Alla fine il “massacro” è stato solo mediatico. Sì perché la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio ha detto ‘no’ alla richiesta d’arresto dei pm di Napoli per Marco Milanese, l’ex braccio destro del ministro dell’Economia Giulio Tremonti sotto inchiesta per corruzione e altri reati. La votazione si è conclusa con 11 voti favorevoli alla proposta del relatore Fabio Gava (contrario all’arresto) e 10 contrari che sono venuti da Pd, Idv e Terzo polo.

Un voto largamente annunciato con la Lega che ieri aveva anticipato il suo ‘no’ in Giunta e libertà di coscienza il 22, quando la richiesta arriverà in Aula. A tale riguardo, se ieri il leader del Carroccio Umberto Bossi aveva detto “a me non piace fare arrestare la gente”, oggi commenta: “Devo sentire ancora il gruppo, ma i miei dicono che è un po’ una forzatura”. Il Carroccio, comunque, “sarà compatto”. E alla domanda sulla libertà di coscienza, il Senatùr risponde: “Dovremo decidere anche su quello. E’ possibile”.

Libertà di coscienza avranno anche i deputati dell’Udc. “E’ una scelta delicata, bisogna verificare se non sussista il fumus persecutionis – dice Pier Ferdinando Casini – è giusto quindi che si decida secondo coscienza”. L’Udc chiede poi che il voto in Aula del 22 settembre sia palese. Il commissario centrista in giunta per le autorizzazioni e responsabile riforme istituzionali del partito, Pierluigi Mantini, spiega: “Riteniamo che i gruppi debbano assumersi la responsabilità del voto davanti agli italiani”. Contro il voto segreto è anche il Pd: ”La politica deve riprendersi in mano le redini di questa deriva rischiosa, e prendersi la responsabilità di fronte a reati devastanti come la corruzione”, afferma al termine della riunione della giunta sul caso Milanese la capogruppo Pd, Marilena Samperi, sottolineando che “il voto segreto è previsto dal regolamento e se qualcuno lo chiederà sarà indispensabile darlo”.