Vorrei commentare la vittoria di Luigi de Magistris a Napoli sotto profili diversi da quello più propriamente “politico”. Quella vittoria, infatti, secondo me è una fatto estremamente importante sotto tanti profili, ma quelli che io considero più importanti non riguardano la “politica” in senso stretto, ma la politica come dovere civico, come valore morale, come senso dell’esistenza.

Luigi ha vinto in un contesto caratterizzato dalle seguenti circostanze:
1. Luigi non ha una lunga esperienza come politico attivo;
2. Luigi non aveva capitali economici per la sua campagna elettorale;
3. Luigi aveva contro tutti i partiti tranne un paio, di minoranza;
4. la maggior parte degli osservatori scommetteva che avrebbe perso (un sito di scommesse dava la sua sconfitta 3 a 1).

Poste queste condizioni, la vittoria di Luigi dimostra che in questo tempo chi ha delle idee e il coraggio di mettersi in gioco, può vincere. Azzarderei, vince.

Il dramma di questo tempo è che è l’epoca della volontà bruta, della notte della ragione, del titanismo presuntuoso e velleitario, quando non (più spesso) falso e imbroglione. Ed è l’epoca del cinismo e della tirchieria. La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma vuole che gliele cambino gli altri. La maggioranza degli italiani vuole che le cose cambino, ma nel frattempo vuole mantenere tutti i vantaggi dello status quo.
La maggioranza degli italiani sogna un messia che gli cambi il mondo mentre loro continuano a fare le porcherie e la vita meschina di sempre. E’ questo che ci trascina in basso.

Non ci può essere sviluppo, civiltà, società senza impegno. Vero. Faticoso. Di ognuno. In prima persona. La storia di Luigi de Magistris ci toglie gli alibi. La sua vittoria dimostra che si può. E’ la prova oggettiva, documentale, incontrovertibile che si può. E, come è già stato detto, se si può si deve. E questa questione è essenziale anche per il futuro più prossimo. La gente ha dimostrato di avere qualità votando per Luigi. Ma purtroppo questo non servirà a nulla se quella stessa gente non si impegnerà per fare ciò che serve.

E’ indispensabile che gli italiani smettano di credere che basti votare per un messia che ci salvi. Neppure Luigi potrà salvare Napoli, se i napoletani da domani non si impegneranno a essere diversi. Una società non è (solo) ciò che votano i suoi cittadini, ma ciò che fanno. Ognuno di loro. Ogni giorno. In ogni cosa. Luigi de Magistris ci ha dato e – con il suo entusiasmo e la sua abnegazione nel portare avanti un sogno ad ogni costo – ancora ci dà una lezione molto grande.

La parte più importante di questa lezione, secondo il mio modesto parere, non è quella politica (nonostante l’avventura di Luigi sia una enorme, strepitosa lezione di politica a una classe dirigente di partitocrati che sono stati letteralmente umiliati da un ragazzo arrivato alla politica l’altroieri), ma quella morale. Fare tesoro di questa lezione è un imperativo etico e l’unica possibilità che abbiamo di salvarci. Questo Paese non ha (solo) un pessimo governo, ha anche pessimi cittadini. Pessimi sotto il profilo della mancanza di impegno personale, della viltà, dell’opportunismo, della disponibilità al compromesso morale, della disponibilità alla illegalità (ampiamente praticata in ogni dove). Questo deve (cominciare a) finire. Dobbiamo fare tesoro della lezione di Luigi, perché tutto non si riduca a una bella festa in piazza.

Lunedì sera non “abbiamo vinto” un bel nulla. Lunedì sera la generosità e il coraggio morale di Luigi de Magistris hanno creato una possibilità per tutti noi. Luigi ha vinto, noi ancora no. Questa “possibilità” offertaci da Luigi diventerà “realtà” solo se da oggi ognuno di noi si sentirà in dovere di impegnarsi. Sul serio. Ogni giorno. In tutto. Senza calcoli. Senza paracadute. Senza alibi. Non abbiamo fatto tesoro della lezione di tanti magistrati morti. Oggi abbiamo davanti la lezione di un (ex) magistrato vivo. La palla è a noi.

Ps: Luigi è un ex magistrato, perché, diversamente dal resto del Paese, nella magistratura il rinnovamento non è neppure all’orizzonte e la corporazione vive nel buio della peggiore prima repubblica. Ed è un ex magistrato vivo perché oggi i magistrati non è più necessario ucciderli: ci pensa la corporazione a neutralizzarli.