Il mondo FQ

L’arrivo in megayatcht dell’ambasciatore Usa a Pescara e una certa idea dello Stato: ho una domanda

L'ambasciatore Tilman Fertitta sta attraversando le coste italiane per celebrare i 250 anni dell'indipendenza americana
L’arrivo in megayatcht dell’ambasciatore Usa a Pescara e una certa idea dello Stato: ho una domanda
Icona dei commenti Commenti

L’arrivo a Pescara del Boardwalk, il mega-yacht dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman Fertitta, ha inevitabilmente attirato l’attenzione. Fa parte del tour “Freedom 250”, con il quale l’ambasciatore sta attraversando le coste italiane per celebrare i 250 anni dell’indipendenza americana, incontrare amministratori, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni e promuovere rapporti economici e culturali tra i due Paesi.

È un’iniziativa del tutto legittima. Se da questi incontri nasceranno investimenti, nuove collaborazioni, ricerca, lavoro e opportunità per i territori visitati, non potrà che esserne riconosciuto il valore. Eppure, osservando le immagini della serata di Pescara, mi è tornata alla mente una domanda che da molti anni accompagna il mio modo di intendere le istituzioni: come si rappresenta oggi lo Stato? Non mi riferisco agli abiti indossati durante il galà, che appartengono alla libertà e al gusto personale di ciascuno. Né allo yacht, che è semplicemente lo strumento scelto dall’ambasciatore per svolgere la propria missione diplomatica. Mi riferisco al messaggio complessivo che quelle immagini trasmettono.

Le istituzioni comunicano anche quando non pronunciano una parola. Lo fanno attraverso i luoghi che scelgono, le occasioni alle quali partecipano e il modo in cui decidono di rappresentarsi. Ogni immagine contribuisce a costruire, negli occhi dei cittadini, un’idea dello Stato. Per questo credo che la presenza delle istituzioni debba concentrarsi soprattutto dove è lo Stato ad essere protagonista: nel ricordo delle vittime del dovere, di chi ha sacrificato la propria vita per il Paese, nelle ricorrenze civili e in tutte quelle occasioni nelle quali la presenza delle Autorità rappresenta un segno di vicinanza, memoria, riconoscenza e unità.

Guardo invece con prudenza alle iniziative nelle quali il confine tra rappresentanza istituzionale e pubbliche relazioni rischia di diventare meno distinguibile. Non per distacco, né per austerità, ma perché anche la sobrietà è una forma di comunicazione istituzionale.

È una cultura che appartiene ad esempio ai magistrati. Essi tendono a limitare volontariamente la propria presenza agli appuntamenti strettamente istituzionali proprio per preservare l’immagine di autonomia della funzione che esercitano. Non è scritto in alcuna legge. È semplicemente una cultura della misura. Le istituzioni si misurano anche dalle rinunce che sanno imporsi.

Naturalmente il mondo cambia. Cambiano la diplomazia e i linguaggi della comunicazione. La tradizione americana ha sempre attribuito grande importanza alla capacità di creare relazioni attraverso eventi simbolici e fortemente comunicativi. È una scelta rispettabile. La domanda, però, resta tutta italiana. Quale immagine delle istituzioni vogliamo trasmettere ai cittadini? Perché una cosa è la rappresentanza. Un’altra è il rischio che la rappresentazione finisca, anche inconsapevolmente, per prevalere sulla sostanza.

C’è poi un interrogativo che considero ancora più importante.
Se il tour di Fertitta nasce per favorire investimenti, rapporti economici e nuove opportunità, quali risultati concreti produrrà? Quali imprese inizieranno a collaborare? Quali università svilupperanno nuovi progetti? Quali territori potranno dire, tra qualche mese, che da quella visita è nato qualcosa di utile?
È da queste risposte che si misura il successo di una missione diplomatica. Non dalla suggestione della cornice. Ma dalla consistenza dei risultati. Perché la sobrietà non è il contrario dell’efficacia. Spesso ne rappresenta la condizione.

Il mio auspicio è che, tra qualche anno, nessuno ricordi il Boardwalk, il ricevimento o le fotografie di quella serata, piena di abiti mondani e nessuna riunione tecnica, perché saranno stati superati da qualcosa di molto più importante: investimenti, lavoro, ricerca, crescita e rapporti consolidati tra due Paesi amici. Se sarà così, quella missione avrà pienamente raggiunto il proprio obiettivo. Se invece dovesse restare soltanto il ricordo di una serata elegante, allora varrà la pena domandarsi se la comunicazione abbia finito per prevalere sul contenuto.

Le istituzioni non hanno bisogno di apparire importanti. Hanno bisogno di esserlo. Perché il prestigio dello Stato non cresce con l’esclusività dei luoghi che frequenta, né con la ricercatezza della scenografia che lo circonda. Cresce quando riesce ad accrescere la fiducia dei cittadini.

Perché il prestigio dello Stato non nasce da ciò che mostra. Nasce, molto più semplicemente, da ciò che ogni giorno dimostra.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione