Una protesta per scongiurare il rischio di una discarica e chiedere la raccolta differenziata porta a porta. Non siamo in provincia di Napoli, ma a Roma. Sabato, centinaia di abitanti, e tra questi molti contadini con trattori e allevatori con mucche al seguito, hanno sfilato sulla via Aurelia per dire no all’ipotesi di una discarica e di un nuovo inceneritore a Fiumicino, alle porte della Capitale.

I cittadini protestano contro la scelta, annunciata dalla governatrice del Lazio Renata Polverini, di aprire un sito di discarica in quel territorio e un inceneritore, nel caso il Consiglio di Stato dovesse bocciare quello previsto ad Albano. Roma, al momento, non fa i conti con l’emergenza perché continua a smaltire i suoi rifiuti a Malagrotta, la mega discarica destinata però alla chiusura. In questi giorni, Polverini ha provveduto con ordinanza ad una nuova proroga dell’invaso (la prima fu firmata nel luglio 2008).

Già ad ottobre 2010, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e Renata Polverini promettevano una soluzione entro l’anno, ora l’area per il nuovo sito è stata individuata. La governatrice ha chiarito che la nuova discarica non avrà le dimensioni di Malagrotta e darà la possibilità di creare posti di lavoro. Per farlo ci vogliono tempi rapidi, e Polverini non ha escluso un nuovo periodo di commissariamento per accelerare le pratiche ed evitare intoppi e ricorsi.

Un ritorno al passato visto che la regione, nella gestione dei rifiuti, ha conosciuto un primo commissariamento nel 2000, giunta Storace, terminato nel giugno 2008, giunta Marrazzo. All’ipotesi nuova discarica, la rete Fiumicino-rifiuti zero ribadisce il suo no, sostenuta anche da Maria Sole Agnelli, zia dell’attuale presidente della Fiat Elkann, che in quell’area ha un’azienda agricola. I cittadini richiamano gli obblighi di legge: “A che servono un nuovo inceneritore e una discarica – si chiedono – se entro il 2012 di deve raggiungere il 65% di differenziata?”.

Anche Riano, comune in provincia di Roma, è sul piede di guerra, possibile l’individuazione di una mini discarica anche in quell’area. E la situazione rifiuti resta difficile nel Lazio. In settimana si è rischiato il blocco degli impianti e il clamoroso stop delle attività da parte delle aziende private impegnate nel settore. Tra queste anche il Colari dell’avvocato Manlio Cerroni che controlla la discarica di Malagrotta. L’ultimatum di Federlazio, che raccoglie i principali operatori privati del settore, ha prodotto un parziale pagamento degli arretrati. “ Il nostro ultimatum scadeva ad inizio giugno – spiega Bruno Landi, presidente di Federlazio ambiente – lo abbiamo rimandato per evitare speculazioni politiche”. Un blocco già vissuto a Pomezia, che due settimane fa è stata sommersa dai rifiuti per alcuni giorni.

L’indebitamento dei comuni è consistente, intorno ai 250 milioni di euro (da Nettuno a Pomezia, da Latina ad Ardea), oltre 100 milioni sono rappresentati dagli arretrati di Ama (150 considerando le anticipazioni bancarie), la municipalizzata capitolina, nei confronti del Colari. Un vertice in regione ha evitato il peggio e la chiusura degli impianti. Per il dopo Malagrotta, da tempo si è fatto avanti lo stesso Cerroni proponendo la soluzione Monti dell’Ortaccio dove si trova una cava di sua proprietà.

La partita in campo non riguarda solo l’indebitamento, ma anche i costi del conferimento di rifiuti in discarica. Il costo per conferire a Malagrotta, ad esempio, è di 72 euro a tonnellata a carico del comune di Roma, in aumento negli ultimi anni, ma secondo il Colari e gli altri operatori il costo deve essere rivisto al rialzo. Più si differenzia e meno si porta in discarica, ma a Roma la raccolta differenziata non supera il 20% (65% l’obiettivo di legge entro il 2012). Intanto su Malagrotta, la commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora per la gestione del sito, a causa della mancata lavorazione dei rifiuti prima di finire in discarica. Decisione contestata dal Colari: ‘Siamo sorpresi, tutto in regola’. E contro la nuova ordinanza, firmata da Renata Polverini, che proroga Malagrotta per altri sei mesi, i comitati hanno annunciato un ricorso al Tar. Una situazione al limite del collasso.

“La verità – denuncia Michele Baldi, ex consigliere comunale di Forza Italia all’assemblea capitolina, oggi leader di Movimento per Roma- è che le istituzioni non riescono a decidere e dipendono dal privato. La gestione di Ama, prima sotto Veltroni e poi sotto Alemanno, ha prodotto solo debiti. Se continuano così l’azienda dovrà essere ‘svenduta’ ai privati: il vero obiettivo di questi anni di cattiva amministrazione. L’ama dovrebbe avviare un programma di differenziata serio e gestire gli impianti in proprio, senza più dipendere dal monopolista unico né nella scelta dei luoghi, né nella scelta delle strategie”.