In questi due mesi ho imparato i rudimenti dell’economia e il vocabolario della finanza.

Non potevo fare diversamente: i diritti della collettività, le prospettive di futuro, le dinamiche politiche italiane e internazionali dipendono dagli esiti della crisi e la crisi dipende dai meccanismi della Borsa, delle valute, della speculazione.

Gli esperti di economia hanno per questo una responsabilità e un dovere enorme: devono prima capire ciò che sta accadendo e poi raccontarlo a quante più persone possibile. Per farlo serve un linguaggio comprensibile, perché ciò che riguarda tutti deve diventare patrimonio informativo e conoscitivo di tutti.

I temi economici sono complessi e, quando si è in tempi di stagnazione, anche deprimenti: è difficile appassionarsi, specie quando si ha la sensazione di non poter incidere minimamente sulle sorti dell’economia e, dunque, della propria stessa vita.

Devo ringraziare Oscar Giannino per il suo programma Nove in Punto su Radio24: pur non condividendo le sue ricette economiche per uscire dalla crisi, ha il merito di ospitare confronti, dibattiti, opinioni sempre diverse e capaci di rappresentare tutte le sensibilità. Dopo alcuni giorni di ascolto intensivo, ho imparato che la crisi economica può essere spiegata con alcuni semplici metafore.

Il loop. L’Italia, come la Grecia, è entrata in un circolo. Abbiamo un grosso debito pubblico che va ridotto; il debito non si riesce a ridurre con la normale crescita; per questo motivo si punta su nuove tasse e tagli; ma le nuove tasse soffocano ulteriormente la crescita; così il debito aumenta. E si ricomincia.

L’unico modo per risolvere questa situazione è spezzare il circolo. I ricchi devono contribuire. Il movimento d’opinione attorno alla Patrimoniale si era fatto consistente, ma altrettanto consistente (e legittima) è stata la paura che i soldi spesi finiscano nel tritacarne della macchina amministrativa senza produrre alcun beneficio per la collettività. E allora si raccolga un tesoretto e lo si spenda totalmente per sgravi fiscali alle imprese e per aumentare il potere d’acquisto dei cittadini. Cifre chiare per scelte chiare. Non si spendano quei soldi sul debito, ma si punti piuttosto sul fatto che un’economia funzionante sia l’unica soluzione strutturale per colmare il debito.

La famiglia Italia. L’Italia è una ricca famiglia. Guadagna 100, ha una bella casa in centro, una villa in campagna e una in montagna. Ha un debito di centomila verso amici italiani e stranieri. Gli amici si vogliono fidare di lei e non vogliono battere cassa cercando di rivalersi sulle sue proprietà. Ma c’è un problema: la famiglia Italia, pur avendo 100 e un debito molto grande, decide di spendere 120 (il rapporto deficit/Pil) invece di spendere 98. A quel punto gli amici hanno paura di perdere i soldi e chiedono spiegazioni. Sono le famose lettere della Bce (che non sono mai state rese pubbliche).

La cancrena. I paesi a rischio dell’area Euro sono come arti in cancrena: vanno curati tempestivamente. Se non si interviene per tempo ci si trova davanti a una decisione dolorosissima: tagliare l’arto o far morire tutto il corpo. La Trojka composta da Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea è un medico alle prese con un intervento chirurgico difficilissimo, ancora più difficile perché il medico è contemporaneamente il paziente con un arto a rischio di cancrena e i propri organi vitali hanno bisogno delle stesse cure di cui ha bisogno l’arto malato.

La cancrena, ovvero il default della Grecia (o dell’Italia) può portare all’amputazione dello Stato dall’Europa. È una prospettiva che, per la prima volta, è stata oggetto di uno studio di una banca, la Ubs, che nel suo report ha restituito dati drammatici: un Paese che oggi appartiene al gruppo dei 27 e che dovesse staccarsi dall’area Euro perderebbe automaticamente il 50% del valore del suo prodotto interno lordo. Le famiglie dovrebbero spendere il doppio di quello che spendono oggi per beni e servizi. Eppure, sempre più spesso, si dice che questa soluzione sia tutto sommato più sostenibile rispetto al rischio che l’Europa muoia, e con essa tutto il mondo capitalistico.

Le metafore sono uno straordinario strumento per spiegare la realtà, renderla semplice (non banale) e allo stesso tempo comprensibile a tutti. Per questo motivo spero che i più grandi esperti di economia del nostro Paese rinuncino al linguaggio complesso del loro lavoro e delle loro competenze e inizino a raccontare storie. Possibilmente, non favole.