Maurizio Paniz e Angelino Alfano

Alla Camera il processo breve, al Senato il processo lunghissimo. In aula a Montecitorio i lavori sono proseguiti fino a mezzanotte nel tentativo di “sfrondare” gli oltre duecento emendamenti presentati alla legge che accorcia i termini della prescrizione (e cancella il procedimento Mills che vede imputato il premier). Intanto a Palazzo Madama, la commissione Giustizia ha approvato un emendamento presentato dal Pdl che allunga senza limiti il processo consentendo alla difesa di presentare infiniti elenchi di testimoni. Dando così la possibilità alla difesa di portare il procedimento fino all’inevitabile prescrizione. Ma non è tutto. L’emendamento prevede che una sentenza passata in giudicato non potrà più considerarsi prova definitiva per il processo. Quindi in quello Mills la condanna a carico dell’avvocato corrotto non può essere usata come prova a carico del premier imputato. La strada al Senato sembra in discesa. Ma gli occhi sono puntati su Montecitorio dove oggi ci sarà la terza giornata consecutiva di battaglia per arrivare ad approvare il processo breve con il combinato disposto della prescrizione breve per gli incensurati.

I lavori sono cominciati stamani alle 9, con la relazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sull’immigrazione e la tragedia al largo di Lampedusa di ieri. Poi riprenderà l’esame degli emendamenti e il voto. I tempi sono contingentati, è probabile che il voto definitivo possa slittare a martedì prossimo ma si saprà solo oggi pomeriggio alle 15. Silvio Berlusconi ha infatti convocato un Consiglio dei ministri di poco più di un’ora: dalle 13.30 alle 15, così da permettere ai ministri di essere presenti in aula a dare battaglia su ogni singolo emendamento. Anche perché, come mostrato chiaramente martedì sul conflitto di attribuzione, tutti i componenti dell’esecutivo sono indispensabili al momento del voto: i 330 deputati di cui parla il Cavaliere sono ancora un traguardo lontano.

E l’opposizione conferma di voler proseguire l’ostruzionismo attuato negli ultimi giorni. L’azione congiunta della maggioranza nei due rami del Parlamento (processo breve alla Camera e lungo al Senato) è “chiaramente ad personam e va contrastata politicamente con ogni mezzo”, annuncia Roberto Rao, capogruppo Udc in commissione giustizia. “La pessima novità di giornata è rappresentata dall’emendamento Mugnai che è stato inserito all’ultimo momento al Senato nel provvedimento fortemente voluto dalla Lega e dalla collega Lussana sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. Chiedo alla Lega se è complice o vittima di questa strategia, fortemente criticata anche dal Csm, che per cercare di risolvere i problemi di Berlusconi finirà per negare la possibilità di ottenere giustizia a decine di migliaia di cittadini a causa della prescrizione”. Anche Idv e Pd hanno garantito ostruzionismo: “Useremo ogni virgola del regolamento per fermare le leggi ad personam”.

Visti da Palazzo Grazioli, i lavori dell’aula si annunciano complessi. E se ieri Berlusconi non si è presentato a Montecitorio, oggi potrebbe vedersi costretto a mostrarsi ai suoi. Ma dopo le tre. Dopo il consiglio dei ministri, che durerà il tempo di una decisione: porre la fiducia o no sul passaggio in aula del processo breve. Anche a costo di sfidare Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato è più volte intervenuto nelle ultime settimane, ma il premier non sembra preoccuparsene. O, almeno, non quanto dei tribunali italiani. Ma quando ieri il Presidente della Repubblica da L’Aquila dichiara che per fermare il processo breve “faccio quello che posso” e il Csm bolla il testo della norma come “amnistia sostanziale”, il Cavaliere è costretto a chiamare a raccolta i suoi, Ghedini e Alfano in testa, per chiedere di blindare la legge a prova di Quirinale. Perché poi Napolitano la legge deve firmarla. E potrebbe tenerla ferma un mese. Così i tempi si allungherebbero e il processo Mills ha udienze fissate fino a luglio e c’è il rischio che possa arrivare a sentenza.