Dal carcere per camorra al Consiglio comunale il passo è breve. Accade a Quarto, provincia di Napoli. Protagonista dell’incredibile vicenda Armando Chiaro, fino a pochi giorni fa coordinatore cittadino del Pdl. Chiaro è stato eletto con quasi 400 preferenze. Eppure è in galera da circa due settimane con l’accusa pesantissima di essere il referente ‘politico’ degli interessi del clan Polverino e di aver fatto da prestanome dei boss. Il suo arresto è stato uno dei casi più clamorosi di infiltrazioni camorristiche nelle liste azzurre del napoletano.

Il 3 maggio i pm della Dda di Napoli Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Maria Cristina Ribera hanno ottenuto dal gip l’arresto di 40 presunti esponenti e fiancheggiatori del clan Polverino, tra i quali due candidati del centrodestra al Consiglio comunale, uno del Pdl e uno di ‘Noi Sud’. In manette per associazione camorristica è finito anche Chiaro, capogruppo uscente degli azzurri e capolista dei berlusconiani. Dalle carte dell’inchiesta si è scoperto che gli uomini della cosca lo chiamavano ‘l’onorevole’ oppure ‘l’assessore Mesillo’. E appena due giorni prima del voto la Procura ha depositato al Riesame 22 intercettazioni tra Chiaro e il presidente della Provincia di Napoli, nonché coordinatore provinciale Pdl, Luigi Cesaro (che non è indagato). I due discutevano dell’ingresso di ‘Noi Sud’ nella coalizione di Quarto, che il coordinatore regionale Pdl Nicola Cosentino (anch’egli non indagato) avrebbe alla fine imposto agli azzurri locali.

Chiaro era in carcere, ma la circostanza non ha scoraggiato i suoi fan. Quarto è stata tappezzata da manifesti elettorali con la scritta ‘Forza Armando’. Il candidato sindaco del centrodestra, Massimo Carandente Giarrusso, eletto con oltre il 60%, ne aveva preso le distanze, invitando i suoi sostenitori a rimuovere i manifesti e a non votare il candidato inquisito. Forse è questa la ragione del ‘voto disgiunto’ che lo ha in qualche modo punito. Le liste della coalizione, infatti, hanno raccolto circa il 5% in più del neo sindaco.

Lancia l’allarme la senatrice del Pd Teresa Armato, componente della commissione Antimafia: “Non solo il governo non si è adoperato per evitare che la campagna elettorale nella provincia di Napoli si svolgesse in un clima di collusioni, ma con grande preoccupazione apprendiamo che Armando Chiaro è stato eletto a Quarto ottenendo un largo consenso – ha detto Armato, che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione urgente sul caso al ministro degli Interni Roberto Maroni -. Si tratta di uno scenario dai connotati davvero inquietanti di fronte al quale il governo e il Pdl continuano a tacere. Oggi ho presentato in Parlamento un’altra interrogazione per chiedere al governo di verificare che le elezioni del 15 e 16 maggio 2011 si siano svolte senza condizionamenti da parte della criminalità organizzata, soprattutto a seguito delle ultime intercettazioni denunciate dagli inquirenti locali tra l’eletto Armando Chiaro e il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, aventi ad oggetto la strategia politica per il rinnovo del consiglio comunale di Quarto”. La senatrice Armato è anche intervenuta in commissione Antimafia durante l’esame sulle modalità di attuazione del codice di autoregolamentazione, con riferimento alle elezioni amministrative del maggio 2011, per chiedere un intervento del presidente Beppe Pisanu.

Aggiunge la senatrice Pd Maria Fortuna Incostante: ”E’ certamente grave che questa persona abbia raccolto un consenso tale da poter sedere in Consiglio. Ma è altrettanto inaccettabile il silenzio dei dirigenti di fronte a questa vicenda. Perché i vertici del partito di Chiaro non si dissociano da questo ‘successo’ che contribuisce ad accrescere la zona d’ombra attorno al Pdl in Campania? Il Pd non consentirà che su questa vicenda cali il silenzio e, soprattutto, si batterà affinché non si consegni Napoli a questa destra”.