Dopo i primi mesi di stenti, sovrastato e spesso smentito dal suo mentore Berlusconi, il segretario del Pdl Angelino Alfano sembrava destinato a giocare il ruolo di eterno comprimario. I ripetuti endorsement del premier a favore della sua candidatura a premier, con o senza primarie, nel pieno della crisi politica della maggioranza, avevano ispirato i retropensieri. Sembrava fosse in atto un ripetuto tentativo di bruciarlo.

Probabilmente quelle ricostruzioni estive non erano prive di fondamento. A Berlusconi che diceva di non volersi ricandidare nel 2013 non ha creduto nessuno. Sembrava fossero tentativi di placare i mal di pancia dei vari frondisti che si sono alternati alla porta di Palazzo Grazioli per guadagnare il tempo necessario a difendersi dalla giustizia.

L’attacco alle aziende di famiglia ha indotto a più miti consigli. Lo scenario è inevitabilmente cambiato, ma non la ratio strategica. Berlusconi ha compreso che non ha bisogno di essere in politica per fare politica, che non deve firmare le leggi ad personam perché siano attuate, che non deve governare per essere al governo.

A Mediaset e al Pdl hanno compreso che il premier non ha più una sua forza propulsiva, ma ha ancora una macchina dell’immaginario perfettamente funzionante e in grado di promuovere chiunque. Con parole nuove, immagini nuove, regole nuove, ma con la stessa forza (magari un po’ fiaccata dal progressivo allontanamento dei giovani dalla tv). E soprattutto con gli stessi obiettivi.

Berlusconi aveva semplicemente bisogno di un prestanome di lusso, di una figura con una sua identità riconoscibile ma allo stesso tempo vincolato politicamente e mediaticamente a lui (senza Berlusconi, il prossimo candidato premier del centrodestra non fa un metro) e dunque incapace di recidere il cordone ombelicale. Ed ecco che Alfano è diventato improvvisamente spendibile.

Questa strategia ha numerosi punti di forza: Alfano è il più giovane segretario di partito in Italia: circa vent’anni in meno di Bersani e Di Pietro, circa quindici in meno di Vendola e Casini, trenta in meno di Bossi e Berlusconi.

Può essere percepito come nuovo: è sulla scena nazionale da soli tre anni; a lui, di certo, non possono essere attestate le ataviche storture del nostro Paese. È detentore di una stima personale e politica che va ben al di là del Pdl: da tempo si parla di un asse sotterraneo tra lui, Casini e Maroni. I tre non hanno mai smentito. Se Berlusconi sparisse dalla scena politica mettendo la sua squadra di lavoro (mezzi di comunicazione inclusi) a disposizione del progetto, il centrodestra tornerebbe improvvisamente in partita.

Ma la grande novità di Alfano è l’atteggiamento verso la Rete. Tutto il ritardo del centrodestra su Internet è sparito magicamente a Ballarò, ieri sera. Alfano è stato il primo segretario di partito a usare un iPad durante un talk show politico di approfondimento (4,4 milioni di spettatori, 15% di share). Lo ha fatto prima di tutti gli altri e questa è un’immagine che ha una sua potenza, soprattutto tra i cittadini meno smaliziati, ossia il suo elettorato potenziale. Con i cittadini maliziosi è una guerra persa e lui lo sa. Non si sa se abbia aggiornato Facebook e Twitter in prima persona o lo abbia fatto qualcuno per lui: sono dettagli che meritano un’approfondita discussione qui in Rete, ma che non riducono minimamente l’impatto dell’immagine che ieri è entrata nelle case degli italiani.

Alfano, con quella mossa, ha imposto un’accelerazione a tutti gli altri leader, che ora diventeranno follower, mutuando il linguaggio di Twitter: se non avrai l’iPad in studio, da domani, apparirai vecchio. Il Pdl, che aveva già annunciato un forte investimento in Rete, ha in realtà usato il web e la tecnologia in chiave “analogica”: lo scopo non è comunicare in Rete, ma comunicare la Rete, la presenza, la novità, la tecnologia, ammiccando alla cultura pop come Alfano aveva già fatto da Fazio domenica scorsa, citando Fonzie e Caparezza nel giro di cinque minuti.

Tornando alla malizia, vorrei segnalare un ultimo dato che conforta la mia tesi: l’atteggiamento di una parte dell’elettorato di centrosinistra nei suoi confronti. Lo irride. Come con Berlusconi in tutti questi anni. Sappiamo com’è andata a finire.

Alfano sarà candidato premier del centrodestra e passerà per le elezioni primarie. Saranno limitate agli iscritti e dunque saranno abbastanza fasulle, perché regolate dalle indicazioni di voto dei signori delle tessere: se il Pd farà l’alleanza col Terzo Polo, però, saranno un altro punto di forza simbolico, un altro elemento (insieme al simbolo del presidio della comunicazione sul web) sfilato alla sinistra in pochi mesi.

C’è solo un punto di debolezza attuale: i sondaggi. Ma si sa, la sinistra è sempre molto forte prima dell’inizio della campagna elettorale.