Doveva essere la giornata del film sul divano dopo un bel piatto di lasagne per cena. Il prescelto era un film di fantascienza del 2005, Serenity, che risulta difficilmente reperibile se non in questi grandi negozi come Fnac o Mediaworld. Ed è proprio da Mediaworld che sono andata ieri, nel grande centro commerciale vicino casa, Porte di Roma.

Doveva essere una “toccata e fuga”, giusto dieci minuti per prendere il film, pagare e tornare a casa, ma il caso ha voluto diversamente e i dieci minuti sono diventati tre ore. Infatti non appena uscita dal negozio con il mio dvd nella borsa, mi trovo di fronte una marea di gente ammassata davanti a un altro negozio a una cinquantina di metri. Saranno state 300 persone. Il mio primo pensiero è stato “ma i saldi non erano finiti?” ma dopo qualche secondo capisco che i vestiti non c’entrano proprio niente. Dal gruppo iniziano a sollevarsi cori da stadio: “Vergogna, vergogna!” e “Fascista, fascista!” e “In galera!”.

Ovviamente mi avvicino e non faccio in tempo a chiedere spiegazioni che mi arriva in mano un volantino.

Leggo e rimango sconvolta. La titolare del negozio in questione, Tezenis, a Porte di Roma (ma ne possiede anche un altro in via Ugo Ojetti, sempre della stessa catena di intimo) ha picchiato senza pietà una giovane commessa, Sara, per ben 50 minuti, nel magazzino dietro il negozio, sotto gli occhi delle colleghe, e alle suppliche della ragazza rispondeva frasi come “non mi fanno pena neanche i cani, mi inchino solo davanti al Duce”. Tutto perché si era rifiutata di firmare una lettera di dimissioni richiesta per aver osato chiedere spiegazioni sulle circa 50 ore di straordinari non pagati.

E per aggiungere offesa a lesioni gravi (questa frase è un modo di dire ma oggi calza talmente a pennello che vengono i brividi), le colleghe in questione hanno fatto capire a Sara che non hanno intenzione di testimoniare la verità nel processo che sarà istituito dopo che, con coraggio, la ragazza ha denunciato la violenza fisica e psicologica alla polizia.

Fortunatamente la storia ha raggiunto il programma “Le Iene” che hanno girato un servizio con interviste e telecamere nascoste, mostrando le minaccie della titolare, Vera Emilio, verso le commesse, e con le dichiarazioni delle ragazze testimoni oculari dell’accaduto.

La verità è praticamente saltata fuori ed ora attende solo di essere confermata in un giusto processo.

Dopo aver visto il servizio, un gruppo di cittadini ha aperto una pagina facebook chiamata “Tutti uniti contro Vera Emilio”, ha lanciato un sit-in al quale hanno aderito via via sempre più persone.

Ma la maggioranza delle persone fuori il negozio sono capitate lì per caso, che si sono fermate prima incuriosite e poi, come me, arrabbiate.

La folla è pacifica ma inferocita e non smette di gridare ed è aumentata notevolmente. Ci sono tre uomini del servizio di vigilanza del centro commerciale a guardia del locale che, dopo un’ora circa, non può far altro che chiudere. All’abbassarsi delle saracinesche parte un lungo applauso e qualche grido come “questa è la fine che deve fare il tuo negozio, chiuso per sempre!” e il mai interrotto “Sara! Sara! Sara!”.

Sulla pagina facebook si sono dati appuntamento a sabato prossimo, alle ore 16.00, per far chiudere di nuovo le saracinesche e far perdere ancora una volta gli incassi del sabato pomeriggio ad una persona che, se il processo dovesse confermare quello che la televisione ha già dimostrato, dovremmo smettere di chiamare “persona” per non offendere il genere umano.

Sara ha avuto dai medici 15 giorni di prognosi e a seguito della violenza subita ha iniziato a soffrire di stati di ansia, di depressione e attacchi di panico (tutti documentati da un neurologo) eppure tutto questo non le ha impedito di trovare il coraggio di denunciare i soprusi.

Sara si è trovata sola contro tutti, contro la donna che la picchiava e contro le colleghe che le hanno voltato le spalle nei giorni a seguire e ieri le persone che si sono riunite davanti Tezenis erano là proprio per quello, per mandare un messaggio alla signora (“vieni fuori a picchiarci tutti se hai il coraggio”) e soprattutto a Sara: “non sei sola, siamo con te”.

di Federica Fabbretti