Che sia iniziata una nuova era della politica a Bologna e in Emilia Romagna, lo sapevamo già dalle ultime elezioni regionali in cui il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord avevano raccolto rispettivamente il 7% e il 13,70%. Ma vedere Giovanni Favia e Manes Bernardini, i due ex candidati alla carica di presidente della Regione contro Vasco Errani, convocare una conferenza stampa congiunta e motivare le proprie posizioni con pressoché identiche argomentazioni, era difficile aspettarselo anche solo un anno fa.

Magie del post muro di Berlino e alla faccia degli estremi che si toccano, il collante comune per Favia e Bernardini risulta essere la totale avversione per il Passante Nord fortemente voluto dal presidente Errani. Progetto faraonico (secondo per quantità di investimenti solo al ponte sullo stretto di Messina con oltre un miliardo e mezzo di euro) che è stato rilanciato ad un incontro tenutosi alla recente festa dell’Unità dalla giunta Errani, dopo che un commissario dell’Unione Europea aveva per due volte respinto l’idea del lungo bretellone est-ovest di 42 chilometri pronto per “alleggerire” il cunicolo della A14 sacrificato in mezzo alla tangenziale di Bologna.

Una volta ci sarebbe stato l’ambientalista di sinistra o l’ecologista verde a prendere le difese delle decine di comitati sorti nei comuni della pianura padana riuniti sotto l’egida di Gianni Galli contro il famigerato passante. Figure di riferimento oggi intruppate nella maggioranza di governo di quello che Favia definisce “il palazzo opaco sede della Regione, dove da dentro si vede tutto quello che c’è fuori e da fuori non si vede nulla di quello che accade dentro”.

L’accelerazione delle protesta bipartisan avviene dopo che alla bocciatura del primo progetto di 42 chilometri, già nato con procedure poco trasparenti (non era previsto nel piano regionale dei trasporti 2000-2010 ed era rimasto sconosciuto a sindaci e cittadini dei territori interessati), segue una nuova improvvisa imposizione dall’alto che il ministro dei Trasporti Matteoli ha abbozzato di fretta un mese fa alla Festa del Pd: un passante più corto il cui tavolo a fine settembre concluderà i lavori per poi iniziare a “cantierare”.

“Ma quale tracciato? Non ci sono informazioni a riguardo, non si sa nemmeno da dove passerà. Che esca immediatamente l’ipotesi di percorso”, chiede a gran voce Galli seduto tra Favia e Bernardini, “Sembra che ora il progetto sia di diciassette chilometri, ma nulla è confermato. A rigor di logica però paesi come Calderara e Castenaso verranno sventrati dalla nuova bretella sostitutiva”.

“Dopo il Civis e il People Mover è triste constatare la totale incapacità dell’amministrazione pubblica nel programmare una politica sulla mobilità. Il Passante Nord è pericoloso e devastante”, spiega Favia, “Perché un camionista che lavora a cottimo dovrà uscire dalla tangenziale per fare venti chilometri in più? E poi nessuno racconta che dopo la costruzione del passante la tangenziale costerà due euro per i cosiddetti city users. Senza dimenticare l’inquinamento: la pianura padana è già fuori dai parametri imposti dall’Europa e soprattutto quale agricoltore potrà continuare a coltivare prodotti biologici di fianco all’autostrada?”.

Bernardini viaggia sulla stessa lunghezza d’onda: “Questo nuovo misterioso progetto, conferma ancora una volta la mancanza di una strategia generale in Regione in materia di mobilità. Ma se i lavori possono iniziare a fine settembre come faranno con gli espropri delle terre? E ancora: ma un contadino che ha appena comprato un terreno o una coppia che ha acquistato una casa e all’improvviso si ritrova improvvisamente a fianco la bretella come farà?”.

L’accoppiata Lega-Movimento 5 Stelle contro il Passante sembra funzionare. E i comitati non aspettavano altro per poter far tornare in auge la propria protesta in un momento così critico. “Noi ci alleiamo a seconda dei progetti, non c’è nulla di predefinito”, ha sostenuto Favia. “Ci unisce il buon senso, abbiamo entrambi le mani libere, non siamo legati alle lobby”, ha affermato Bernardini ancor più propenso alla marcia parallela anche per altre occasioni.

Prossima tappa dell’eterogenea protesta sarà il tentativo di portare in consiglio regionale le istanze del comitato e rappresentanti del comitato stesso. Anche se M5S e Lega sembrano ancora convergere quando Favia accenna che queste modalità di far politica sono fatte “per muovere soldi dando in cambio legalmente appalti e quindi pagando le campagne elettorali”. Bernardini annuisce sicuro. Nuove battaglie in comune all’orizzonte crescono.