L'ex senatore del Pci Ludovico Corrao

Era arrabbiato l’ex senatore Ludovico Corrao, durante la sua ultima intervista. Era arrabbiato soprattutto per la politica del governo sull’immigrazione. Ma prima di cominciare a parlare ha trovato lo stesso il modo di scherzare. Sulla sua età: a 84 anni si vantava di essere più in forma di un cinquantenne. Con lui c’erano la figlia Antonella, la nipotina e l’assessore siciliano al Turismo Daniele Tranchida.

L’incontro per l’intervista è avvenuto una settimana fa a Gibellina (Trapani), la sua città, il paese rinato dalle macerie del terremoto del ’68 sulla scia di quella riscossa sociale e culturale della quale Corrao è stato sino all’ultimo giorno indiscutibile faro per tanti siciliani. L’ex senatore Pci era in platea per assistere a uno spettacolo del cartellone del “Circuito del Mito”. Sul palcoscenico le “Supplici” di Gabriele Vacis, i testi della tragedia di Eschilo mischiati alle parole attuali degli sventurati che affrontano il Mediterraneo per arrivare sulle nostre coste. Sono passati secoli, ma ieri agli stranieri veniva data accoglienza, oggi si parla di respingimenti e di trattenimenti in strutture lager. Secondo Corrao il nostro vivere quotidiano è diventato “stonato” rispetto alla nostra storia. L’ex senatore ha parlato della Sicilia, delle mille culture che si sono per secoli qui intrecciati. E ha parlato di un “nuovo nazismo” promosso dal governo di Roma.

A duemila anni di distanza il monito di Pericle agli ateniesi resta inascoltato. Gli stranieri in quella terra erano degli ospiti, da noi sono quasi dei nemici. “Gli stranieri erano sacri – dice Corrao – quello che mi addolora oltre la tragedia umana è questa politica del governo legato agli schemi di un rinascente nazismo. Avere trasformato il mare Mediterraneo in un mare di sangue, in un sepolcro dove soltanto la luna versa qualche lacrima, con migliaia e migliaia di persone scomparse”.

Il nome di Corrao è legato in Sicilia anche all’epoca del “milazzismo”, il governo del Dc Silvio Milazzo che perseguiva l’autonomia regionale coinvolgendo tutti i fronti politici. Corrao fu assessore in quel governo, per lui l’autonomia era cosa altrettanto sacra. “La Sicilia – ha spiegato Corrao – dovrebbe rivendicare il suo diritto alle coste e non consentire, come oltretutto gli permetterebbe il suo Statuto, che il governo nazionale si interessi della vigilanza nel modo in cui se ne interessa. Questa è una delle battaglie vere dell’autonomia siciliana, per governare il territorio. Ciò che sta accadendo è la negazione della nostra civiltà, della nostra identità: noi siamo quello che siamo per l’accoglienza che abbiamo dato agli stranieri. Noi siamo una civiltà così plurale perché siamo stati aperti. E non si trattava di accogliere mille, duemila persone. Si pensi agli albanesi, ai greci ai profughi di Troia, che fondarono qui le città di Segesta e di Erice. Come possiamo dimenticare tutto questo, il sogno di una Sicilia terra di accoglienza, terra promessa per tutti. Non possiamo cancellare tutto con un comportamento che è peggio del nazismo. I nazisti costruivano le baracche, i forni. Questi oggi invece buttano a mare gli immigrati, per farli scomparire”.

Ieri, a uccidere Corrao, è stato proprio un giovane straniero. Uno di quelli che nel tempo avevano trovato nel senatore Corrao e nella fondazione delle Orestiadi, un punto di riferimento. Saiful Islam, 21 anni, lo ha ucciso in preda a un raptus che non nasce dal colore della pelle o dalla nazionalità. Le mani di Saiful fino a 24 ore prima erano state di conforto per Corrao, che malato aveva trovato in quel giovane un valido aiuto. Di colpo quelle mani sono diventate assassine.

di Rino Giacalone