Sono passate poche ore dal varo della manovra fiscale che “fa grondare sangue” a Silvio Berlusconi. Ma Umberto Bossi non è a Roma, segue a distanza l’evolversi della situazione e preferisce muoversi tra le montagne. E così, disertata la finale di Miss Padania a Ponte di Legno per dissapori con l’ala maroniana del partito (Leggi), il Senatur  sceglie un comizio in Trentino per rispolverare i suoi cavalli di battaglia, dalla secessione agli ormai celebri fucili bergamaschi. “Se non vogliamo essere travolti e sprofondare anche noi”, ha detto Bossi, l’indipendenza della Padania “è la via obbligata: esser padroni a casa nostra”.

L’argomento centrale è la manovra appena varata e già emanata dal capo dello Stato, ma l’occasione è ghiotta per solleticare e placare l’ira dei padani. Bossi sa perfettamente quanto gli amministratori locali siano contrari ai tagli a Province e Comuni. Lo ha detto chiaro il sindaco di Verona Flavio Tosi in un’intervista al Corriere della Sera incorrendo nelle ire del ministro Calderoli. E ancora prima dell’approvazione, lo ha detto ancora più chiaro il presidente leghista della Provincia di Sondrio (città natale di Tremonti, ndr) Massimo Sertori che è arrivato a lanciare l’idea di un referendum per unirsi alla Svizzera in caso di abolizione del suo ente (Leggi). E allora il Capo – pur scomunicando indirettamente Tosi attraverso Calderoli – interviene e spiega: “Le Province soppresse sono solo quelle piccolissime e per lo più del centro e del nord”, ha detto. Anche perché “se vai a tagliare la Provincia di Bergamo, quei bergamaschi prendono i fucili“. E poi, “non serve a niente tagliare le Province perché chi lavora in Provincia, se le tagli, non va a casa, va a lavorare in Regione”.

Il discorso si fa poi più istituzionale anche se non è mancata la stoccata contro un’Italia “da succhiare” (sopportare, ndr) : “Se la Banca centrale europea non avesse deciso di comprare i titoli di Stato italiani, avremmo rischiato il fallimento”, ha sostenuto. “Che il Paese non vada molto bene lo sanno tutti”, ha aggiunto, “avete voluto l’Italia, adesso succhiatevela”.

Sulle pensioni “c’è stata una battaglia lunga tra me e Berlusconi – ha spiegato ancora Bossi – E’ venuta fuori la storia delle pensioni delle donne e io gli ho detto ‘Silvio le donne sono più importanti degli uomini, perché son quelle che tiran su i figli”, ha raccontato. “Alla fine, gli ho proposto di fare un patto: gli ho detto facciamo il ’16’ – con riferimento al 2016 per l’anticipo dell’età pensionabile delle donne del settore privato – Facciamo il ’16’ che porta fortuna, dammi la mano e prometti che non tocchi più le pensioni”.

Il tasto pensioni è un tasto dolente. Lo stesso che nel 1994 portò alla spaccatura tra la Lega e il primo governo Berlusconi. E Bossi, nel comizio trentino lo racconta: “Questa volta le pensioni si son salvate, la memoria ce l’ha anche lui”, ha detto riferendosi al presidente del Consiglio. E dopo aver ripetuto alla folla di leghisti l’incipit del suo discorso alla Camera, quello che provocò la crisi di governo, il leader della Lega Nord ha poi aggiunto che oggi “non c’è alternativa a tenere in piedi il governo”. La Lega lo ha dovuto fare, ha spiegato, per “salvare i risparmi della gente”. “Facile fa Casini, come fa la sinistra…”.

Circa la telefonata di Bankitalia, Bossi ha quindi reso noto di aver detto a Brunetta “se le tagliamo ti faccio un manifesto a Venezia” aggiungendo poi “vedrai quanti voti in più riceverai…”.

Infine, il Senatur ha anticipato “tre progetti per il rilancio dal basso dell’economia”. Una trovata di Tremonti che, “ha anche trovato un’idea sul Tfr per il raddoppio dello stipendio dei lavoratori. Un’idea per far rinascere l’economia dal basso perché quando i lavoratori hanno più soldi una parte certamente li mettono in banca ma una parte li spendono rimettendo così in moto l’economia”, ha spiegato Bossi. “Il tfr Mussolini lo inventò dopo la crisi del ’29 – ha aggiunto Bossi – quando molte fabbriche chiudevano e Mussolini, per evitare gli scontri in piazza, fece in modo di far avere il tfr ai lavoratori che perdevano il posto di lavoro. Poi logicamente – ha aggiunto – gli imprenditori il tfr lo usavano per le loro fabbriche. Ora Tremonti ha trovato la via per sostituirlo e dare ai lavoratori un doppio stipendio mensile”.