruolo degli Istituti Italiani di Cultura e quindi non è interessato dai trattamenti previsti in regimi di stretta reciprocità dalle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari che rendono possibile il funzionamento delle relazioni internazionali. I lettori di ruolo presso le Istituzioni universitarie straniere sono soggetti alle medesime regole di servizio e temporali stabilite per i docenti destinati alle scuole. Questo sistema, nelle sue diverse articolazioni, costituisce uno strumento prezioso di presenza e di promozione linguistica e culturale e di mantenimento dei legami con l’Italia per collettività sempre più integrate nei Paesi di accoglimento, ma i suoi costi sono notevoli e, a fronte delle priorità che ci impone la contrazione delle risorse, abbiamo avviato con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca una riflessione per renderlo sostenibile.

In prospettiva si dovrà inevitabilmente andare verso un graduale spostamento delle risorse dalle scuole statali, insostituibili in talune situazioni, e dall’impiego di personale di ruolo verso un maggior ricorso a strutture e personale locale (pensiamo anche di istituire sezioni italiane in scuole locali), introducendo opportuni sistemi di garanzia della qualità e incoraggiando sempre più, laddove possibile, il ricorso a finanziamenti esterni. Ciò potrà richiedere degli adeguamenti legislativi anche per quanto riguarda i corsi destinati agli italiani all’estero, oggi disciplinati da una legge che risponde ad esigenze in parte superate.

Maurizio Massari

(Capo servizio stampa e portavoce della Farnesina)