I toni e i modi con cui Monti si è rivolto ai Parlamentari ricordano quel “io so’ io e voi non siete un c…” con cui il marchese del Grillo sancì la distanza tra lui e il volgo. Ovviamente, con tutte le proporzioni del caso. Il capolavoro di Mario Monicelli è storia. Alberto Sordi impersona alla perfezione il marchese Onofrio del Grillo, nobile alla corte di Pio VII che, nella Roma papalina del 1809, spende le giornate nell’ozio più totale, tra bettole e osterie, senza alcun rispetto per niente e nessuno, trattando chiunque con sufficienza, legittimato dalla superiorità del suo ruolo. A lui tutto è concesso.

Mario Monti è, da solo, un’eccellenza italiana. E’ competente, serio, disponibile, cortese, alto, senza tacchi né cerone, preparatissimo, elegantissimo, signorilissimo, sobrissimo, senza barba e dotato di folta chioma. Rispetto a chi l’ha preceduto appare, sotto tutti gli aspetti, un gigante. E al suo cospetto esce devastata l’intera classe politica italiana. Che il professore infatti tratta con distaccata sufficienza, con sobria superiorità, con elegante menefreghismo. Ha quei modi gentili dei vecchi saggi che camuffano con l’educazione la saccenza.

Monti, giovedì a Palazzo Madama e venerdì a Montecitorio, si è rivolto a senatori e deputati come un paziente professore che bacchetta e tiene a bada gli alunni indisciplinati e impreparati. State buoni, è il messaggio, sistemo i danni che avete fatto e poi vi restituisco il gioco riparato. “Se dovete fare una scelta ascoltate, non applaudite”, ha suggerito a Palazzo Madama ai suoi colleghi senatori due giorni fa. E a Montecitorio ha assestato un colpettino anche a Silvio Berlusconi. “Vi prego, continuate pure a chiamarmi professore. Come diceva una volta un mio eminente predecessore, senatore a vita Giovanni Spadolini, i presidenti passano, i professori restano”.

A Monti sembra piacere molto prendere le distanze dalla politica. Pare ci stia prendendo gusto. Ribadire, a ogni occasione, di essere diverso. Sicuramente migliore. Come se sentisse la necessità di farlo, per rispetto con se stesso in primis. Come biasimarlo, di fronte a dei “giganti” come Domenico Scilipoti o Gabriella Carlucci, due che si litigano un ufficio in via dell’Umiltà. E chissà cosa avrà pensato leggendo il messaggio che gli ha inviato Enrico Letta per offrirgli la sua disponibilità. Penseranno mica che qualcuno di loro possa aiutarlo? Votino, piuttosto.

Sbaglia dunque Francesco Storace a sostenere che “la nuova squadra di governo sembra provenire dalla guardia nobile del Marchese del Grillo”. E’ il presidente del Consiglio, Mario Monti, a sembrare il marchese Onofrio del Grillo. Perché al superprofessore viene spontaneo, trovandosi davanti la nostra classe politica, prenderne le distanze e sentire l’urgenza di gridare “io sono io e voi non siete un c…”.