“Dieci, cento, mille grazie”. Non la smette più di ringraziare,  Giuliano Pisapia. Nel pomeriggio al teatro Elfo Puccini, poi dal palco allestito in tutta fretta a piazza del Duomo. E’ un continuo grazie. Ed è forse proprio questo che ha conquistato i milanesi, la capacità di Pisapia di mostrare il proprio volto emozionale. E oggi lo hanno scelto e eletto sindaco di Milano. Con il 55,1 per cento dei voti stacca la candidata del centrodestra Letizia Moratti di 10 punti. E’ la prima volta che un candidato del centrosinistra vince a Milano da quando, nel 1993, è stata istituita l’elezione diretta del sindaco. “Abbiamo già liberato Milano”, ha esordito il neo sindaco una volta salito sul palco del teatro Elfo Puccini dove lo attendevano i suoi sostenitori. “Sarò il sindaco di tutta Milano”, ha promesso dal quartier generale prima di dirigersi verso piazza Duomo insieme al leader che più ha creduto in lui, Nichi Vendola. L’avvocato ha ammesso di essere “commosso ed emozionato” ha sottolineato come siano stati “sconfitti i toni duri e le menzogne con il sorriso e l’irona”. A una platea estusiasta Pisapia ha assicurato: “cambieremo la città come la volete voi”; per poi passare in rassegna i ringraziamenti “ai tanti che si sono spesi per liberare Milano come abbiamo fatto. E’ rinato un entusiamo – ha aggiunto – che Milano non vedeva da troppo tempo. E’ un regalo che abbiamo fatto alla città”. In ultimo, un pensiero a Napoli: “Mio papà era di Napoli, mia mamma milanese, anche questo è un segnale forte”.

Del resto “Milano libera” è lo slogan. E viene scandito anche in piazza Duomo. E lo canta anche Pisapia.  Ma le notizie che arrivano da Riccardo De Corato, che denuncia la presenza di decine di ragazzi dei centri sociali sotto casa sua, rovina la festa e costringe Pisapia a invitare i presenti alla calma. “Vi prego, noi vogliamo fare una bella politica. Impedite a chiunque di rovinare la nostra festa”.

E poi torna sulla vittoria. “Abbiamo sconfitto un esercito potente con pochi soldi e tanta passione, abbiamo trasformato una speranza in realtà”, dice dal palco visibilmente emozionato. “Abbiamo vinto l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, li abbiamo seppelliti, vinti con il sorriso, con l’ironia, con la democrazia del voto e del consenso”. Il primo discorso da sindaco. “Grazie, perché è la parola che più mi viene alla mente – ha spiegato – è la parola che voglio 10, 100, 1000 volte. E’ un grazie di chi gli vuole bene e che sa che voi gli volete bene”. Un applauso continuo, cori, perfino i fuochi d’artificio: Pisapia fa fatica a parlare. Ma ad una piazza Duomo colma fino all’orlo torna a promettere quello che ha sempre ribadito: “Abbiamo vinto e cambieremo Milano. Anche se – ha aggiunto – credo che Milano sia già cambiata perche’ non aveva più emozioni. Piazze, giovani, entusiasmo come questi non li si vedevano da tanto tempo”.

Il nuovo sindaco di Milano ha promesso che continuerà a girare la città, a parlare con la gente, ad ascoltare chiunque abbia qualcosa da dire; ma agli stessi cittadini rivolge una preghiera: “Non lasciatemi solo perche’ abbiamo scoperto che insieme siamo fortissimi. Sindaco e’ chi amministra la città con giustizia, è quello che voglio fare ma posso farlo soltanto se sarete accanto a me. Abbiamo realizzato quello che altri pensavano fosse una chimera. Abbiamo deciso di partire per questa marcia del sale. Siamo diventati sempre di più quando ci avevano dato dei visionari. Ora in Europa parlano tutti di noi e oggi sentiamo dentro di noi qualcosa di nuovo”. Per il futuro, Pisapia ha detto che ora sarà necessario “essere all’altezza delle aspettative. Ognuno di noi sara’ importante, il giardino sotto casa di molti e non di pochi”. Infine, il neo sindaco di Milano ha tracciato la rotta: “Giustizia, inclusione, generosita’, lavoro guideranno la nostra azione. La nostra forza sara’ la capacita’ di non perdere di vista i beni comuni. Saremo inflessibili sui principi, sarò il nostro sindaco”.

Sempre da piazza Duomo parla il leader di Sel, Nichi Vendola che parla di “terremoto politico”, di “fine di un ciclo durato un quindicennio”, di “rivolta civica”. Proprio nel capoluogo lombardo Vendola ha detto di aspettarsi adesso “le elezioni anticipate e la fine di un incubo”. “Un’Italia migliore – ha spiegato Vendola – si è riappropriata della propria storia civica. Questa classe dirigente è sgradevole all’udito, alla vista, è sgradevole il loro linguaggio e la loro volgarità. Finisce una sorta di pronografia al potere”. Ma le amministrative, per Vendola, non sono state soltanto un messaggio per il centro destra, ma anche per lo stesso centro sinistra che, ha fatto notare, “quando si presenta con una logica oligarchica allontana la gente e quando invece presenta un’alternativa credibile, la gente ci crede”.

La campagna elettorale in questi quindici giorni è stata particolarmente infuocata tanto a Milano quanto a Napoli, con scambi di battute al vetriolo. Letizia Moratti le ha provate tutte per cercare di recuperare i sette punti che al primo turno la distanziavano dall’avvocato milanese. Dalla sanatoria delle multe, ai parcheggi gratuiti fino all’accesso gratis al centro per i residenti. E ancora il blocco delle licenze dei taxi fino al 2015, anno dell’Expo (leggi l’articolo). Proposte che smentiscono cinque anni d’amministrazione (per esempio, lo smantellamento dell’Ecopass) e che per questo sono state percepite dagli elettori come poco praticabili. Nemmeno la propaganda messa in atto sin da subito sul piano mediatico è riuscita a spaventare gli elettori: il 67,38 per cento dei cittadini (al primo turno andarono al voto il 67.59 per cento dei milanesi) si è recato alle urne e la maggioranza ha scelto Giuliano Pisapia, il candidato accusato di voler costruire la “Mecca dei gay”, la “Stalingrado” d’Italia” e “Zingaropoli”. E neanche i finti architetti sparpagliati in città per prendere le misure della “moschea più grande d’Europa” hanno convinto gli elettori a votare per la Moratti.

E il risultato di Milano (ma anche di Napoli) rischia di squassare completamente gli equilibri politici non solo del capoluogo lombardo, ma anche a livello nazionale.  Il primo a commentare la disfatta di Letizia Moratti è  il capolista della Lega Nord Matteo Salvini: “C’è qualcuno che in questi anni di amministrazione ha perso 75mila voti, mentre la Lega ne ha guadagnati”. Parlando nella sede federale del partito, in via Bellerio, l’ex capogruppo del Carroccio in consiglio comunale ha comunque premesso che “quando si perde, è colpa di tutti”. Ma, ha precisato subito dopo, Letizia “Moratti vinse nel 2006 con 245mila voti del Pdl e 22mila della Lega”. “Oggi la Moratti perde – è il calcolo di Salvini – con 170 mila voti del Pdl e 57 mila della Lega”. “Una sconfitta è una sconfitta – ha commentato – non facciamo i processi del lunedì”. Radio Padania punta sull’ironia mandando in onda durante il telefono aperto ‘Bandiera rossa’, l’inno dell’Unione Sovietica e l’Internazionale: “La radio si adegua al nuovo sentimento della gente”, hanno spiegato i conduttori.